Fratelli d’Italia e di “mattoni”, il blindato (e condannato) Antoniozzi…

La candidatura di Alfredo, figlio di Dario potentissimo dominus della ex Cassa di Risparmio, incassata e subita in Calabria tra mugugni e teste basse. Da assessore a Roma coinvolto nello scandalo “affittopoli”

Il “catapultato” se ce n’è uno di questi tempi. Cosentino solo di estrazione, e di potere evocativo. Poi solo e soltanto Roma con i suoi salotti, la sua “fiamma”, i suoi mattoni.
Alfredo Antoniozzi, in arte (e non solo) figlio di Dario potentissimo dominus della ex Cassa di Risparmio, è in postazione blindata dalle parti di Calabria per essere eletto con Fratelli d’Italia. Qualche immediato mugugno tra i nostri all’inizio (il Fatto di Calabria ha pubblicato in esclusiva la sua candidatura blindata) poi solo e soltanto (finta) riverenza. A parità di mugugni ovviamente.
Eppure Alfredo Antoniozzi tutto è fuorché un nome nuovo, soprattutto sul versante della cronaca mediatica e giudiziaria.
È il febbraio del 2011 quando Enzo Foschi, consigliere regionale Pd a Roma, attacca: «Affittopoli sta scoppiando anche a Roma, e in particolare nel Campidoglio di Alemanno, dove l’assessore alla Casa Alfredo Antoniozzi ha in affitto dal Sant’Alessio un bell’ufficio nell’esclusiva piazza Mignanelli. E anche dalla presidente Polverini fino a ora non c’è stato solo un imbarazzante silenzio».
«Pago 2.700 euro al mese – la difesa di Antoniozzi allora assessore a Roma – quell’ufficio l’ho affittato 12 anni fa leggendo il cartello di annuncio, senza favoritismi». È l’alba dell’inchiesta della procura di Roma, epigrafe del fascicolo poco fantasiosi “affittopoli”. Regna Alemanno, e chi sennò. Alfredo il figlio di Dario (dinasty Antoniozzi) è potentissimo assessore e tra gli uomini di fiducia del sindaco, si occupa tra l’altri in Campidoglio proprio della gestione delle case. Una di queste, prima secondo la procura ordinaria e poi secondo una sentenza della Corte dei conti, l’ha occupata per “favoritismi” tanto è vero che è stato condannato alla restituzione di 80mila euro (più di un milione invece la società privata che gestiva il parco immobiliare). La responsabilità che i giudici attribuiscono invece all’ex assessore ed ex eurodeputato Pdl Alfredo Antoniozzi è quella da un lato di aver «interrotto le trattative con le organizzazioni degli inquilini» senza raggiungere l’intesa alla quale era subordinato il rinnovo dei contratti e dall’altro di non aver adottato alcun atto «per concretizzare l’operazione di dismissione di tale patrimonio comunale». Antoniozzi, sintetizzano i giudici, non ha «esercitato la funzione di indirizzo che il suo ruolo imponeva».
Ma Roma è Roma. Città difficile e tentatrice e la stagione Alemanno è stata, a tratti, “irresistibile” anche per uno griffato come Alfredo Antoniozzi, figlio di Dario che è stato a due centimetri da Dio ai tempi della Cassa di Risparmio…