Crisi sanità, manifestanti occupano la sede dell’Azienda ospedaliera di Cosenza

Appello alla mobilitazione: nessuno sia più costretto ad affrontare il calvario della malattia a centinaia di chilometri dalla propria abitazione

A più di quattro mesi dalla prima manifestazione che li vide bloccare l”autostrada, i Calabresi in mobilitazione per la sanità pubblica tornano a ribadire che, da allora, nulla è cambiato e lo fanno occupando simbolicamente la sede centrale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza.
“Da novembre nulla è cambiato – dicono i manifestanti da stamane sul tetto del palazzo dell’AO-. Abbiamo impressi ancora le immagini dei morti nelle ambulanze in fila all’ospedale che stridono con le passerelle dei politici intenti a racimolare consensi per il loro tornaconto personale e ad usare la sanità pubblica come bacino di scambio di voti privandoci del nostro sacrosanto diritto alla salute. Hanno dovuto aspettare il peggiorare di questa emergenza per mobilitarsi in maniera comunque tardiva e iniziare ad assumere personale”.
“Chiedevamo la riapertura dei 18 ospedali chiusi, un intervento del Governo nazionale data l’incapacità degli amministratori e risorse per ricostruire la sanità pubblica calabrese, ma, ancora oggi, nella nostra regione si muore perché non si può essere curati” proseguono affermando poi: “c’è urgente bisogno di assunzioni a tempo indeterminato di personale sanitario, di riaprire gli ospedali chiusi, di un intervento poderoso del Governo nazionale che congeli il debito, prodotto dalla mala politica e pagato dai cittadini, e liberi risorse per la sanità pubblica. Dopo anni di commissariamento e ad un anno dall’inizio della pandemia siamo in piena emergenza, disperati e per questo ci mobiliteremo ogni giorno finché non avremo risposte certe”.
Intanto questo sabato mattina a Roma ci sarà un presidio davanti al Ministero della Salute. Gli organizzatori hanno lanciato sui social l’appello alla mobilitazione da parte dei calabresi residenti nella capitale: “chiamiamo tutti gli studenti e le studentesse, i lavoratori e le lavoratrici fuori sede ad unirsi a noi in un presidio difronte al Ministero della Salute per supportare le mobilitazioni che si svolgeranno in Calabria. Questo appello arriva dai nostri genitori, dai nostri fratelli e sorelle, dai nostri nonni e dalle nostre nonne, dai nostri amici e dalle nostre amiche perché nessuno/a sia più costretto, come abbiamo fatto noi, ad emigrare perché non abbiamo scelta; perché nessuno/a sia più messo/a nella condizione di ospitare i propri parenti per curarsi nelle strutture ospedaliere già sature del Lazio; perché nessuno sia più costretto/a ad affrontare il calvario della malattia a centinaia di chilometri dalla propria abitazione; perché nessuno sia più costretto ad essere un cittadino di serie b in questo paese”.

Simona De Maria