Caso Falcomatà, inizia la 2 giorni ad alta tensione in casa Pd

Riunione del gruppo reggino del partito, compresa la rappresentanza in Comune, con il commissario Graziano. «Può accadere di tutto» filtra dallo Stretto. Mercoledì riunione di coalizione e decisione del Nazareno. Nel centrodestra attesa per il capogruppo della Lega mentre il super settimo assessore non sarà Bertolaso

È una serata ad alta tensione quella in casa Pd lungo lo Stretto. La prima delle 2. Propedeutica, ma non decisiva. «Può accadere veramente di tutto» filtra dalle intercapedini griffate del potere reggino e regionale. «Di fatto Falcomatà si è già posto fuori dal Pd, ora tocca a noi provare ad esistere…». Con questo scenario sullo sfondo si incrociano le diverse sfumature del Pd reggino, compreso quello che risiede in consiglio comunale. Era prevista la presenza di Boccia, in qualche modo. Ci sarà invece, con ogni probabilità, “solo” il commissario Graziano segno evidente che il grosso della partita si gioca poi domani, mercoledì. Dove è attesa in serata la riunione di coalizione e soprattutto il pronunciamento del Nazareno, la posizione definitiva attorno a quello che è ormai il vero e proprio “caso” Falcomatà. Il sindaco che deve autosospendersi avendo però individuato come detentori del potere (Comune e Città Metropolitana) esponenti amministrativi tutt’altro che di casa Pd. Un vero e proprio affronto, secondo i più. Un distacco definitivo dal partito, la corrente di pensiero che invece anima una fetta importante del partito regionale. Un segnale, non solo politico, tutto da interpretare invece per tutti con qualcuno che si spinge a considerare senza strategie il sindaco, «oppure se ne ha sono di stampo suicida».
Ma perché Falcomatà ha provato e prova a mettere sostanzialmente alla porta il Pd dalle stanze del potere amministrativo reggino? Ha a che fare con il congresso regionale la faccenda? Con il futuro individuale di Falcomatà o piuttosto con qualcosa di importante che bolle in pentola per tutti?
Chissà. Poche ore e in ogni caso la posizione del Pd, e poi del centrosinistra, sarà definita. Dentro o fuori la maggioranza? Si spingerà il muro fino a farlo cadere? Anche questo non è un incrocio da poco perché dalle parti del centrodestra non arrivano, sponda Forza Italia, braccia aperte alla continuazione della legislatura in ogni caso. Della serie, gli azzurri che si rifanno allo strapotere di Ciccio Cannizzaro minacciano pure di lasciare l’aula, mostrando evidentemente al sindaco Falcomatà che su di loro non sarà possibile contare se per caso ha in mente di sostituire il Pd. Del resto c’è un equilibrio regionale, tra Pd e Forza Italia, appena in fasce in consiglio e in divenire e la “bomba” reggina potrebbe essere solo di disturbo. Anche perché la maggioranza di centrodestra alla Regione ha ancora le sue ultime pratiche da “sbrigare” prima del mare aperto della legislatura. C’è il settimo, o primo, super assessore che Occhiuto deve annunciare urbi et orbi. Mistero ancora sull’identità ma poco mistero invece sulla non identità. Non sarà Guido Bertolaso, almeno questo pare certo ormai. C’è poi la vicenda Tilde Minasi, assessore esterno della Lega. La morte di un senatore potrebbe “chiamarla” a Palazzo Madama in surroga ma lei non ci vuole andare e spera tanto che Salvini la confermi in giunta regionale in Calabria. E c’è pure ancora da delineare il capogruppo in consiglio regionale, sempre del Carroccio. Non sarà ad alta tensione come la serata Pd a Reggio, ma anche la Lega stasera si incrocia per provare a individuare con nettezza il “capo” in aula. Pareva una formalità, e invece…

I.T.