Il casting è congelato (ma stavolta rischiano tutti al Nazareno…)

Il (poco) clamoroso ritiro di Ventura non lascia soltanto in “mutande” il Pd ma potrebbe scatenare una complessiva messa in mora dell'asse Letta-Boccia (Graziano di fatto è già un ex commissario...). E all'orizzonte altre nubi nere e dense si intravedono...

Il Fatto di Calabria in splendida solitudine ha dato conto nei giorni scorsi di come sia arrivata la nomination di Ventura nel “taschino” di Conte, naturalmente quando l’ex premier aveva una sigla con sé e non agiva a titolo personale come sta accadendo da qualche ora. È stato l’ex ministro Spadafora a sussurrare a Conte il nome dell’imprenditrice del “rilevato ferroviario”. Questione di Unicef, di giri romani, magari di altro. Conte non ha faticato molto ad accoglierlo con il sorriso pieno e da lì alla condivisione con Boccia e con il “tavoliere” delle Puglie è stato un gioco da ragazzi. Come un “frecciarossa”. Letta ha solo preso atto che s’era realizzata una specie di prodezza, persino con il governatore della Puglia Emiliano a mettere bottiglie di champagne in frigo pronte per essere stappate. Puglia generosa, per i Ventura’s. Che incrociano i destini di Conte e Boccia nelle carte di studi legali e professionali di estrema generosità. Il giochino si regge dall’alto con Letta in una delle sue proverbiali performance di incapacità politica di tenere il timone del comando e dal basso con il commissario Graziano improvvisamente diventato “romantico” nella terra di Calabria, ed evidentemente meno lucido di quanto per solito gli è possibile. E così che possano girare carte strane, inquietanti, imbarazzanti a metà tra i Nicoscia (uno dei tanti codici fiscali degli Arena di Isola) e un più civile (ma grossolano) conflitto di interessi (i Ventura hanno appalti plurimilionari in giro, ovviamente anche in Calabria) a Conte e Boccia non è mai importato nulla, a Letta nemmeno per conformazione ontologica e figurarsi poi al “romantico” Graziano. Ma le carte giravano, giravano. E non è detto che abbiano finito di girare. Come un cielo nero nero di nubi “suonanti” all’orizzonte, con tuoni a far tremare le finestre. Ma niente. Ventura non s’è mai fermata e soprattutto nessuno le ha consigliato di farlo. Dalla sede centrale di campagna elettorale, alla società di marketing nazionale, a tutto l’armamentario che naturalmente si autofinanziava con risorse proprie (una specie di affare in franchising per il Pd) s’è andati avanti fino a sbattere il muso nella pozzanghera di fango. Che oggi c’è più di ieri, e schizza dappertutto.
Chi risponde ora in questa parte di campo di questa ennesima e deprimente battuta d’arresto? Non certo Conte, che non ha sigle al momento e ha cose più serie a cui pensare. Forse Boccia? Perché non dice due parole il responabile enti locali del Pd e decisivo sponsor di Ventura? E perché non Letta? Fino a prova contraria non fa di mestiere il segretario nazionale di un partito (il più importante nel campo progressista) che tutto dovrebbe correre come rischio tranne quello di essere accoltellato a viso scoperto da una interdittiva antimafia? Dirà una parola Letta a tal proposito? Risponderà a modo suo a chi dal “territorio” a questo punto chiede primarie o de Magistris? E con quali argomenti calerà al contrario un nuovo “papa nero” tirato a sorte da un casting che fa fatica a farsi allestire stavolta, si temono lanci di uova e pomodori?
Certo di tutto questo non può rispondere Graziano. O non solo Graziano. Chiaramente ormai e a tutti gli effetti un ex commissario…

I.T.