Italia “Vira”, il Vangelo secondo i Matteo…

Sempre più convergenti le posizioni tra Renzi e Salvini con quest'ultimo a difesa netta dell'ex premier dopo il servizio di Report che immortala un incrocio in autogrill con Marco Mancini, dominus degli 007. Anche in Calabria le manovre sotto il tavolo non mancano...

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
 

Il coprifuico da abbattere, le riaperture da accelerare. E da ultimo una difesa senza confini, autobiografica e sentita, a proposito del servizio di Report che immortala un minisummit in autogrill con il re dei servizi segreti, Marco Mancini. È la “luna di miele” tra i due Matteo, Renzi e Salvini. Con quest’ultimo a immolarsi in nome e per conto dell’ex premier fino a gettarsi nelle fiamme, «anche io ho incontrato decine di volte agenti dei servizi segreti, il caso non esiste. L’importante è l’oggetto della conversazione, non l’incontro». Alzi la mano chi ha sentito qualche decibel a difesa di Renzi, in autogrill con lo “spione” Mancini, dalla parte sinistra dell’emiciclo parlamentare. Silenzio più assoluto che assordante. E che la “luna di miele” tra i due Matteo sia in stato più che avanzato lo testimonia in modo alternativamente proporzionale il disamore totale di Renzi per le vicende politiche contarrenee (a differenza delle conferenze e delle fatture “arabe”) e dall’altra parte il “cannibalismo” di Salvini che si prepara all’ultimo assalto dentro il centrodestra, non butta via niente pur di difendersi da Meloni che mette la freccia. Più che “luna di miele”, forse, passaggio di consegne politiche nel nome dei Matteo con Salvini a testimoniare in prospettiva la battaglia finale contro Conte, Prodi, i servizi segreti da “gestire” e tanto altro ancora. Un Matteo concentrato più sul Medioriente e le sue “fortune” e un altro ad alzare l’unico muro possibile contro il ritorno di Giuseppe Conte. Lo schema non è complesso, le incognite un po’ di più a partire proprio dalla freccia azionata da Giorgia Meloni. Ma è presto per contare i giri del motore. In mezzo, prima della sfida finale che si intraveve all’orizzonte, ci sono le amministrative di ottobre e le Regionali di Calabria. La partita sempre quella è. E non è mistero per nessuno ormai che Italia Viva “conterranea” è da un pezzo in fase di “riposizionamento” sotterraneo. Con i renziani di Calabria sottotraccia e a metà strada tra l’intraprendenza e l’attesa di nuovi ordini. Stefania Covello ha rotto gli argini e ha lasciato Renzi, intuendo evidentemente la “virata”. Ma non è chiaro per quali approdi e soprattutto con quale “ricevuta di ritorno”. Ernesto Magorno, invece, preferisce avvolgersi dentro la fascia tricolore da sindaco. Posizione niente male, più libera e con visuale da “centrocampo”. C’è chi giura di averne intuito le mosse e le movenze verso le ambizioni suggestive di Nino Spirlì, istrionico ma per niente fesso esponente di un “trasversal” di Calabria, ovviamente con marchio Lega sulla schiena anche se non troppo e non in forma esclusiva. Non poche le note di sostegno all’azione di Spirlì da parte di Magorno, sia pure legate a temi specifici. Ma è in divenire la “cosa”, se “cosa” sarà. Certo è che il nucleo di sindaci “trasversal” disposti a rivendicare la propria etnia in campagna elettorale non è più solo una suggestione, in Calabria. Magorno, giura sempre chi se ne intende, non sarebbe estraneo alla partita, naturalmente ancorata al centrodestra e tanto più se con Spirlì in qualche modo in partita. Conseguenza solo rediduale e periferica della “luna di miele” tra i Matteo. Con uno saldamente a capo dell’unica alternativa possibile al ritorno di Giuseppe Conte. E con l’altro, di Matteo, velocemente in uscita, invece. Dal protagonismo della politica, ma non certo dalla scena. E neanche dagli affari. I.T.