L’ultimo dei “grillini”…

Il commissario Occhiuto si aggrappa alla proroga semestrale del Decreto Calabria di pentastellata memoria (in scadenza il 10 novembre) perché diversamente il “sistema sanità” è ancora al collasso...

«Ripartiremo dalla sanità. Ci batteremo per la fine del commissariamento ma soprattutto perché ai posti apicali ci siano persone competenti…».

Mancano pochi giorni al voto (scontato) che agevolmente lo incorona al vertice della Cittadella e Roberto Occhiuto trova il modo per ripetere il mantra fino alla fine. Basta con le mani di Roma nella sanità di Calabria, basta con il controllo “malato” dentro le corsie della salute dei calabresi. Basta, ovviamente, con il Decreto Calabria, iperbole se ce n’è una della “protesi” del potere centrale nelle viscere di un sistema regionale che non ce la fa a camminare da solo. Poco meno di una sbornia a basso contenuto alcolico ed ecco che in prossimità della scadenza “naturale” dell’ingerentissimo Decreto Calabria (a sua volta progenie e prorogato) ecco che Occhiuto è “costretto” a chiederne a sua volta l’ennesimo prolungamento. Altri 6 mesi ancora, fino a maggio in compagnia “dell’ingerentissimo”.

È Giulia Grillo a festeggiare il 19 giugno del 2019 l’entrata in campo del Decreto Calabria. La “pasdaran” Cinquestelle, allora al vertice della Sanità del Paese, parla di «giorno storico». Poco più di un anno dopo e un mese prima della tragica scomparsa è Jole Santelli a scrivere al premier Conte. Una lettera di “cuore”, «il commissariamento nega il diritto alla salute e il Decreto lo allunga e lo rinforza» si legge nelle parti essenziali. Segue lo tsunami Covid e la “dispnea” del sistema finché non si riaccende la fiamma in campagna elettorale che porta in trionfo proprio Roberto Occhiuto. Si arriva al surreale scenario in cui i 4 candidati alla presidenza della Regione (3 di parvenza e uno scontatamente vincente) si incrociano in un virtuale dibattito mediatico e sono d’accordo solo su di un punto, basta con il Decreto Calabria. Lo stesso che oggi il commissario Occhiuto vorrebbe al “suo fianco” fino a maggio. Già, ma perché?

Sono 16 gli articoli del Decreto che mette letteralmente le “mani” su tutto. Al punto che per uscirne, dalle grinfie, bisogna avere fatto per bene i “compiti a casa”. Da fonti autorevoli del “sistema sanità” di Calabria viene fuori, con parvenza sconcertante, che allo stato si è più o meno ottemperato alle prescrizioni solo per quanto riguarda la spesa farmaceutica. Solo e soltanto su questo che è solo uno dei 16 articoli. Per il resto è il mare più alto per la sanità di Calabria a cominciare dagli ausiliari Agenas (in scadenza al 10 novembre) che a conti fatti risultano essenziali per l’attuale salute di Calabria. Sono più o meno 35 e non è facile farne a meno. Non vi è traccia poi del piano operativo triennale, la “bibbia” in materia di programmazione e di spesa. Il Tavolo Adduce lo aspetta da mesi, quello precedente (unico testo in vigore) è abbondantemente scaduto. Le assunzioni sbandierate con piglio mediatico valgono il tempo di un lancio di agenzia, è irrintracciabile il fabbisogno reale delle aziende sanitarie e ospedaliere per la semplice ragione che non chiudono i bilanci, tranne una. È sostenibile una spesa per il personale di una azienda senza conoscere il proprio bilancio? Al massimo, quando è andata bene, si procederà alla stabilizzazione di parte dei precari già a lavoro. Il budget complessivo da destinare (anche analiticamente) al complesso settore della sanità privata convenzionata non solo non è stato ridotto ma è cresciuto anche considerevolmente (seppure in un solo settore). Della serie, dove sta il risanamento? C’è poi da render conto della “promessa” fatta a fianco delle Fiamme Gialle e cioè la circolarizzazione del debito delle singole aziende con il censimento delle fatture da certificare antro il 31 dicembre. L’ipotesi è avveniristica e rivoluzionaria, per le agenzie di stampa. Apri i computer e scopri però in dipartimento che non arrivano i flussi finanziari dalle singole aziende, non vengono proprio generati. Significa che il “padre”, la Regione, non conosce in tempo reale e forse non conoscerà mai quanto spende a debito il “figlio”. Potrà mai tirare le somme?

Si finisce poi per “sprofondare” nel capitolo che riguarda i vertici delle singole aziende. Commissariate, tutte. Ci sarebbero da avviare poi le procedure per l’individuazione dei direttori generali, amministrativi e sanitari. Ma il “mare”, qui, se possibile è ancora più alto. Molto più alto al punto che qualche malelingua inizia a pensare che tutto sommato alla regnanza regionale non dispiace poter contare sugli attuali commissari al vertice di Asp e ospedali, su qualcuno in particolare…

Per fortuna che c’è Azienda Zero a non costituire ostacoli per l’uscita dal Decreto Calabria. A Zero si chiama, l’azienda che vorrebbe centralizzare il sistema, e a zero è in tutto e per tutto. Tranne che per il tempo (assolutamente non gratis) che si sta facendo perdere al “manager di Dio” che la comanda…

I.T.