«Con la sua elezione si era accesa una fiammella di speranza per la Calabria»

Il vescovo di Cosenza, Nolè, nel corso della sua (non rituale) omelia nella chiesa di San Nicola. Pezzi di Stato che conta davvero al funerale di Jole Santelli. «Amava per davvero la sua terra» le parole di Conte

L’umanità di Conte, quella “doc” e a tutto tondo. Anche con sfumature singolari, «Santelli era davvero innamorata della sua terra». Quasi a dire, non per finta, per convenzione. L’unicità di Casellati, presidente del Senato, «perdiamo tutti una donna eccezionale». La presenza di Tajani, Gasparri, Rosato. Un pezzo di Stato, di quello che conta e a partire dall’alto, nel pomeriggio surreale della chiesa di San Nicola a Cosenza, dietro il Comune ma soprattutto a due passi da casa Santelli. La parrocchia prediletta, quella preferita al duomo offerto dal vescovo. Non tutti ricordano “assembramenti” di potere vero in altre circostanze di Calabria, tragiche o tragicomiche. Nefaste o trionfanti. Perché Jole Santelli, al netto dei giudizi ansiolitici pre o dopo tragedia (fino a qualche ora prima della morte anche massacrata per la tarantella di San Giovanni salvo poi essere osannata subito dopo, post mortem) un titolo indiscusso lo ha conquistato a reti unificate. Indelebilmente. Ha piazzato la Calabria sempre in prima pagina, ogni settimana. Di diritto o di rovescio, storto o morto dicono a Napoli. Questioni di tattica e di tavoli pesanti che ha sempre frequentato. Non ha mai smesso di conoscere il potere vero pur non vivendone di ammirazione totale. Di fascino reciproco, al massimo. Santelli ha fatto da “cartellonistica pubblicitaria” per una terra spesso soprattutto dimenticata, alienata a se stessa e dentro se stessa. Anche raccogliendo musi storti o sberle mediatiche ma la Calabria negli ultimi tempi in prima fila c’è sempre stata sul pulpito della grande fiction mediatica del Paese e non a caso, quasi fosse inevitabile, nella chiesa di San Nicola s’è seduto un premier di corsa da Bruxelles, un ministro degli Interni, un presidente del Senato, un vicepresidente della Camera più altre ed eventuali. Mica male per un perimetro che conta molto più spesso grandi inviati di stampa estera ma per le operazioni delle Dda. S’è seduto in chiesa e ha omaggiato Santelli il potere vero del Paese. Per quello che Santelli ha rappresentato nell’agone dell’emiciclo parlametare per 20 anni, certo. Ma anche, se non soprattutto, per aver messo di luna storta la Calabria al centro delle chiacchiere mediatiche quotidiane nazionali. Nel bene e nel male. Operazione di marketing gigantesca, ancorché appassionata, quella di Santelli per la Calabria. Così come del resto è avvenuto nel pieno dell’emergenza Covid, anche addensando critiche. Calabria prima ad aprire certe ammucchiate mondane, poi copiate dagli altri. Prima a richiuderne altre ancora. Nel mezzo le tarantelle, oggi “riballate” in chiave tragica. Ma sempre Calabria fuori dall’oblìo quarantennale nel quale è stata rinchiusa da se stessa e da chi ha regnato. E il funerale nella chiesa di San Nicola non si sottrae al copione. Lo sa anche il vescovo di Cosenza, Francesco Nolè. Che usa parole e metafore adatte all’occasione non risparimando dei messaggi poco subliminali e molto di sostanza, ancorché irrituali. «Con la sua elezione – ha detto tra l’altro Nolè nel corso della sua omelia usando linguaggio e “perimetri” fuori dal comune per un vescovo – si era accesa una fiammella di speranza, tinta di “rosa”, nel cielo nuvoloso della nostra Calabria; una luce che fin da subito ha voluto colmare le attese di un popolo in cerca di verità, bisognoso di giustizia e desideroso di esprimere in pienezza le sue capacità civili, culturali e morali».
Non è poco per l’omelia di un vescovo. «La cara Jole chi è stata per noi? – si è chiesto ancora Nolè-. Certamente una di noi, con i difetti e le debolezze che ognuno porta con sé. Lei infatti ripeteva spesso: “non siamo immuni da errori, ma è importante che qualsiasi scelta sia fatta in buona fede e pensando sempre di fare del bene alla Calabria e ai calabresi”». «”Siate audaci ed intelligenti!”, aveva scritto nella lettera aperta ai giovani Jole Santelli» ha ricordato ancora Nolè nel corso della sua non consueta omelia. «Cara Jole, prega per noi» ha poi concluso. “L’amen” stavolta ha poi il sapore del sipario che si riabbassa per davvero. Per tutti.

I.T.