«Renzi un portavoce prezzolato di interessi stranieri…»

Corpo a corpo tra il capolista Cinquestelle al Senato Scarpinato e il leader di Italia Viva che definisce l'ex procuratore generale di Palermo «amico di Montante e del suo sistema di potere in Sicilia»

Un corpo a corpo ormai. Con colpi bassi, certamente al di sotto del ventre. Riguarda anche la Calabria ma si gioca oltre lo Stretto una delle pagine più dense, mediaticamente parlando, e insidiose di una campagna elettorale difficilmente percettibile per altro. Un corpo a corpo tra Matteo Renzi, leader di Italia Viva e Roberto Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo e capolista al Senato in Calabria per i Cinquestelle.
Matteo Renzi è a Lamezia domenica mattina ma è in perfetto orario nel pomeriggio quando raggiunge il cuore caldo della Sicilia. E va da sé che proprio oltre lo Stretto cambia verbo e adrenalina e va all’attacco duro contro uno dei “monumenti” antimafia, l’ex procuratore generale di Palermo Scarpinato che è tra le schede di domenica per i calabresi. «Quando penso a Roberto Scarpinato – l’affondo di Renzi – penso alle pagine di Luca Palamara. Il sistema Montante, le raccomandazioni. Noi non prendiamo lezioni di antimafia da chi come Roberto Scarpinato ci cela il suo rapporto con Montante e siamo costretti a leggerlo sul libro di Palamara». «Se si legge il suo curriculum – ancora Renzi – si completerà l’elenco delle medaglie, ma non si troverà l’intima amicizia con Antonello Montante, il quale annotava i favori anche molto personali che gli venivano richiesti, come del resto anche quelli provenienti dagli altri magistrati da citati». Montante è l’ex presidente di Confindustria Sicilia, considerato da tutti un paladino dell’antimafia prima di finire arrestato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo al sistema informatico: reati per i quali è stato condannato a 8 anni in Appello. Per molti anni Montante è stato considerato un personaggio al di sopra di ogni sospetto dai massimi vertici istituzionali, in rete si trovano ancora foto con l’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano. Dopo l’arresto dell’ex presidente degli industriali siciliani i suoi rapporti con Scarpinato – ma anche con altri magistrati antimafia – finiscono al centro di un’indagine della procura di Catania (competente sui magistrati di Caltanissetta, dove all’epoca Scarpinato era procuratore generale): un fascicolo che viene archiviato. Un affondo pesante, quello domenicale di Matteo Renzi contro il capolista al Senato in Calabria per i Cinquestelle. Che però non lascia trascorrere nemmeno il giro completo delle lancette dell’orologio e va al contrattacco. «Matteo Renzi? – scrive Scarpinato in una nota -. Gli italiani hanno imparato a conoscerlo come portavoce prezzolato di interessi di potenze straniere, nemico dell’assetto della Costituzione e promotore di leggi dichiarate incostituzionali che hanno contribuito a svuotare i diritti dei lavoratori e ad impoverirli».
«A pochi giorni dalle elezioni politiche nazionali del 25 settembre – continua Scarpinato – Renzi che sino ad oggi non si era mai occupato della mia persona, ha sferrato un attacco nei miei confronti replicando insinuazioni calunniose e prive di alcun fondamento di Luca Palamara, ex magistrato radiato dall’ordine giudiziario per indegnità e rinviato a giudizio per gravi reati». «Renzi – continua il candidato del M5s – è evidentemente preoccupato della costante crescita di consensi del Movimento Cinquestelle per il quale sono candidato come senatore, attestata anche dalla straordinaria affluenza ed accoglienza popolare nelle piazze nelle quali proprio in questi giorni, parlando insieme al presidente Conte, ho stigmatizzato il ritorno in campo come protagonisti della vita politica di personaggi già condannati per collusione con la mafia, e ho denunciato il pericolo che i fondi del Pnrr finiscano nel buco nero della corruzione, dello sperpero clientelare e di accordi spartitori tra cordate di potere e gruppi di interesse. Temi questi per i quali Renzi non mostra alcuna sensibilità, essendo piuttosto interessato a riforme finalizzate a condizionare l’indipendenza della magistratura e a ridurre il controllo di legalità sul mondo dei potenti». All’ex procuratore generale di Palermo non provoca «nessuna meraviglia che Renzi non esiti a fare ricorso per biechi calcoli elettoralistici a tali squallidi metodi diffamatori nei confronti di chi ritiene essere temibile antagonista politico per la credibilità personale conquistata in decenni di attività al servizio dello Stato sul fronte del contrasto alla criminalità mafiosa ed ai suoi potenti complici nel mondo dei colletti bianchi. Non è un caso che la reputazione e credibilità di Renzi siano progressivamente colate a picco via via che gli italiani hanno imparato a conoscerlo come portavoce prezzolato di interessi di potenze straniere, nemico dell’assetto della Costituzione e promotore di leggi dichiarate incostituzionali che hanno contribuito a svuotare i diritti dei lavoratori e ad impoverirli». Anche Giuseppe Conte interviene nella “corrida”. «Non è un caso – afferma l’ex premier – che oggi Renzi attacchi Roberto Scarpinato, mi ero meravigliato che un personaggetto come lui non si riempisse la bocca di diffamazioni contro Roberto Scarpinato. Evidentemente siamo proprio andati nella direzione giusta candidandolo con Federico Cafiero De Raho, due campioni dell’antimafia per la nostra battaglia contro truffa, malaffare e corruzione». E mancano ancora 5 giorni al voto…

I.T.