Arrestato l’ex sovrintendente ai Beni archeologici di Catanzaro, Cosenza e Crotone

Colto in flagranza dai carabinieri a Capua (Caserta) nel mentre stava per “cedere” a un “compratore” dei reperti assai preziosi

È stato sovrintendente ai Beni archeologici a paesaggistici di Catanzaro, Cosenza e Crotone fino a un paio di anni fa. Non senza polemiche né ombre sullo sfondo. Oggi invece, al vertice dello stesso ufficio di Caserta e Benevento, Mario Pagano (di lui si sta parlando) conosce niente di meno che l’arresto in flagranza.
Si stavano scambiando reperti archeologici all’interno del mercato di numismatica di Capua (Caserta) quando sono stati arrestati, appunto in flagranza dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Napoli e con l’accusa di ricettazione di beni culturali, due tombaroli “d’eccellenza”. A vendere alcuni vasi risalenti al IV secolo a.C, anelli in bronzo, 78 monete in bronzo (alcune delle quali ottocentesche), altre databili tra l’età tardo imperiale e medioevale di probabile provenienza da scavi clandestini e di due libri provento di furto consumato in danno del Monastero Casa Generalizia di Roma, il sovrintendente provinciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (Apab) di Caserta e Benevento, Mario Pagano, 64 anni e il “compratore”, un numismatico, G. A., 70 anni. Dopo l’arresto i due “tombaroli” sono stati perquisiti dai militari dell’Arma che hanno recuperato anche un libro antico risultato rubato ed altri reperti archeologici. Tutto il materiale è stato sequestrato e sarà sottoposto agli accertamenti e alle analisi del caso. Per i due indagati il giudice per le indagini preliminari, su richiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere, ha convalidato l’arresto e disposto la misura dell’obbligo di dimora. Non è stato resa nota la modalità di pagamento.
Nel corso della sua esperienza al vertice della soprintendenza di Catanzaro, Cosenza e Crotone Mario Pagano nel 2018 conosce le insidie del rilascio delle autorizzazioni per le aree sottoposte a vincolo paesaggistico. Una specie di “ministero”, quello della soprintendenza. Con pareri che sono diventati spesso essenziali per costruzioni e modifiche edilizie assai impegnative. Ne nasce, sempre nel 2018, un inquietante equivoco, chissà se creato ad arte o meno. E cioè se l’autorizzazione definitiva per gli interventi edili nelle aree sottoposte a vincolo dovesse spettare ai Comuni, sentita la soprintendenza, o alla Regione di concerto con il ministero. Perché nelle more del “chiarimento” è la prima strada che segue Pagano e cioè parere rilasciati ai Comuni e poi da lì direttamente in autorizzazione. È il ministero poi a chiarire direttamente la faccenda, interpellato dalla stessa soprintendenza (a decine e centinaia di autorizzazioni nel frattempo rilasciate…).
《Il parere di compatibilità paesaggistica è rilasciato dalla Regione (non dai Comuni!) di concerto con i competenti organi del Mibacm secondo procedure opportunamente condivise》ed aggiungendo che questa attività di valutazione di coerenza è fondamentale e propedeutica e deve essere distinta dal procedimento di adeguamento vero e proprio definito dall’art.145 del codice dell’Ambiente. È Pagano a sollecitare questi chiarimenti il 12.10.2018 e contenuti nella nota del direttore generale del ministero datata 13.11.2018. Nella nota è precisato che i temi in questione erano stati affrontati in termini operativi con la circolare esplicativa prot. n 2222149 del 26.6.2018 tenendo conto di quanto comunicato dalla Soprintendenza di Cosenza con la nota del 17.4.2018 prot. n.4593. Ciò sarebbe a significare che già a giugno 2018 Pagano non poteva non sapere della invalidità dell’attestazione rilasciata dai Comuni ed inserita nella pratica paesaggistica. Della serie, che ne è delle decine e decine di autorizzazioni rilasciate e a questo punto “fuorilegge”? I funzionari hanno ricevuto tempestiva informazione dei chiarimenti per valutare le pratiche in corso? E se il Tar annulla poi questi atti perché viziati da illegittimità il riconoscimento del danno sarà posto a carico del ministero e, quindi, dei cittadini, oppure a carico del soprintendente Pagano che ha avocato la pratica autorizzando l’intervento?
Per come si sono messe le cose nelle ultime ore Pagano ha altro a cui pensare, deve sbrigarsela con la procura di Santa Maria Capua a Vetere. Ma se si “sveglia” pure la Calabria…

F.R.