«Amalia Bruni non sa che farà da stampella per Occhiuto…»

Jasmine Cristallo lascia i "freni inibitori" da qualche altra parte: «È cosentino il progetto perverso, a Cosenza ha genesi il brevetto del trasversalismo affaristico di Calabria ora esportato fino a Reggio. Graziano si è prestato, cerca solo un trapuntino da qualche parte. A perdere sarà tutta la sinistra, quella vera». «Con Enzo Ciconte la partita si sarebbe giocata, e si sarebbe vinta...»

 «Ci ho messo un po’ a mettere insieme le tessere del perverso puzzle ma adesso tutto è chiaro. A Cosenza e dintorni è stato disegnato il patto trasversale per far vincere Occhiuto, saccheggiare quel poco di Pd rimasto in giro salvando qualche uscente e qualche aspirante non ancora dichiarato e, soprattutto, reprimere nella culla ogni progetto di rivincita vera per il centrosinistra e per la Calabria. La mia amara e terribile ma bellissima Calabria…».
Jasmine Cristallo se continua a farsi identificare solo come “sardina” finisce per non essere riconoscente con se stessa. La sardina è piccola, sottile, per carità presente e stratificata ma spesso irrilevante. Il suo verbo invece è più “tosto” e anche le sue incazzature tutte calabresi non sono niente male…«Non provi a recuperare con (finti) complimenti. Non mi piace quando si deridono le “sardine”. In altre realtà del Paese hanno fatto un pezzo di storia recente della sinistra. Qui la fase, che vuole che le dica, è diversa perché assai diverso è il contesto».
Lei a Bologna o a Firenze o negli studi de La 7 si perimetra come “pensatrice” ma quando in mezzo ci finisce la Calabria si incazza di brutto e tutto sembra tranne che “sardina”… «E questo la meraviglia? La Calabria è la mia terra, la terra che amo e che amiamo. Stupenda, bella e maledetta. Da cui devi andar via salvo poi non dormire la notte perché ti manca e ti manca soprattutto quello che potrebbe diventare se solo qualcuno le liberasse le ali».
Complimenti, perfetto quadro romantico. Ma la politica? «Questa è tutta politica, altroché. La peggiore politica ma sempre politica è. Ho sperato, ho lottato, ho stretto i denti, ho sognato una rivincita immediata per la mia terra da giocare subito, nelle Regionali di ottobre. Non c’è stato niente da fare mi creda. Niente. Il nucleo di potere trasversale si è stretto e concentrato sulla difensiva e ha chiuso in pochi giorni la partita. La partita del potere e delle prossime fatture per almeno 5 anni…».
Lei però nel frattempo se la dà a gambe…«Non è vero. Non è vero per niente. Sarò presente in tutte le piazze italiane che vogliono cambiare davvero, senza inganni. Dal Trentino alla Sicilia dove c’è aspettativa vera di sinistra, socialità, libertà, diritti ma anche legalità e futuro per i figli ci sono e ci sarò. Non sarò presente in Calabria in questa campagna elettorale. Perché qui la partita è chiusa e nel peggiore dei modi…».
Ma non crede di esagerare? C’è sempre il voto… «Ma quale voto. Ancora dobbiamo credere al finto e fintamente libero esercizio del voto? Suvvia. È tutto deciso».
Da chi e perché? «Da un gruppetto ristretto e facilmente individuabile. Il solito. Persino a tratti familiare. Fanno tutto loro, da sempre. Ovviamente con chi glielo consente…».
Un po’ misterioso come scenario… «Misterioso dice? Chi sta portando a spasso (e a cena) il commissario del Pd Graziano negli ultimi tempi? Chi ha deciso la candidatura prima di Ventura e ora di Amalia Bruni? Chi ha deciso che gli uscenti Pd debbono scannarsi nella lista come i guerrieri nell’arena salvo distillare solo qualche posto sanguinante o preparare il terreno a qualche candidatura ancora “coperta”? Chi trama da una vita con il centrodestra e con gli Occhiuto? Se lei lo sa bene, e secondo me lo sa. Altrimenti faccio finta di dirglielo io…».
Sì ma che c’entra Occhiuto e che c’entra la logica della sconfitta per vincere lo stesso…«Glielo spiego io. Il progetto oligarchico ed autoconservativo è consegnato, il brevetto del trasversalismo perverso è pronto, non interessa la coalizione. Interessa il patto di potere. Ed è meglio perdere in gruppo che vincere per davvero. Questo progetto prevede di dare una mano a Roberto Occhiuto, siamo in casa del resto. Tanto più ora che Wanda Ferro e Giorgia Meloni si debbono mettere per forza di traverso. A questo doveva servire la candidatura di Ventura e questo è ora il compito di Amalia Bruni… ».
E Amalia Bruni lascia temporaneamente le “nicastrine” e le particelle bioniche per aiutare Roberto Occhiuto? «Non immagino per nulla che Amalia Bruni sia la “vispa Teresa” che non si renda conto di ciò che accade intorno a lei…alla composizione delle liste capiremo la sua autonomia e la sua reale voglia di cambiamento e discontinuità. Peraltro l’inizio assai balbettante della sua campagna elettorale ne è la spia più evidente».
Scenografo complice anche se comprimario? «Il commissario Stefano Graziano, letteralmente e consapevolmente divenuto strumento della conservazione in netta contraddizione con il mandato “epurativo” che aveva originariamente ricevuto è divenuto l’”instrumentum regni”. A Graziano interessa solo che possa trovare un seggio da qualche parte…. Certo, dopo la mancata elezione in Campania, necessita di uno strapuntino poltico, mi auguro che non si ripetano le cndidature esterne alla D’Attorre per intenderci…».
E secondo lei si assiste immobili alla catastrofe annunciata? «Ma perché catastrofe? Lei sbaglia prospettiva. A qualcuno, in specie a chi ha tirato i fili del burattinaio, interessa solo “appaltare” la partita. Perdere e portare il Pd in cima alle liste ma non grazie all’appeal che riscuote il partito bensì grazie “all’arena” con i guerrieri nel fango. Tutti gli uscenti dentro più altri ed eventuali ancora “coperti” e da “last minute”. Tutti a scannarsi per un posto in consiglio regionale, hai visto mai. Nella mischia furibonda sale il quoziente della lista Pd che può perdere felice e contento. E con i “cosentini” che portano Roberto Occhiuto in trionfo e con buona pace per la neurogenetica e le “nicastrine”…».
Senta Cristallo, ora ci dirà che lei invece aveva l’asso nella manica, “l’Atene”… «Certo. Ma non lo dico io, o solo io. Lo sanno e lo sapevano anche Letta e Boccia, con cui ho discusso più volte. Il candidato giusto era (e rimane) Enzo Ciconte. Politica e antimafia insieme. Cultura pura, cono scienza profonda dei mali calabresi e delle sue enormi potenzialità, dei suoi protagonisti positivi e negativi, ma anche praticità. E soprattutto tanto ma tanto entusiasmo. Pensi che al solo nome circolato s’è avvicinato un mondo disposto a tornare al voto magari tornando persino in Calabria. Ciconte avrebbe eccitato la vera Calabria di sinistra, quella stuprata e ostaggio del “patto di Cosenza”. Quando hanno capito che stava per passare, l’accordo perverso s’è messo in moto…».
Ma se è per questo c’è sempre de Magistris… «Non c’entra nulla de Magistris con me e con il progetto di rivincita vera della Calabria. Mi attaccano anche per questo, perché non faccio il tifo per lui. No, non c’entra nulla de Magistris che rimane lontano anni luce dalla mia idea di rivincita di Calabria. All’incrocio o con lui o contro di lui rispondo con Enzo Ciconte. Era lui l’asso nella manica… e, paradossalmente, non si è levata neppure una voce discorde o contraria neanche dal campo avverso».
Su de Magistris sembra di sentire Tansi… «Il più grossolano e inquietante dei personaggi in partita. Denunciava il Put, il partito unico della torta. Ora, con Amalia Bruni e Stefano Graziano, è lì a pietire proprio una fetta di quella torta. Che tristezza… Poi, manca l’ultima puntata della fiction ovvero la discontinuità delle candidature che incombono… Vedremo presto l’approdo ultimo del Codice Tansi…».
Senta Cristallo però l’attaccano, l’attaccano di brutto. Alla meno peggio la descrivono come tendente all’irrilevanza… «Preferisco l’irrilevanza alla maleodorante e fetida “macelleria” del retrobottega politico calabrese dedito a pratiche singolari ed uniche dello scenario politico del Paese ed alimentata anche da parte di un ben identificato circuito mediatico…».
Quindi ci rassegniamo ad un’orgogliosa irrilevanza? «Rimango in campo, non mi arrendo e non arretro di un solo millimetro…».

D.M.