《Io i “pompieri” li ho chiamati ma il comandante a sua insaputa (Oliverio) non ha mandato nessuno…》

Disastro sanità di Calabria, il presidente dell'Aiop, Paolini, controreplica all'ex governatore: gli ho segnalato decine di volte criticità e anomalie, non ha mai risposto...

 Non si può neanche dire “meglio tardi che mai”.  La presa di posizione dell’ex Presidente Oliverio giunge fuori tempo massimo e fuori tema.

Arriva dopo sette anni da quando gli abbiamo mandato la prima sollecitazione definita “Proposte per il rilancio del servizio sanitario regionale” rimasta per tutto questo tempo lettera morta nonostante le innumerevoli sollecitazioni, preghiere, istanze, richieste di incontro. E non che avremmo voluto una immediata soluzione o una supina adesione alle nostre tesi. No, certo che no, ma una risposta, un confronto, uno scambio di idee, si, eccome. Invece niente. Neanche una sola volta in sette anni. So di non poter essere smentito, ma se ci fosse una prova diversa – documentata, non a chiacchiere – sono pronto a chiedere scusa sul punto.

D’altra parte la risposta è fuori tema perché non una sola parola è giunta – neanche adesso – sul merito della questione da me posta e cioè il disastro del servizio sanitario calabrese ed i responsabili. Ho allegato documenti con proposte ed indicazioni concrete e denunce, ma l’on. Oliverio si disinteressa di questo. Si interessa solo del mio lavoro delle mie parcelle, del mio conto in banca, addebitandomi, guarda un po’, la responsabilità di tutelare, nei Tribunali dello Stato Italiano i diritti dei miei clienti, contro le negligenze, le omissioni, le soperchierie delle burocrazie di ASP e Regione e spesso di vincere le cause. Insomma di far bene il mio lavoro e di riceverne compensi adeguati.

E questo secondo Oliverio – subdolamente ammiccante come se a lavorare onestamente e ad ottenerne la giusta remunerazione non fosse propriamente cosa dabbene – mi impedirebbe, almeno dal punto di vista morale, di parlare, di criticare, di denunciare, di proporre, di indicare responsabilità e fornirne prova.

Questa tipo di risposta vale – ahimè – più di cento o mille mie denunce. Sottende, cioè, una attitudine, quella del circolo “che-me-ne-frega-tanto-non-sono-soldi-miei” che si rivolge al consociato club “stai-zitto-perché-in-questo-schifo-ci-guadagni”.-

Ovvero, il gioco delle parti che ci ha condotto alla sciagura di sperperare, solo negli ultimi 10 anni 3 miliardi di euro (si proprio miliardi cioè 300 milioni ogni anno) di emigrazione sanitaria imposta. Il meccanismo l’ho già spiegato e non mi ripeto.

Qui interessa solo registrare che – secondo Oliverio – il sottoscritto in quanto rappresentante di coloro i quali cercano di opporsi ad una simile deriva, e talvolta ottengono ragione e risarcimenti, non dovrebbe/potrebbe parlare.

Ma non siamo tutti uguali.    E di grazia, secondo l’Oliveriopensiero chi potrebbe parlare se non i cittadini onesti che si rivolgono ai Magistrati per non soccombere ai soprusi? I tangentisti, i corruttori, gli ‘ndranghetisti, i pentiti, i corrotti?

A chi spetterebbe – secondo l’ex parlamentare e legislatore Oliverio – il diritto di critica politica? Cosa dovrebbe fare, nel mondo di Oliverio, chi fa bene il suo lavoro ma osserva – con cognizione di causa – lo sfacelo morale e politico in cui versa la sua Regione? Star zitto e girare la testa dall’altra parte?

Come ha fatto lui quando, qualche anno fa, gli ho rivolto la accorata preghiera di intervenire per sbloccare un pagamento riconosciuto definitivamente dal Tribunale di Reggio Calabria che diversamente, cioè se omesso, avrebbe prodotto – in favore dei miei rappresentati (ma a danno delle casse pubbliche) – centinaia di migliaia di euro che avrebbero potuto essere destinati alle tante necessità del servizio sanitario (naturalmente allego la copia del messaggio, non chiacchiere). Lui non mi ha neanche risposto, e alla fine l’ASP ha pagato quasi 1 milione di euro in più. Avrebbe potuto risolvere o fare qualcosa? Non lo so, secondo me si, ma non lo sapremo perché, intanto, non ha neanche risposto.

A proposito la stessa cosa sta avvenendo a Cosenza dove il Commissario Laregina e il Direttore Amministrativo Friolo non riescono proprio a rispettare lo Stato di diritto a dar seguito all’adempimento di ordini di pagamento confermati da sentenze definitive non una ma due, tre, quattro, cinque, sei, sette volte.

E nel frattempo gli interessi aumentano e  le parcelle si ingrossano. E i cittadini calabresi pagano. Io l’ho detto, e, naturalmente, lo documento nel dettaglio, chi vuole intervenire?)

A chi deve rivolgersi – in questi casi – il cittadino che intende fare, certo, il suo lavoro, ma avverte anche un senso istituzionale, una sorta di solidarietà civile, se non rivolgersi al Presidente della propria Regione, quello che nomina i direttori generali, ed amministrativi, che, è un politico amministratore e legislatore di lunghissimo corso, e che, seppur dice di non “toccar palla” nella gestione del piano di rientro, epperò qualcosa potrà pur dirla, potrà alzare la voce, potrà alzare il telefono, potrà rispondere e dire anche semplicemente “ho provato ma non ci sono riuscito”. Ed invece niente. Neppure un pigolio.

 Così come nessun flebile gemito nessun fremito di indignazione è giunto da nessuno, non dico dai Commissari (pure avvertiti) ma neanche degli anonimi ed inadeguati consiglieri regionali ed assessori quelli di prima, di prima ancora e quelli di adesso. Incapaci di dire una qualsiasi parola e di qualsiasi azione politica contro lo sconcio costituzionale di un commissariamento senza limiti che mortifica la Calabria ed i calabresi trattati da cittadini minori o minorati tanto da necessitare di tutela da oltre dieci anni.

Lo dico, se può far piacere ad Oliverio che lamenta di essere stato indicato come l’unico dei politici responsabili. No assolutamente non l’unico, ci sono pure tutti gli altri. E non è una bella compagnia. Lui è stato il più rappresentativo per la carica che ha ricoperto. Tutto qui. Ed è tanto, tantissimo.

 Ah, un’ultima cosa. E’ azzeccata la metafora di Oliverio con Nerone che osserva la città che brucia e nessuno chiama i pompieri. Mi ci sono rivisto, io ero uno dei cittadini che vedono le fiamme si accorge che aumentano e teme che possano distruggere tutto. E chiama i pompieri. Solo che il comandante dei pompieri era lui, Oliverio. A sua insaputa.

Enzo Paolini