In attesa della “botta” Rende ri-scopre i “RendeSì”

Il nuovo movimento politico-culturale di cui fa parte l'ex assessore Pierpaolo Iantorno. «Gli ultimi dieci anni ci siano da insegnamento, per questo preferiamo scendere in campo da subito. Vogliamo unire le forze sane e presenti nella nostra città»

Tra il “fulmine” e il “tuono” può passare anche del tempo, a volte. Dipende da quanto è lontano il “temporale”. Ma una cosa è certa, il boato prima o poi arriva se il fulmine è stato ben visibile e tutto si può dire, a Rende, tranne che il cielo non si sia illuminato a giorno negli ultimi tempi. Nubi assai scure e minacciose si apprezzano abbastanza agevolmente all’orizzonte e non è difficile prevedere che il peggio, sostanzialmente, deve ancora arrivare. È dietro l’angolo. Una sorta di ultima fermata, di capolinea di una stagione amministrativa e politica (due lustri almeno) che potrebbe consegnare Rende dentro il girone degli inferi. Con una risalita etica e politica, prima che amministrativa, che rischia d’essere più complicata del solito.
Rende insomma, il giardino illuminato e progressista di Calabria, è a due passi dal fango impastato. E fa più male, e “sporca” di più, perché si consuma in un perimetro urbano che ha conosciuto e aperto versanti pioneristici in Calabria e nel resto del Mezzogiorno sotto il profilo sociale, economico, culturale. Rende di tutti, Rende per tutti, Rende “villaggio” globale del Mezzogiorno che non si rassegna e che detta la sua rivincita, vive iconograficamente il periodo più decisivo e insidioso della sua storia. E le previsioni non sono delle migliori.
C’è qualcuno però che non si rassegna alla deriva, al finale annunciato. Che alza il freno a mano nel mentre prova a “seminare” semi di rinascita. Giovani, professionisti, rendesi dentro. Rendesi di Rende e rendesi di una Rende che è di tutti e per tutti così come da tradizione. Semplicemente rendesi. Anzi, RendeSì, acronimo di una appartenenza culturale prima che territoriale ma anche orgogliosa, da incitare. Da ribadire con forza.
RendeSì è anche il nome del movimento politico-culturale che è stato presentato nei giorni scorsi da un gruppo di giovani professionisti della Rende che li ha cullati negli anni migliori. C’è l’ex assessore Pierpaolo Iantorno a promuovere il gruppo, ispirato e motivato dall’appartenenza e dal progetto di rinascita della loro città. Un progetto di rivalsa rispetto agli ultimi dieci anni ma anche un progetto identitario che non può che recuperare ed esaltare la storia recente della più progressista delle città calabresi. Iantorno ha lasciato da assessore con Manna una postazione di peso come quella del Bilancio e Personale. Perché lo ha fatto? «Qualcuno ha deviato il percorso e disatteso il programma – ha detto tra l’altro in sede di presentazione dell’associazione -. È stato ingannato il popolo, noi con questi non vogliamo stare. Porteremo avanti le nostre idee e ci confronteremo con gli altri gruppi. Le regole sono fondamentali per dare forza al progetto. C’è spazio per tutti quelli che vogliono impegnarsi davvero per Rende. C’è bisogno di una squadra vera, aperta ma coesa. La nostra città non si amministra con una sola persona al comando. Solo una squadra che condivide un obiettivo comune può raggiungere l’impossibile…».
Già, l’impossibile. Ma è proprio così certo che sia impossibile? E perché la sfida ora a 3 anni dal voto amministrativo? C’è dell’altro sotto? Iantorno non cade nella trappola ma nemmeno si sottrae. Nessuna ambizione o ruolo in campo alle Regionali, chiarisce. «Era il tempo giusto, questo, della decisione. Non si può certo dire che la decisione sia giunta all’improvviso e prima ancora del previsto. Serviva agire e non subire. Noi l’abbiamo fatto. Il tempo, poi, è galantuomo…». Sì certo, è galantuomo e raramente tradisce. Come le nubi nere all’orizzonte e i “fulmini” nel cielo di Rende. Prima o poi il “tuono” arriva…

I.T.