Sacal, “decollano” sospetti e veleni con un “bidone” dietro l’angolo…

Il governo mette fretta, il ritorno in mano “pubblica” prima di Natale. Ma il rischio è riacquistare quote che valgono di più rispetto a quanto speso dal socio privato. Nel mentre si erge il ruolo fin qui oscuro della Camera di Commercio di Catanzaro con Daniele Rossi (presidente) ex consulente di Spirlì alla Regione...

Il “detonatore” lo ha offerto gentilmente una interrogazione nel corso del question time alla Camera che il deputato leghista (e lametino) Furgiuele ha rivolto al ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini. Che fare ora con Sacal per scongiurare la revoca della concessione “minacciata” da Enac (assieme ad un esposto in procura e ad approfondimenti sugli scali di Crotone e Reggio)?
La risposta diventa “l’esplosivo”, non è dato sapere quanto e se gradita o persino eterodiretta proprio da Furgiuele. È stato avviato un procedimento di revoca di concessione alla Sacal, “colpevole” di essere passata in mani private “nottetempo”, diciamo con una specie di colpo di mano. Processo di revoca iniziato il 22 di novembre con validità a scalare di 30 giorni, come una micidiale clessidra che scade a ridosso di Natale. Se entro quella data Sacal non sarà rientrata in mano “pubblica”, con il socio di maggioranza che deve diventare inevitabilmente la Regione, Enac procederà alla revoca della concessione e al commissariamento.
«Il commissariamento è disposto a garanzia della continuità aziendale nelle more dell’individuazione di un nuovo concessionario – ha detto il ministro – . Il procedimento non è ancora concluso e là dove dovesse essere ristabilito il controllo pubblico della società Enac provvederà ad archiviare il procedimento di revoca».
Un mese di tempo prima della “fine”, qualche giorno nel frattempo è già passato. Come un barattolo di marmellata frettolosamente richiuso (ma con le mani ancora imbrattate) Sacal dopo “l’agguato” si dice disponibile a rimettere quelle quote pubbliche acquistate sul piatto nottetempo (con la complicità stratificata di tanti). A voi, pare di sentire. Ricompratele ste quote così si riavvolge il nastro, facciamo che non è successo niente così l’Enac non va in procura e magari lascia pure la concessione. Rischioso per Roberto Occhiuto, che sente e non da oggi puzza di bruciato. Non teme solo l’esposto di Enac in procura, in divenire e minaccioso. Magari, questo il sospetto, la procura s’è mossa già di suo perché qualcuno prima di lui ha firmato delibere di giunta assicurando acquisto di quote Sacal che poi non è avvenuto. A naso, potrebbe essere un reato per quelli che c’erano in “quella” giunta e che magari in parte ci sono ancora.
Occhiuto non si fida. E lascia intendere che di riavvolgere il nastro non se ne parla, meglio semmai riacquistare ora le quote Sacal private in “eccendenza”, così da rientrare in maggioranza pubblica. Già, ma a che prezzo? Se compra ora la Regione le quote dell’aumento di capitale che è valso al socio privato la scalata chi garantisce che con denaro pubblico non si va in qualche modo a “foraggiare” lo stesso un business del privato?
La partita è complessa, ormai è viscida. Così come piuttosto misterioso è lo sforzo retroattivo teso a ridisegnare la presunta “scena del crimine”. Perché tutti i soci pubblici minoritari hanno consentito la scalata del socio privato?
Sergio Abramo (Comune e Provincia di Catanzaro) in qualche modo la sua l’ha detta. Non si poteva ricapitalizzare in presenza di altri e più importanti adempimenti. Gli ha risposto Tallini, per primo. Rigirando la domanda al contrario, e cioè perché Abramo ha ricapitalizzato altre partecipate e non Sacal?
Silenzio assoluto poi dalle parti del Comune di Lamezia, commissariato in quella fase. Quale il criterio usato per non sborsare i quattrini necessari all’adeguamento del capitale?
Ma il mistero forse più fitto abita nella Camera di Commercio di Catanzaro. Tutti soci pubblici di minoranza che, anche singolarmente, avrebbero consentito con l’aumento di capitale richiesto il mantenimento della maggioranza in quota pubblica. Ma neanche la Camera di Commercio guidata da Daniele Rossi accetta la “sfida” e l’aumento di capitale. Si sfila, e per il socio privato è vera autostrada. A più corsie, la prima e centrale “offerta” dal mancato acquisto di altre quote pubbliche prima promesso e poi non realizzato dalla Regione a guida Spirlì.
Strano destino in “volo” tra Spirlì e Rossi, a tal proposito. Uniti dalla mancata ricapitalizzazione (Regione e Camera di Commercio) ma uniti anche da una consulenza che nel febbraio di quest’anno proprio Spirlì ha offerto a Rossi (delibera 63 del 18 febbraio del 2021). Una consulenza diretta, personale, di quelle cui può avvalersi la presidenza della giunta regionale. Di quelle che solitamente si elargiscono per l’unico ed esclusivo interesse comune che poi è quello di salvare la Calabria…

I.T.