«Donato vuole far comandare Catanzaro direttamente da Vibo Valentia…»

Volano colpi bassi nel ventre della borghesia (più o meno illuminata, e più o meno moderata) di Catanzaro. La sensazione è che il “vecchio banco” che dura da anni sia ormai saltato. Tallini (ma anche Abramo) a muso duro contro il prof candidato a sindaco con la (finta) sigla del civismo ma con il chiaro intento di sfondare nel centrodestra

C’era una volta Catanzaro con il “giardino” del suo corso che “aggiustava” tutto. Ma proprio tutto. Magari l’aria sempre frizzante, la vista del mare anche in pieno inverno. Ma si “aggiustava” tutto, in qualche modo. Un blocco di borghesia granitica mai eccessiva né eccelsa a conquistare ogni tipo di maggioranza politica, nella fattispecie anni di centrodestra ma vale lo schema anche per il gentile e discreto regno di Rosario Olivo. Della serie, nemici mai e al massimo, ma se proprio è il caso, avversari prima delle urne.
Stavolta è diverso invece. Man mano che si avvicina il voto la sensazione netta è che stavolta il “banco” sia saltato. Il “banco” del nucleo borghese e moderato a controlar voti agevolmente. Il “banco” rigorosamente trasversale che non deve mai perdere ma solo gestire. Stavolta è saltato ed è troppo presto per capirne le vere ragioni.
Iconografia del “banco” che è saltato è la candidatura del prof Valerio Donato che utilizzando una vecchia tessera del Pd, quello dell’ideologia catanzarese di Agazio Loiero e dei suoi imprenditori al seguito, ora è rigorosamente in campo per la poltrona di sindaco. Ovviamente senza la palla al piede del Pd e tutto proiettato a squartare il centrodestra prendendone il vero retaggio, centrodestra che ovviamente e proprio per questo è ancora senza candidato. Come lo “sposo” che non aspetta altro che la “sposa” consumi i suoi tempi. Già, ma quale centrodestra è pronto a “sposare” Valerio Donato? La partita è tutta qui, che non è poco. Perché se da un lato è ormai chiaro a tutti che la regnanza regionale dei partiti di centrodestra non fa nulla per individuare il candidato, convinta che c’è già in campo ed è Valerio Donato, dall’altra proprio quest’ultimo mette ai margini della partita chi ha rappresentato fin qui almeno tre quarti del centrodestra catanzarese, cioè Mimmo Tallini e Sergio Abramo. Unendoli nello scarto quando magari uniti non lo sono più. E “salvando”, Donato, il retaggio di Wanda Ferro che infatti non nomina affatto. Punta insomma a spaccare il quadro di un tempo, Donato. Dando voti e salvando Fratelli d’Italia e Lega ma di fatto mettendo a bordo campo Forza Italia perché forte dell’appoggio del coordinatore regionale azzurro e cioè Mangialavori.
Il disegno è cioè quello di far gara con il retaggio del centrodestra (peraltro in formato trasversal con amicizie che sorridono dalle parti di Loiero ma non solo) senza però far patti con lo storico della città e cioè Abramo-Tallini. È possibile questo a Catanzaro e sempre nel campo del centrodestra venendo tra l’altro da una tessera Pd? Oppure è questa l’unica strada?
Mimmo Tallini, tra i più scaltri in circolazione e ben consapevole che il “banco” ormai è saltato a Catanzaro anche tra le fatture più importanti e prestigiose, fa due operazioni di contropiede. Da un lato smaschera il progetto “vibonese” che secondo lui sta dietro Donato e dall’altro include nella partita degli esclusi, da parte di Donato, proprio Wanda Ferro. Che invece Donato, non a caso, non nomima mai. Della serie, secondo Tallini, eravamo tutti assieme quindi o si salva tutto il vecchio centrodestra catanzarese o non può farlo un singolo pezzo.
«Donato – scrive Tallini – ha pensato evidentemente di guadagnarsi i favori dell’opinione pubblica, presentandosi come il “nuovo che avanza”, ma man mano che passano i giorni si disvela il suo disegno perverso, in buona parte riuscito, quello di mettere assieme il peggio dell’Amministrazione Olivo e il peggio del centrodestra che è stato accanto ad Abramo negli ultimi anni. Il professore abituato a bacchettare i suoi allievi ha però fatto male, malissimo i suoi conti, perché non si è accorto di avere “bocciato”, assieme a Tallini e Abramo, tutta la storia del centrodestra catanzarese, una storia che potrà non piacere a lui, ma che noi rivendichiamo con orgoglio. E’ la storia del buon governo di Sergio Abramo, di Michele Traversa, di Wanda Ferro. E’ la storia di realizzazioni come il Parco della Biodiversità, del Teatro Politeama, dell’Arena Magna Graecia, del Marca, del San Giovanni», afferma ancora Tallini. «Oggi registro solo che la sua è una candidatura etero-diretta da Vibo Valentia e dagli esponenti politici di quella città. Quale peggiore atto di sottomissione della città di Catanzaro?».
«Donato pensa di ottenere dalla parte malata del centrodestra calabrese quello che il suo partito, quello di cui aveva la tessera in tasca solo due giorni fa, gli ha negato. Resto a disposizione del professore Donato per un confronto pubblico, magari televisivo, in cui potremo confrontarci in maniera documentata sul tema dei poteri forti, degli interessi economici, degli intrecci tra politica e colletti bianchi. Il centrodestra vero, quello che non ha bisogno di piccole mance per vendersi, reagirà con la dovuta forza e il dovuto orgoglio a chi vorrebbe ucciderne la storia», conclude Tallini.
Non da meno, ma con meno ardore, la replica di Sergio Abramo.
«Ho avuto modo di leggere le parole del candidato a sindaco Valerio Donato riguardanti la mia persona – commenta Abramo -. Con la stessa stima e lealtà che dice di nutrire nei miei riguardi, rispondo a lui con alcune semplici considerazioni che ritengo a questo punto doverose. Donato mi esclude dal suo progetto politico, ma io credo che per escludere qualcuno da qualcosa ci sia bisogno che quel qualcuno si sia fatto avanti in qualche modo. Non avendo mai bussato alla porta di Donato per discutere di nulla, mi chiedo perché abbia sentito il bisogno di chiarire che mi esclude se io non l’ho mai cercato».
Il “banco” è saltato a Catanzaro. Quel sornione e amicone “banco” che tutto ha tenuto e tutto ha permesso. Lungo un corso che è carino assai. Ma è saltato per davvero e non è dato sapere per il momento con quali conseguenze appresso. Nell’mmediato magari solo stracci a volare con il vento.
Solo Boccia è in grado di definire Donato il “passamontagna” di Abramo, tutor Pd in tour a Catanzaro in queste ore. Semmai potrebbe materializzarsi esattamente il contrario. Ma se è per questo è lo stesso Boccia che ha selezionato l’imprenditrice delle rotaie, Ventura, alla presidenza della Regione. Sappiamo tutti poi come è andata a finire…

I.T.