“L’avversario” del Covid (per ora) è Varone…

Nessuna nomina al posto di Belcastro (interdetto in attesa del Riesame) a capo della task force ma il ruolo passa al delegato del soggetto attuatore (che è Spirlì). Restano però alcuni misteri...

Non c’è stato bisogno di nominare nessuno al posto di Tonino Belcastro a capo della task force di contrasto al Covid, come è noto interdetto dal gip del tribunale di Cosenza per un anno ma in attesa del Riesame. Della serie, dopotutto potrebbe pure rientrare se il Tdl sospendesse l’esecutività dell’interdizione. Non che il Coronavirus non meritasse un “titolare” dall’altra parte, in termini di contrasto. Ma di fatto la regnanza che oggi governa in Cittadella ha preferito semplicemente esibire un ruolo che in prima fila, nella burocrazia anti Covid, di fatto c’è già. Il nome è quello di Fortunato Varone, delegato del soggetto attuatore (che è Spirlì). A Varone viene dato incarico di avvalersi sia del personale della Protezione civile regionale che di quel personale regionale che abbia caratteristiche adatte ad intervenire nell’ambito dell’emerganza Covid. Della serie, perché mai sprecare carta e penna per altre nomine ancora quando di fatto un “capo” al comando del contrasto emergenziale al Covid c’è già, sia sotto il profilo della burocrazia regionale che di quello della Protezione civile (peraltro indicato da Santelli)?

Una scelta tutto sommato razionale, quella di Spirlì. Non foss’altro di rispetto sia per Varone (che ne è il soggetto attuatore al contrasto Covid in capo al presidente) sia per lo stesso Belcastro che ha da giocare in altra sede ancora la sua partita giudiziaria perché quella dell’interdizione emessa dal gip di Cosenza potrebbe essere solo la prima parte, il primo tempo. Varone collaborerà e dovrebbe restare a metà strada tra Spirlì e Longo, almeno sulla carta e naturalmente Covid permettendo. Poi se Belcastro dovesse ottenere dal Riesame altre “primavere” si vedrà, questo pare di capire ma per intanto la figura del soggetto attuatore (Varone) basta e avanza.

Tutto risolto quindi in termini di figure apicali di contrasto al Covid? Più o meno sì, anche se non del tutto. Anzi, per certi aspetti proprio per niente perché prima di arrivare all’investitura d’ufficio “in continuità” in capo a Varone sono circolati almeno altri due nomi (uno a uno, una donna e un uomo) che a turno sono andati a letto con l’investitura notturna del dopo Belcastro. Una in particolare, quella maschile, ha persino guadagnato i complimenti e le congratulazioni collaterali dopo le investiture mediatiche salvo non avere ancora niente nelle mani. Resta da capire perché ci si è spinti anche in modo mediaticamente stratificato a incensare un dopo Belcastro, nel contrasto al Covid, quando nessuna carta timbrata è mai stata siglata o protocollata. Forse che qualche ufficio estraneo alla presidenza della giunta ha intrapreso delle iniziative che naturalmente non avrebbe dovuto (né potuto) intraprendere? O sono nel frattempo intervenute altre logiche politiche spartitorie (o di continuità) pronte ad accaparrarsi comunque la poltrona del dopo Belcastro (che, di fatto, ha ancora la sua posizione in gioco e tutta da chiarire)?

Chissà. Certo è che la regnanza in Cittadella ha seguito la strada della semplificazione. In continuità. C’è già un delegato e basta e avanza e si chiama Varone. Dopo di che c’è il Covid, però. Che non ha molta intenzione di aspettare che la burocrazia compia le sue formule, cammina e se ne frega. Della serie, siamo comunque nelle mani di Dio. Anzi, anche di Natuzza visto che Varone ne è il nipote…

I.T.