Il ritorno in giunta (in silenzio) di Franco Talarico

L'assessore regionale al Bilancio e al Personale ha partecipato formalmente qualche giorno fa ad una seduta in Cittadella. Un paio di settimane fa la revoca degli arresti domiciliari per lui, coinvolto nell'inchiesta della Dda di Catanzaro “Basso profilo”

In punta di piedi, e nel gran silenzio generale, Franco Talarico è rientrato a pieno titolo in giunta regionale. L’assessore al Bilancio e al Personale ha preso parte qualche giorno fa ad una seduta in Cittadella, dopo la revoca degli arresti domiciliari nei suoi confronti disposta dal gip di Catanzaro un paio di settimane fa.
Talarico era stato sospeso a gennaio, è stata la presidenza del Consiglio dei ministri a notificare alla giunta e al consiglio regionale il decreto di sospensione dalla carica di assessore al Bilancio e alle Politiche del personale della Regione Calabria. Decreto che fa riferimento alla “Legge Severino” che prevede “la sospensione di diritto dalle cariche di presidente della giunta regionale, assessore e consigliere regionale, quando è disposta l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari”. Arresti domiciliari ora revocati e rientro formale in giunta regionale di Franco Talarico, passaggio del resto che la maggioranza di governo regionale non solo ha ritenuto scontato quanto da tenere, sostanzialmente, sotto traccia. Ben differente invece, e per svariati motivi, dalla vicenda Tallini che ha vissuto due passaggi in consiglio regionale (una sorta di “uscita” e di “rientro”) in conseguenza dei relativi sviluppi giudiziari a suo carico.
Ad ogni modo Franco Talarico è da qualche giorno nuovamente al comando anche sostanziale di due pesanti deleghe nel governo regionale, Bilancio e Personale. E non farà di certo mancare il suo apporto in squadra in termini di esperienza politica e amministrativa.
Nei suoi confronti il gip del Tribunale di Catanzaro ha revocato un paio di settimane fa la misura degli arresti domiciliari, intervenuti a gennaio nell’ambito dell’inchiesta della Dda “Basso profilo”. Detenzione domiciliare per il “solo” reato ipotetico di corruzione elettorale perché nel frattempo, a febbraio, il Riesame ha annullato a suo carico l’aggravante delle modalità mafiose e lo scambio elettorale politico-mafioso. Scaduti quindi i 3 mesi di detenzione domiciliare previsti per questo tipo di reato (con l’aggravante mafiosa annullata dal Riesame avrebbe invece rischiato fino ad un anno di detenzione preventiva) il gip ha quindi revocato un paio di settimane fa la misura rimettendo totalmente in libertà Franco Talarico. Il suo coinvolgimento nell’inchiesta della Dda di Catanzaro “Basso profilo” è legato alle elezioni Politiche del marzo 2018. Secondo la procura Talarico, assieme all’imprenditore Gallo e a Tommaso e Saverio Brutto (legati questi tra loro da presunto sodalizio criminale e ‘ndranghetista) avrebbero in qualche modo adoperato ingerenza nell’esito delle stesse consultazioni. In particolare Natale Errigo, 35 anni, di Reggio Calabria, imparentato con cosche reggine, avrebbe stipulato un “patto di scambio” con il candidato al collegio uninominale di Reggio Calabria della Camera dei deputati che era, appunto, Francesco Talarico,
Tale patto sarebbe consistente nella promessa di “entrature” per l’ottenimento di appalti per la fornitura di prodotti antinfortunistici erogati dalla sua impresa e banditi da enti pubblici economici e società in house, attraverso la mediazione – secondo le accuse – dell’europarlamentare Lorenzo Cesa in cambio della promessa di un “pacchetto” di voti. Il tutto in un incontro romano fra Cesa, Talarico, Brutto padre e figlio e l’imprenditore Gallo.
Talarico, secondo la procura distrettuale di Catanzaro, avrebbe anche incontrato Errigo a Reggio Calabria il quale gli avrebbe confermato il sostegno elettorale, peraltro l’Errigo facendosi chiarire esplicitamente – tramite Antonio Gallo – la necessità che i patti venissero onorati, il tutto in cambio di utilità consistite, oltre a quelle già pattuite con Gallo e Brutto, in altrettante entrature nel settore degli appalti per Errigo, consulente aziendale e referente di imprese che intendeva favorire. Da qui la sua nomina nella struttura dell’allora Commissario straordinario per “l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19” e la partecipazione al team per la gestione della distribuzione dei prodotti (mascherine, dispositivi per la sicurezza individuale, per ultimo il vaccino).
Un’inchiesta quindi complessa, una vera e propria irruzione della Dda a gennaio. Fino a sfiorare i piani più alti dell’entourage dell’allora commissario nazionale all’emergenza Covid. Per Talarico dopo appena un mese la riqualificazione delle presunte accuse ela cancellazione dell’aggravante mafiosa. Resta “solo” la corruzone elettorale e da qui la revoca dei domiciliari disposta dal gip per decorrenza termini. Ora, nel gran silenzio generale, il ritorno in giunta regionale.

I.T.