«Longo incontriamoci, il nemico comune è la migrazione sanitaria…»

  Il vicepresidente Unindustria Sanità Calabria e presidente della sezione di Confindustria Cosenza, Giancarlo Greco, dopo i due Dca sospesi dal Tar e che «avrebbero finito per penalizzare oltremodo soprattutto i pazienti della provincia di Cosenza. I Lea sono sprofondati nuovamente, basta tagli ingiustificati»g

 «Non possiamo che ritenerci soddisfatti nell’aver appreso che due importanti Dca (il 49 e il 50) emanati dalla struttura commissariale sono stati sospesi con effetto immediato dal Tar Calabria. Entrambi andavano ad incidere pesantemente, e negativamente, nel saldo già difficile della migrazione sanitaria calabrese e della provincia di Cosenza in particolare. Dca con pesanti tagli dentro a danno dei pazienti e cittadini calabresi… ».

Giancarlo Greco, vicepresidente di Unindustria Sanità Calabria e presidente della sezione di Confindustria Cosenza, considera piuttosto emblematico questo passaggio, «fortunatamente bloccato dal Tar…» Erano così “pericolosi” questi Dca emanati dalla struttura commissariale?

«Pericolosi, come li chiama lei, no. Molto dannosi sì, per i cittadini naturalmente. Eccome. Quei Dca ridefinivano i budget e i tetti di spesa degli erogatori privati calabresi, spostando ingenti risorse verso alcuni settori a danno evidentemente di altri. Fortemente penalizzati da quei Dca i pazienti che necessitano di interventi cosiddetti di Apa-Pac, con un taglio di ben 11 milioni di euro su scala regionale e di 7 milioni solo nella provincia di Cosenza. Taglio che avrebbe provocato immediatamente un incremento drammatico della migrazione sanitaria, che proprio in provincia di Cosenza registra la sua percentuale più alta dal momento che il 40% di tutta la spesa fuori regione trae origine da pazienti che risiedono e che vorrebbero ricevere cure proprio in provincia di Cosenza…».

Quindi ancora una volta si andava ad incidere in modo negativo nel contrasto alla migrazione cosiddetta passiva dei malati calabresi? Si giocava a perdere?

«Ma certo, più o meno consapevolmente, sia chiaro. Un’altra mazzata nel saldo delle prestazioni da erogare e offrire ai pazienti, un taglio pesante. Le ricordo che i Lea, i livelli minimi di assistenza, sono rimpiombati negli inferi, a 125 punti quando il livello minimo accettabile è di 160. La Calabria è l’ultima in Italia per prestazioni minime erogate e la struttura commissariale che fa? Taglia ancora. Incomprensibile davvero. Per fortuna ci ha pensato il Tar a congelare tutto, ora se ne riparla ad ottobre per la discussione di merito».

Ma secondo lei è chiara la strategia del “comando” della sanità calabrese? Perché non si opera all’unisono per migliorare la situazione?

«Non è chiaro, e non da oggi, il perché si continui a perseverare in questa politica di indiretto incremento alla migrazione sanitaria. Ci auguriamo che si possano evitare in futuro ulteriori Dca così penalizzanti per i cittadini calabresi. Perseverare in questa direzione, oltretutto esponendo altri Dca ad altri ricorsi ancora con ulteriore perdita di tempo per tutti, non farebbe certo bene a nessuno e non gioverebbe al contrasto alla migrazione sanitaria. Che resta la sfida di tutti. Ed è per questo che mi sento di rivolgere un appello…».

Siamo qui anche per questo…

«Mi rivolgo a Longo, che è ben altra cosa rispetto al suo predecessore, il “generale” che, parole sue, impersonificava la legge e poi abbiamo visto come è andata drammaticamente a finire. Mi rivolgo al dg Brancati. Mi rivolgo a Spirlì, che non ha mai fatto mistero di rappresentare i calabresi indifesi in Cittadella. Il disastro Covid (che si è solo preso una pausa, purtroppo) ci ha ricordato dopo tre ondate che il nostro sistema regionale sanitario è al collasso. Dobbiamo lavorare insieme (sindacati, associazioni di categoria e istituzioni) e correre verso la stessa direzione, senza trappole. La salute è di tutti. Basta tagli, basta irrazionalità, basta pregiudizi e incomprensibili contrapposizioni tra strutture pubbliche e strutture convenzionate. Incontriamoci e sediamoci tutti attorno ad un tavolo, lo stesso tavolo. La partita della Calabria, e dei calabresi, riguarda tutti…».

I.T.