Sottosegretari, “fuoco amico” su Mangialavori

Il deputato vibonese è nella lista di partito per un posto nel governo ma (poco) all'improvviso ecco venir fuori stralci dell'inchiesta della Dda “Imponimento” che lo imbarazzano ma non lo vedono (per ora) mai indagato. Il punto politico però, in attesa del lunedì decisivo, è che l'unica postazione di peso per la Calabria è destinata a Wanda Ferro...

Più o meno ad orologeria. Con “lancette” però un po’ lente visto che le carte che imbarazzano Peppe Mangialavori non sono né inedite né fresche di giornata sul banco. “Prefiche” di professione, quelle che magari stanno ancora dietro agli elenchi degli “impresentabili” a metà strada tra Legge Severino ed elenchi Antimafia, sconsigliavano già ad agosto di candidare Mangialavori (non indagato) perché nelle carte di “Imponimento” qualcuno lo tira in ballo come destinatario di favori di cosche del Vibonese in occasione delle Politiche del 2018. Elenco questo, dei cosiddetti “impresentabili”, redatto prima delle liste in vista del voto e pubblicato in anteprima da “il Fatto Quotidiano”. Altri tempi e altre liturgie, ora la fase è tutta un’altra ma fino ad un certo punto però. Similitudini con il cuore di agosto non ne mancano. Mangialavori non solo è stato candidato e quindi scontatamente eletto ma ora è ad un passo dal finire nel governo Meloni. Il primo governo Meloni. Si dirige con fare deciso verso il dicastero che con ogni probabilità sarà quello comandato da Matteo Salvini, quello delle Infrastrutture. È nella lista indicata dal partito. Ma chissà perché, oppure si sa benissimo invece, le lancette ritornano nel cuore di agosto e rispunta, con precisione mediatica stratificata, l’inchiesta “Imponimento” e quell’imbarazzo che non diventa (ancora o forse mai) avviso di garanzia.

Allo stato, complice anche la mai rinnegata “amicizia” di Cannizzaro con l’ormai ex Mara Carfagna, il tandem Ronzulli-Berlusconi non ha dubbi e sceglie Peppe Mangialavori per un posto da sottosegretario con buone probabilità alle Infrastrutture con Matteo Salvini, anche se non si esclude un “affaccio” nel dicastero del Sud. Ma è finita qui la partita (velenosa) tutta interna a Forza Italia?

Difficile ipotizzarlo, anche se il “fuoco amico” ormai ha genesi certa. Qualcuno, da dentro le viscere di Forza Italia, non vuole Mangialavori nel governo. Non è dato sapere se è lo stesso che non lo voleva deputato, con ogni probabilità no. Sono cambiati gli scenari e gli appetiti. Oggi si affacciano sulla scena attori diversi (ma interessati) magari rimasti fuori dal Parlamento con la maglietta ancora di Forza Italia e che potrebbero trovare residenza fuori Calabria ma anche dentro. Un accoltellamento generale e una corsa all’ultimo posto alla poltrona rimasta disponibile. Il sottogoverno potrebbe essere interpretato come camera di compensazione per chi è rimasto fuori dai giochi e dalla Camera.

La partita quindi è tutt’altro che chiusa ma guai però a confonderla con il potere vero per definizione. E soprattutto a non confonderla o accostarla al viceministro, che invece sarà certamente destinato a Wanda Ferro. Il sottosegretario è, di fatto, il segretario di un ministro il quale può assegnargli qualsiasi delega, dalla più importante alla più residuale. Il viceministro è, per definizione, un ministro bis. Partecipa se occorre al Consiglio dei ministri e dispone di una buona fetta, in assoluta autonomia, del dicastero stesso. Non è poco, come differenza, per perimetrare il potere vero…

I.T.