C’era una volta Crotone “la rossa”: la faida attorno a Sculco cancella il centrosinistra

Al ballottaggio Manica per il centrodestra e Voce alla guida di liste civiche. Pd senza il simbolo in campo. Arcuri fuori dalla competizione

Chissà se l’accanimento terapeutico del baronato locale e della nomenclatura della vecchia regnanza attorno all’alleanza con la griffe degli Sculco ha pesato di più che non avere per niente il simbolo di partito in campo. Chissà se Crotone la ex “rossa” avrebbe difeso di più i suoi colori di un tempo con altre alleanze e altri scenari sullo sfondo che non quelli che in qualche modo sono scesi in campo. Chissà. Fatto sta che il Pd, reincarnazione naturale dei vecchi simboli della sinistra, ha toccato il suo fondo e il suo minimo storico proprio a Crotone. Di più. Non solo non ha schierato il suo simbolo, in palese disaccordo con le alleanze locali che sono andate maturando persino ostinatamente. Ma a conti fatti potrebbe a pieno titolo aver partecipato alla performance brillante del candidato civico Voce, che va al ballottaggio contro Manica del centrodestra o addirittura potrebbe essere stato del tutto ininfluente ogni suo orientamento. Per capirci un tantino di più meglio fare mezzo passo del gambero.
Il Pd a Crotone è commissariato, la guida è nelle mani di Franco Iacucci che è presidente della Provincia di Cosenza. La griffe locale del partito, invece, è un mix stavolta poco esplosivo (elettoralmente rivelatosi negativo) del connubio tra la famiglia degli Sculco e la regnanza regionale stagione Mario Oliverio. Ne nasce un corpo a corpo con la federazione del partito e il commissario che vogliono un candidato, si fa per dire, alternativo e l’asse locale poggiato sugli Sculco (e Oliverio) che ne vuole un altro. Il corpo a corpo arriva quasi all’alienazione di tutte e due le posizioni finché, non si sa in che modo e con quali prospettive né raziocinio, non si plana su una soluzione. Il candidato del centrosinistra lo sceglie il pacchetto locale e quindi l’abbraccio tra Sculco e Oliverio (Arcuri). Ma il Pd in quanto tale e quindi quello commissariato decide di non schierare il simbolo. Fatalmente, ma non troppo, il figurone lo fa Vincenzo Voce (a capo di liste civiche) che va al ballottaggio contro il centrodestra. Relegando a ruolo di spettatore il centrosinistra che fino a non molto tempo fa a Crotone spadroneggiava di giorno e di notte. Ora, al netto del profilo del candidato Arcuri che è incontestabile da tutti e da tutti i punti di vista, l’analisi e gli interrogativi politici sono ben altri. Quanto ha pesato la faida tra i pro e i contro gli Sculco? Quanto ne ha beneficiato Voce della non presenza in campo del Pd “ufficiale” a fianco di Arcuri? È stato decisivo il voto dirottato contro Sculco e Oliverio fatto filtrare a suo favore? O si sta dando troppo valore e troppo peso specifico a una diserzione (quella del Pd in quanto tale) che invece potrebbe essere stata ininfluente? Detta in altri termini, non è che alla fine sono stati i crotonesi in libera scelta e in libera uscita a premiare i primi due classificati punendo severamente “l’incesto” del centrosinistra vecchio stampo con gli Sculco?

I.T