Ma chi si nasconde dietro le “cure termali” di Fincalabra?

L'operazione annunciata da Occhiuto (per ora su Terme Luigiane, in progress su tutto il territorio regionale) nasconde non poche incognite. Con una certezza però. La finanziaria regionale non potrà occuparsi della gestione degli stabilimenti. Affiderà ad altri, o ad altro, l'affare. Dopo aver liquidato, con soldi pubblici, i vecchi concessionari...

Socializzare i debiti, gli investimenti. Cioè con i soldi di tutti. Così da rendere ancora più “intimi”, se possibile, gli interessi e i guadagni privati. Se riesce anche in questo “capolavoro” Fincalabra, stagione regnante con Roberto Occhiuto al decimo piano della Cittadella, ha poco altro ancora da “dimostrare”. Stavolta, per giunta, con “l’acqua santa” delle cure termali sullo sfondo.
Quando Roberto Occhiuto annuncia in un video sui social l’intenzione di affidare a Fincalabra l’acquisto della maggioranza delle quote di Sateca (oltre 500 soci per la gestione paralizzata delle Terme Luigiane, tra le acque sulfuree migliori d’Europa) i vertici del sub concessionario fanno filtrare che anche per loro è notizia pressocché inedita, giusto la notte prima. Non senza manifestazione di stupore, peraltro. Ma è davvero così? O è proprio così? Ma che significa poi per davvero questa operazione di Fincalabra? Riavvolgiamo un attimo il nastro, ovviamente tenendo ben presente che le stesse Terme sono “ostaggio” di interessi e omissioni da tempo ormai, chiuse al pubblico nonostante la ricchezza unica che contengono.
La Terme Luigiane, in quanto acque della salute tra le più originali e salubri d’Europa, sono di proprietà della Regione. Ma concessionari sono i Comuni di Guardia Piemontese e di Acquappesa. Cioè il suolo che genera le fonti è dei Comuni che però sono concessionari del bene pubblico, e di salute, che è invece di proprietà della Regione. Dopo di che però le Terme bisogna impiantarle di strumentazioni e soprattutto gestirle con un sufficiente storico alle spalle e sub concessionario fino al 2018 è la Sateca. Che è anche proprietaria degli impianti e degli investimenti. Fino al 2018 perché è datata in questa cifra la scadenza dell’appalto di gestione, dell’affidamento. Dal 2019 occorreva indire nuova gara per l’individuazione del nuovo (o vecchio) soggetto gestore tenendo sempre ben presente che gli impianti sono di proprietà della Sateca. Ma questa gara, che sconfina senza troppi indugi in un dovere in atto pubblico, non viene mai bandita. Di anno in anno non viene mai bandita. Perché? Che si nasconde di sotto? Negligenza (che comunque è omissione) o c’è dell’altro di sotto?
Da qui la paralisi totale delle Terme Luigiane perché naturalmente senza affidamento i concessionari, i Comuni, iniziano a chiudere i rubinetti e non fanno più arrivare le acque termali negli stabilimenti della Sateca. Deviano il flusso altrove e di fatto consentono l’inagibilità delle Terme stesse. Niente cure per nessuno, lavoratori a spasso, utenti e pazienti dirottati inspiegabilmente altrove. E non è tutto perché nel frattempo la battaglia giudiziaria tra Sateca e Comuni, tra sfratti e pignoramenti, pende quasi tutta ancora in Consiglio di Stato. Sateca chiede non da oggi la continuità in prorogatio di fatto, in assenza della gara che la Regione non mette al bando. Ovviamente non avendo obbligi né oneri fissi da versare ai Comuni. I quali però, senza certezze di incasso, deviano le acque e non le fanno arrivare allo stabilimento.
Tra i due contendenti, Sateca e Comuni, la terza (la Regione) prima palleggia a centrocampo, poi li fa scannare e infine piazza il video su facebook con “annunciazione” di acquisto di quote di maggioranza Sateca da parte di Fincalabra. Che è la cassaforte della Regione. Per una ragione molto semplice, ancorché azzardata. Solo liquidando Sateca degli investimenti fatti si può procede con “altro”, e con “altri”. E senza bandire la gara scaduta che fatalmente avrebbe visto sempre Sateca in prima fila.
Ma perché? Chi si nasconde dietro l’operazione? Perché Fincalabra tutto potrà fare tranne che occuparsi poi della gestione delle Terme Luigiane, una volta che avrà liquidato Sateca. Fa altro di partita Iva. Inevitabilmente cercherà un nuovo gestore tramite una nuova manifestazione di interesse. Nuovo “gestore” che arriverà fresco fresco con impianti che nel frattempo ha pagato come oro la Regione. E cioè a dire che anzicché far fare tutto l’ivestimento al “nuovo” (liquidazione Sateca e ammodernamento) la Regione toglie le “spine” e lascia la “polpa” al nuovo che avanza. E siamo alla socializzazione delle rogne, dei debiti (i soldi di Fincalabra sono i quattrini di tutti) e alla privatizzazione dei prossimi affari.
Ma chi si nasconde davvero dietro tutto questo? Sateca, da vittima acclarata, lo è ancora adesso o con la prospettiva del generoso assegno circolare di Fincalabra è disposta a cambiare “abito”?
Se va bene, e difficilmente andrà tutto bene anche perché sulla gara non bandita fin qui potrebbero essere diversi i “fari” accesi”, le Terme Luigiane comunque non riapriranno subito lo stesso. Ci sono prima da sbrogliare le matasse dei ricorsi in Consiglio di Stato. Poi c’è da intimare ai Comuni la “consegna” delle acque allo stabilimento. E ci sono da ripristinare fanghi e alghe, non meno di 3 mesi a partire da adesso.
Se va bene, e difficilmente andrà tutto bene, ci vorrà come minimo luglio per riaprire le Terme Luigiane. Ma deve andare proprio tutto bene.
Va a finire che chi soffre ritualmente di gola o asma bronchiale farà bene anche per quest’anno a rinunciare alle cure. Oppure dovrà dirigersi altrove…

I.T.