Nordio: «A Catanzaro è stato fatto un miracolo ma non bisogna fermarsi»

Il ministro della Giustizia all’inaugurazione della nuova procura. «I processi lenti ci costano 30 o 40 miliardi di euro all’anno»

«Grazie per questo miracolo». Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, concludendo la cerimonia di inaugurazione della nuova sede della Procura della Repubblica di Catanzaro, realizzata grazie al recupero del Convento dell’Osservanza, risalente al ‘400, uno dei siti di maggiore pregio della città capoluogo della Calabria. Nordio ha seguito la cerimonia di inaugurazione alla presenza del procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, che ha fortemente spinto per la ristrutturazione a tempi di record dell’Osservanza, dei vertici della magistratura del Distretto di Catanzaro e delle massime autorità civili, religiose e militari del territorio. «Ringrazio l’amico Gratteri che – ha sostenuto ancora Nordio – ha fatto un miracolo coniugando l’arte con l’efficienza e la modernità. L’altro giorno proprio davanti al presidente della Repubblica per la commemorazione di Falcone e Borsellino, il procuratore generale della Cassazione e anche il primo presidente hanno evidenziato il il rapporto tra l’arte e la giustizia, che hanno in comune molte cose, la prima delle quali è l’armonia. La giustizia è o dovrebbe essere proporzione, armonia esattamente come una struttura artistica. E qui – ha evidenziato il ministro della Giustizia – abbiamo un esempio di come si sia coniugata la giustizia con l’arte, con l’armonia, con le proporzioni». Nordio ha poi osservato: «È anche con una certa invidia che dico queste cose, perché tutta l’Italia è circondata di opere d’arte molte delle quali impediscono se vogliamo, anche una coniugazione con la modernità. L’esempio di Venezia è emblematico: 20 anni fa a Venezia avevamo un tribunale che era completamente fuorilegge, era un vecchio palazzo dove i fili elettrici si congiungevano con i fascicoli, con grave pericolo di incendio, e si è cercato un tribunale diverso. Avevamo individuato un palazzo storico veneziano adeguato ma mancavano i servizi igienici, che per legge devono esistere in proporzione al personale che vi lavora. Ma quando l’architetto del Comune ha individuato i metodi per creare questi servizi igienici, è intervenuto l’autorevole esponente delle Belle Arti dicendo che non si poteva toccare un mattone. Quindi – ha specificato il ministro della Giustizia – avevamo tre leggi: la prima diceva che Venezia doveva avere un tribunale, la seconda diceva che il Tribunale doveva avere i servizi igienici, la terza diceva che i servizi igienici non si potevano fare perche’ non si poteva toccare il palazzo. Bene, hanno impiegato 20 anni per avere una Cittadella della giustizia che non è nemmeno completata. Questo – ha detto Nordio – è un ossequio formale che rivolgo al procuratore Gratteri e anche al Meridione: quando si parla di efficienza del Nord-est abbiamo avuto un esempio quasi di paralisi della giustizia, proprio perché è difficile, talvolta quasi impossibile, conciliare il bello, il buono, il giusto, proprio per questa presenza, per fortuna, di una grande eredità artistica, che però talvolta compromette l’evoluzione della modernità. Grazie quindi per questo miracolo che è stato fatto». «La nostra legislazione è farraginosa e contraddittoria, con norme spesso confliggenti tra di loro seguendo le quali se ne violano altre. Negli anni è emersa una certa pigrizia mentale nell’attuare le riforme, siamo un Paese che ha bisogno di essere radicalmente modernizzato. L’obiettivo principale è quello di potenziare le strutture umane e finanziarie, abbiamo iniziato una task force di informatizzazione e di recupero e acquisizione di personale che possa essere determinante nell’accelerare la durata dei processi». Lo ha detto il ministro della giustizia, Carlo Nordio, intervenuto all’inaugurazione della nuova sede della Procura di Catanzaro. «La visita di oggi vuole significare, soprattutto, una dimostrazione di interesse nell’ambito di un primo step di lavoro del ministero che sia incentrato sull’efficientamento della giustizia. La lentezza dei processi ci costa 2 punti di Pil, ovvero 30 o 40 miliardi persi all’anno. In questo momento gli sforzi vanno profusi verso questa direzione, attraverso la sinergia tra dicasteri. Arte e giustizia hanno in comune la ricerca dell’armonia, ma l’Italia tutta è circondata di opere d’arte molte delle quali impediscono una coniugazione con la modernità e l’efficienza». Tornando alla lentezza dei processi, il ministro ha spiegato: «Sono cifre che parlano. Se noi avessimo una giustizia più efficiente, civile e penale, i nostri investitori sia stranieri che italiani sarebbero più propensi a portare le loro aziende, le loro finanze da noi. Non è quindi un discorso puramente platonico o filosofico sulla giustizia, è un discorso economico. E poiché in questo momento l’economia è il primo, il secondo e anche il terzo elemento di emergenza, io credo – ha concluso il ministro della Giustizia – che le quasi totali energie della giustizia e in particolare del nostro ministero devono essere indirizzate a tutto ciò che può migliorare l’efficienza della giustizia e quindi di riflesso anche dell’economia».