Sanità “cubana”, un caso internazionale

In una pec inviata alla segreteria nazionale Fismu la Odv “Democrazia e libertà”, a proposito della convenzione calabrese, denuncia: è la nuova schiavitù moderna, il regime sfrutta e paga pochissimo medici per lo più incapaci e non adatti alle tecnologie occidentali. Intanto il dipartimento, a firma di Fantozzi, istituisce pure una commissione per la valutazione dei curricula...

Un caso internazionale ormai. Con tanto di risoluzione sottoposta al Parlamento europeo contro lo sfruttamento della professione medica a Cuba, considerata ormai la schiavitù moderna.

Con una Pec irrobustita di documenti la Odv “Democrazia e libertà” invia alla segreteria nazionale della Fismu una denuncia dai contorni drammatici, un accorato appello. Della serie, e ovviamente a proposito della convenzione con la Regione Calabria, fermi chi può questo ennesimo sfruttamento della professione, con medici sottopagati e per lo più inadatti a svolgere la professione con le tecnologie occidentali.

«Richiamiamo la vostra attenzione – si legge nella Pec – sull’accordo di collaborazione medica che si sta portando avanti tra il governo della Regione Calabria e il regime comunista di Cuba per l’appalto pubblico di 500 medici cubani che verrebbero a prestare servizio in quella regione d’Italia.

È ormai noto che la dittatura comunista a Cuba invia medici in missioni mediche all’estero con accordi di lavoro e di retribuzione che vanno a beneficio solo del regime e non dei medici.

Il personale medico di queste missioni non ha un’adeguata preparazione medica e conoscenze all’avanguardia nella gestione della moderna tecnologia medica.

I capi di queste missioni sono operatori della polizia politica del regime e tengono sotto controllo assoluto il personale medico a cui è impedito di recarsi in queste missioni comuniste con le proprie famiglie, i loro passaporti sono ritirati e sono costretti a inviare parte o tutto i loro salari su conti bancari del regime comunista.

Denunciamo che queste missioni e l’accordo che si svolge in Calabria hanno chiare sfumature di illegalità confinanti o chiaramente stabilite come accordi di “schiavitù moderna”

“Considerando che la relazione annuale 2020 dell’IACHR rileva una serie di accuse per abusi e violazioni dei diritti umani commessi dallo Stato cubano nei confronti del suo personale sanitario in servizio all’estero sotto la parvenza di cosiddette missioni mediche; che la dichiarazione dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (CUB 6/2019) sulle missioni mediche cubane ha evidenziato le condizioni di lavoro precarie e disumane del personale medico e tali accuse sono supportate da Human Rights Watch e da 622 testimonianze” Citazione della Risoluzione del Parlamento Europeo 2021/2745(RSP)

Considerando che la costituzione italiana nel suo art.4 dichiara:

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”

E nel suo art. 35 che “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.”

Considerando che la Carta Europea dei diritti fondamentali nel suo articolo 5 dichiara: “Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù.”

La vostra attenzione su questo argomento è richiesta immediatamente.

In allegato mettiamo a vostra disposizione alcuni documenti che provano quanto prima spiegato. Rimaniamo a vostra disposizione» sigla la denuncia

Sadiel Gonzalez, presidente ODV Democrazia e Libertà.

«Questo sfruttamento di esseri umani – si legge in una testimonianza diretta di un medico – è la principale fonte di reddito del governo cubano all’estero, almeno dal 2005, che gli frutta 8.500 milioni di dollari, e che dal 2018 ha rappresentato tra il 40 e il 50% della sua bilancia dei pagamenti all’estero.

Attualmente i disertori di queste missioni sono più di 40 mila, e nonostante la punizione esemplare, che è politica, possiamo affermare che non c’è maggiore precarietà giuridica è uno stato di indifeso per gli operatori sanitari e tecnici nella legislazione moderna».

Ma a chi andranno allora i milioni di euro che la Calabria verserà alla società interinale parastatale cubana denominata “Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos S.A. (CSMC S.A.)”?

Andranno ai medici o alle derive dello Stato cubano? E come saranno versati questi soldi, attraverso conti correnti esteri cifrati? Sussiste il rischio che si “perda” per strada qualche malloppo pieno di euro?

Intanto la Regione va avanti per la sua strada e il dipartimento della Salute il 29 agosto, a firma di Fantozzi, istituisce pure una commissione chiamata a valutare i curricula dei medici cubani. Quindi non basterà alla società interinale cubana segnalare i profili ma “in loco” una commissione istutita dalla Regione deve ora decidere quali sono i “migliori”. La commissione è composta dal generale Antonio Battistini, Referente Sanitario Regionale per le grandi Emergenze, giusta DPGR n. 79 del 19/07/2022 e coordinatore del “Tavolo di coordinamento Covid-19” (Presidente). Dal Prof. Giulio Di Mizio, Associato di Medicina Legale, Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro (Componente). Dal Prof. Giovanni Arcudi, Medico Legale, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università NSBC di Tirana (Componente). Dai Direttori Sanitari aziendali delle Aziende del Servizio Sanitario della Regione Calabria (Componenti) o loro delegati. Dalla Dott.ssa Filomena Mortati, in servizio presso il Dipartimento Tutela della salute e servizi socio-sanitari della Regione Calabria, (Segretario).

Tutti a lavoro quindi. Per la super valutazione dei medici (sottopagati e sfruttati) cubani che rischiano (secondo la denuncia della Odv) di non essere all’altezza degli ospedali occidentali. Per pagarli poi, contribuendo al grande business dello Stato cubano, probabili transazioni estero su estero. Non resta che brindare alla salute…