«Presto avremo 5mila casi al giorno, anzi li abbiamo già…»

Nelle stanze dei vertici delle aziende sanitarie si pesa il timore e si contano migliaia di tracciamenti alle spalle perché mancano (sin dall'inizio della pandemia) i laboratori per processare i tamponi biomolecolari. «Il dramma è per le famiglie chiuse in casa e senza una data certa». Occhiuto ne è consapevole: dobbiamo prepararci ad ogni scenario. E lunedì scatta il “semaforo” scuole, diversi i sindaci che chiudono tutto per precauzione

«Non fatemi esporre, non è proprio il caso. Non è il momento e mi accuserebbero di generare allarme. Ma se penso alla “mia” Asp e metto nella mischia anche le altre io credo che al momento abbiamo non meno di 5mila casi di Covid al giorno in Calabria, sempre in base ai tamponi effettuati. Ne viene conteggiata solo una minima parte perché ve ne sono una marea di tamponi positivi ancora “fuori sacco”».
Preferisce, lo si è intuito, mantenere l’anonimato “l’alto in grado” di un’Asp conterranea che conosce più o meno tutto sul tracciamento Covid sin dall’inizio della pandemia. «È vero – incalza – che anche l’antigenico può e deve finire bel bollettino quotidiano ma spesso e volentieri non accade e non fatemi dire il perché. In ogni caso anche quelli regolarmente trasmessi dai laboratori e dalla farmacie all’Asp non sempre finiscono simultaneamente nei tabulati che la Protezione civile trasmette nella piattaforma ministeriale. È un discorso complesso, che poi si chiude in qualche modo quando le Asp confermano i tamponi biomolecolari. Ma proprio questo è il problema, siamo tutti in grandissimo ritardo e con migliaia e migliaia di tamponi arretrati. Altrimenti, mi creda, avremmo non meno di 5mila casi al giorno cosa che non escludo affatto accadrà in questo mese di gennaio».
Scenario quindi a tinte “fosche” quello delineato “dell’alto in grado” di un’Asp calabrese che poi si rende conto del disservizio. «È colpa di chi da 2 anni non si rende conto che andrebbero intensificati i laboratori per processare i tamponi biomolecolari. Non è giusto tenere in casa migliaia di famiglie per settimane in attesa di tracciamento definitivo, in entrata o in uscita. Così come non è giusto tenere “fuori sacco” positivi che se ne vanno liberamente in giro».
Che la situazione sia tutt’altro che rosea, nonostante i proclami e l’ottimismo d’ufficio e di stagione, ne è consapevole per primo proprio Roberto Occhiuto che in giornata ha riunito l’Unità di crisi anche con i direttori generali e commissari delle aziende sanitarie e ospedaliere. «Nelle prossime settimane c’è da prepararsi ad ogni scenario, anche emergenziale» ammette il presidnete della Regione. «Per fortuna – aggiunge – grazie alle vaccinazioni e al senso di responsabilità dei calabresi stiamo arginando un problema che avrebbe potuto generare la zona rossa. Ma c’è la rete ospedaliera che è sotto pressione soprattutto per i ricoveri in area medica. Abbiamo pensato ad incrementarne ancora il numero. L’implementazione è in parte già avvenuta perchè quando mi sono insediato ce ne erano 1.040. Probabilmente nei prossimi giorni se ne attiveranno altri 70, ci stiamo ancora ragionando. Si sta ipotizzando di utilizzare come Covid hospital i presidi sanitari di Rogliano, Cariati e Tropea, e di attivare in tempi strettissimi e grazie al personale messo a disposizione dalle Asp Villa Bianca,Catanzaro».
«Poi stiamo valutando – aggiunge ancora – anche le possibilità offerte dalla telemedicina per curare a casa molti pazienti che potrebbero essere assistiti a domicilio e che spesso sono ricoverati nei nostri ospedali senza averne davvero necessità. Lo faremo grazie alla collaborazione del dottor Miozzo in modo da decongestionare la pressione sulla rete ospedaliera: un progetto che la Regione Calabria sta portando avanti in sinergia con l’Ospedale Gemelli di Roma».
Nel frattempo, da lunedì, è “semaforo” scuole, a tratti lampeggiante e a trattoi rosso fuoco. Occhiuto per primo ha ammesso che le terrebbe chiuse tutte per qualche settimana se non fosse contrario l’indirizzo del governo e quindi sotto schiaffo di facile revoca. «Ma se i sindaci le chiudono la Regione non si opporrà» ha detto, quasi a incoraggiare le singole amministrazioni comunali. Che nel frattempo si organizzano. Praticamente scuole chiuse in quasi tutti i centri del Tirreno cosentino, della Piana di Gioia Tauro e dell’entroterra del Vibonese. In dubbio Locri e la Locride, chiude invece Soverato. Nel Cosentino chiude San Giovanni in Fiore, Acri, Cariati, Bisignano. Ci “riflette” Catanzaro, Cosenza, Rende, Reggio Calabria. La partita è tutta aperta, anche quella degli immancabili ricorsi al Tar. Il braccio destro di Figliuolo ammette che non sarebbe una follia respirare ancora un po’ con le aule chiuse, l’iperpragmatico presidente del Veneto Zaia confessa che se pure si tornasse in classe a febbraio non sarebbe una irrazionalità. De Luca in Campania chiude tutto, sfidando opportunismo politico e scontata revoca di Palazzo Chigi. Che invece tira dritto, testa bassa. È la voce del ministro all’Istruzione che fa da “ventriloquo” alla regnanza: lunedì tutti a scuola…

P.W.