Il Titanic del Pd, tra pochi intimi il “ballo” dell’Immacolata

Riunione semiclandestina al famoso “Marechiaro” di Gizzeria con il commissario Graziano, Viscomi e Falcomatà a guidare il “tavolo”. Obiettivo, in splendida solutidine, la corsa verso le Regionali nel mentre a Roma la coalizione che guida Conte è ad un passo dalla rottura. Il rischio, dietro l'angolo, è quello di un'altra sconfitta annunciata

La location è di quelle evocative assai, amarcord ma di quello griffato. Chiaravalloti ci faceva le giunte vere lì dentro e in ogni caso, da che mondo è mondo, il “Marechiaro” di Gizzeria è crocevia simbolico del potere vero di Calabria. Chissà se è con questo auspicio che il commissario regionale del Pd, Stefano Graziano, ha convocato la “prima” del partito in vista delle Regionali. Non una cosa alla grande, nemmeno strombazzata più di tanto. A volerla esagerare una rimpatriata quasi tra intimi con Viscomi e Falcomatà a guidare il tavolo. Non è chiaro quanti consiglieri regionali e segretari provinciali vi abbiano preso parte ma la “prima” un senso s’è dato per la convocazione, cominciare a disegnare la strada che porta al voto di San Valentino, quello del dopo Santelli. Il voto che offre, per cause tragiche, una rivincita al Pd e al centrosinistra. Il caso “pandemico” però ha voluto che proprio mentre Graziano prova a disegnare il percorso alla vigilia dell’Immacolata si perde la “connessione” con Roma. E finisce in corto circuito il Pd di Calabria, a se stante. E già perché la vera partita delle Regionali di febbraio si gioca Roma in settimana prossima, con il voto sulla riforma del Mes e soprattutto con il faccia a faccia tra Zingaretti e Di Maio. Dopo l’affondo di Grillo sulla riforma e sull’esistenza stessa del Mes più d’uno considera improbabile che i parlamentari Cinquestelle, quelli più oltransisti, non ne prendano atto. In 50 (con 6 calabresi dentro) hanno già firmato un documento nel quale annunciano di votare contro. La “buccia” di banana che potrebbe mandare sotto ma soprattutto in crisi il governo, con rottura seria e anche elettorale tra Pd e Cinquestelle. Tradotto alle latitudini del “Marechiaro” significa che Pd e Cinquestelle rischiano davvero di andare ognuno per fatti propri al voto, lasciando semmai alle “coraggiosissime” iniziative di Italia Viva e dei Socialisti l’onere di riuscire a portare a casa almeno una lista. Resterebbe il polo civico di Carlo Tansi, da agganciare. Ma non è chiaro in che modo e a che prezzo, forse persino quello di concedere il diritto di nomination con tutto quello che questo significa. Stefano Graziano potrebbe quindi aver scelto la location giusta, evocativa e persino vincente per la “prima” del Pd ma nel giorno e nel momento sbagliato e cioè proprio mentre l’intero centrosinistra non conosce o può conoscere confini del tutto diversi da qui a qualche giorno. Con possibili scenari di corsa in solutidine per il Pd che certamente incontrerebbero la piena diffidenza di uno del calibro di Marco Minniti, che in queste condizioni preferirà dedicarsi ancora alle ospitate tv nazionali in tema di immigrazione. A meno che la “prima” al “Marechiaro” Graziano non l’abbia immaginata in nome dell’orgoglio Pd soprattutto e innanzitutto. A prescindere dalla coalizione e soprattutto dalla possibilità concreta di vincere. E in questo caso una candidatura come quella di Viscomi può diventare la più convincente…
I.T.