L’agguato (fallito) di Lotti in Calabria

È lui il vero sconfitto dopo il blitz tentato dalla corrente Pd “Base riformista”. Dal candidato alla presidenza senza coalizione, ai consiglieri da piazzare, fino al segretario regionale già individuato

È Luca Lotti il vero sconfitto nella sciagurata partita del Pd in Calabria. Molto più di Nicola Irto e forse nonostante Nicola Irto, nel senso che il giovane ex presidente del consiglio ha più subito che tratto giovamento dalla forsennata lotta tra correnti. All’ultimo sangue e all’ultimo coltello. Finendo per rimanerne stritolato, almeno per ora. Ben oltre i suoi demeriti.
Ma il blitz, il vero e proprio “agguato” tra le cose di Calabria (ovviamente fallito), lo ha disegnato proprio l’ex braccio destro di Matteo Renzi. Che con una corrente in mano, “Base riformista” (cioè il nucleo parlamentare forte del partito ma esiliato al Nazareno), ha provato a capitalizzare il massimo in Calabria e dalla Calabria. Naturalmente con la vittoria elettorale del centrosinistra come ultimo obiettivo sullo sfondo, persino assente del tutto dal radar. Come è noto, del resto, nell’intifada tra correnti non è certo vincere di gruppo la cosa più importante ma solo di “frazione”. Di corrente appunto. Anzi, più perdono le altre di correnti e più si vince.
In questa logica Luca Lotti “innalza” Nicola Irto a candidato governatore. Corrente di Irto, certo, quella di Base riformista. Ma che poi s’è rivelata essere più che altro “gabbia” per l’ex presidente del consiglio regionale. Perché grazie alla impalpabile complicità del commissario Graziano tutto si fa, attorno a Irto, tranne che costruire adesioni nel partito e coalizione di centrosinistra appresso. Niente di niente anche perché non era questo l’obiettivo di Lotti, ovviamente. E poco importa se a salire al decimo piano della Cittadella doveva essere poi il centrodestra, nei suoi piani. L’importante è capitalizzare al massimo la tornata.
I conti della serva sono presto fatti.
A Reggio il fortino, la “base”. Con due consiglieri regionali incassati a prescindere dalla sconfitta annunciata (e perseguita). Nicola Irto, appunto, e Mimmetto Battaglia. Che è così centrale nel disegno di Lotti d’essere stato in grado di farsi cucire addosso tutto il progetto. Nella fascia centrale della regione praterie aperte per l’ingresso in consiglio regionale del sindaco di Soverato Alecci, senza avversari dalle sue parti nell’intera circoscrizione. E sono 3 consiglieri comunque eletti e tutti di Luca Lotti.
Nell’immenso perimetro di Cosenza invece il vero e proprio Vietnam, secondo i piani di Lotti. A scannarsi tra di loro nella lista Pd e con una lista del presidente indebolita dall’intifada tra correnti e coalizioni. Un po’ di tifo per Mimmo Bevacqua, abbondantemente ricambiato nel senso che Franceschini dialoga con questa corrente e questo mondo. Ma niente di che poi. Cosenza doveva essere solo un bagno di sangue per Luca Lotti, con un seggio solo da scannarsi a morsi e una timida speranza (ovviamente di corrente) nella lista del presidente. Il grosso della partita elettorale, evidentemente, incassato tra Reggio e Cosenza e con una sconfitta da gestire in tranquillità in Regione da assoluto dominatore. Dopo tutto cosa vuoi che sia il centrodestra al potere, non è mai stato un problema questo per nessuno.
Sullo sfondo il sigillo, la conquista finale per Luca Lotti da cui poi disegnare nuove traiettorie. La segreteria regionale del partito, la prima dopo la stagione dei commissariamenti. Sempre a Reggio, e sennò dove. Il nome già scaldava e scalda i motori, al secolo Seby Romeo. Sì, proprio lui. La ciliegina finale sulla torta di Base riformista con coreografia di Luca Lotti. Seby, per gli amici dalla Locride allo Stretto. Una vecchia conoscenza un po’ per tutti. E un po’ per tutto…

I.T.