“L’altra sanità” del Sud, la ricerca: così il Molise diventa scuola

Cervelli che “rientrano” dall'estero: per le indagini sul genoma due massimi esperti internazionali (e italiani) acquisiscono una gigantesca campionatura dell'Istituto Neuromed (24mila molisani “radiografati” a tappeto). C'è anche questo nel Mezzogiorno del Covid che uccide nei bagni degli ospedali

C’è un Sud nel Sud che in qualche modo si “ribella”. Che non ci sta a spalare vagonate di fango mediatico che narrano di corsie di lazzaretti negli ospedali. C’è un Sud, in ogni Sud, che prova a resistere dopo che malaffare e clientelismo della regnanza politica hanno ridotto la sanità a principale retaggio delle cosche di mafia. C’è un Sud, tutto il Sud, che meriterebbe spazio e ribalta per quanta scienza e buona sanità riesce a produrre senza dover per forza rinforzare di fatture le portaerei del Nord con la ormai conclamata migrazione sanitaria. È il Corriere della Sera, nell’edizione dell’11 novembre, a restituire (per quanto si può, di questi tempi) un po’ di luce al Mezzogiorno del Covid che uccide pazienti nei bagni mentre nessuno se ne accorge. Due notizie (eccellenti) in una, e una meglio dell’altra. La ricerca italiana, quella griffata, strappa due suoi cervelli a quella internazionale facendo rientrare a casa (a Milano) due massimi esperti nel settore del genoma e delle malattie che si possono “sbirciare” prima, molto prima che sia troppo tardi. Si chiamano Nicole Soranzo e Piero Carnici. Guideranno il Centro di Genomica. Alti livelli, predire il futuro della singola macchina umana così ci si difende prima dalle esposizioni a cui si è soggetti. Se c’è una frontiera da esplorare è questa, indagare il genoma, ed è anche l’unico affare in prospettiva per il sistema sanitario nazionale (è imparagonabile il costo del malato conclamato rispetto a quello per tenerlo “accorto” sui propri futuribili malanni). Un colpo doppio quello del Centro di Genomica italiano, due pezzi da novanta a livello mondiale che si sono messi subito a lavoro. E qui sta la seconda buona notizia, a saperla leggere persino più buona della prima. Ai due “cervelli” fatti rientrare per la ricerca italiana serve una campionatura robusta, credibile, un modello stratificato di umanità territoriale analizzato a puntino. Una “foto” di popolazione significativa così da impiantare lo studio sulle variazioni del genoma. Ed eccolo pronto, questo sì tutto meridionale. È gigantesco e scientificamente riconosciuto di alto livello e lo ha prodotto l’Istituto di ricerca Neuromed, punta di lusso della sanità molisana capace di invertire da solo (al contrario) l’emigrazione del Nord verso il Sud. Neuromed ha ispezionato il genoma di ben 24mila molisani, nell’ambito del progetto “Moli-sani”. Una “foto” giudicata perfetta dagli scienziati in grado di immorlatare una campionatura fedele di larghi strati di popolazione. «Questo lungimirante studio epidemiologico ha coinvolto un gruppo di persone rappresentative della popolazione in generale, che sono state seguite in Molise nel corso degli anni (lo studio è di 20 anni fa) valutando i fattori di rischio, come la dieta o l’esercizio fisico, e controllando chi si è ammalato di diabete, chi ha avuto un infarto ecc – spiega la dottoressa Soranzo -. Caratterizandone il genoma si potrà correlare una variazione genetica al rischio di sviluppare una malattia. Possiamo vedere negli ultimi vent’anni chi si è ammalato e legare le caratteristiche genetiche al fatto che alcuni abbiano sviluppato una malattia piuttosto che un’altra. Lo studio “Moli-sani” è eccellente anche per le dimensioni e vorremmo estenderlo a un campione più ampio della popolazione italiana».
La molisana Neuromed “presta” il suo campione sulla genetica alla sfida più importante della ricerca italiana. La latitudine è più o meno la stessa del malato Covid che muore nell’ospedale di Napoli ed è leggermente più settentrionale rispetto agli ospedali di Gioia Tauro finanziati e costruiti ma con i topi ora dentro. Anche il Molise ha conosciuto il commissariamento della sanità e anche in Molise vive e vegeta la doppia metastasi del clientelismo poltico e del grande Nord che deve “mangiare” malati e forniture. Però una “ginestra” nasce lo stesso, e senza scomodare Leopardi. Neuromed lo è, “ginestra”, ma anche in Calabria non mancano istituti e intelligenze in grado di invertire la rotta e spalare alla svelta il fango che sta colando a vagonate in queste ore. A tutto vantaggio di chi non aspetta altro che incassare malati…