Tassone (Censore) e il Pd che sta stretto…

Il consigliere regionale di Serra San Bruno diserta progressivamente la linea nazionale e regionale del partito. Disposto (forse) a seguire fino alle estreme conseguenze le esigenze del suo compaesano e unico riferimento: lasciare la griffe se non ci sarà una candidatura al Parlamento

Si può anche star stretti in un partito grande (non per forza un “grande” partito). E si può anche provare un senso di costipata frustrazione a star dietro la linea nazionale e regionale se ci si sente estranei, avulsi, fuori contesto. Peggio ancora, indesiderati ma per interposta persona. E già, è proprio così. È quanto sta sedimentando, come reazione, il consigliere regionale del Pd Luigi Tassone, di Serra San Bruno. La citazione logistica sul dato anagrafico non è casuale perché anche le pietre sanno che su quel colle del Vibonese o si è contro, o si è con Brunello Censore. E Luigi Tassone tutto è fuorché “nemico” dell’ex deputato del Pd. Al contrario la sinergia pare essere così evidente tra i due che le malelingue delle Serre si divertono a sintetizzarla così l’amicizia politica, si scrive Tassone ma si legge sostanzialmente Censore.

E a conti fatti non deve esserci altra chiave di lettura se si vuol decodificare il costante smarcamerto di Tassone dalla linea nazionale e regionale del partito, ovviamente compreso quello in consiglio regionale abitato anche da lui. Non è probabilmente a Tassone che non va giù il timone, il comando, la linea. Ma a Censore che evidentemente ha un solo “strumento” ora come ora per mettersi di traverso, e cioè mettere di traverso proprio Tassone.

Fatale e iconografico un incontro in versione pubblica con a fianco Nicola Oddati, uno di quelli che se la comanda a Roma. In quella sede Tassone pareva allineato e coperto salvo poi, pochi giorni dopo, sparare più o meno a zero proprio in direzione del vertice nazionale del partito, reo (secondo lui) di manifestare confusione e poca determinazione. Forse che ha subdorato qualcosa che non va e che, soprattutto, non andrà?

Pochi dubbi poi sulla posizione assunta da Tassone in consiglio regionale in occasione del voto sulle dimissioni di Pippo Callipo (che sono state respinte). La linea del Pd era chiara sul punto, per quanto meritevole comunque di approfondimenti generali e “interni”. Tutti a votare contro le dimissioni di Pippo, quantomeno alla prima botta, al primo colpo. Se poi l’ex candidato alla presidenza della Regione riesce un giorno o l’altro a motivare la voglia d’addio la linea può anche cambiare, questo lascia intendere il Pd, ma in sede di prima votazione tutti contro le dimissioni, anche solo per paravento. Tutti, ovviamente, tranne Tassone che prende la parola e giustifica così il suo distinguo, il suo voto a favore… «Bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani, mai il cambiamento è stato servito stando seduti sulla poltrona di casa. Bisogna stare sul campo. Abbiamo la necessità di indicare una direzione e di compiere delle scelte rigorose nel percorrere una strada nuova. Credo che il Pd abbia le intelligenze e le capacità per farlo, senza rincorrere nessuno. Altrimenti, se così non fosse, faremmo bene ad abbandonare il campo. Per queste ragioni e non essendo stato coinvolto né io né altri di questo schieramento in un confronto su questo problema, annuncio il mio voto favorevole alle dimissioni del consigliere Callipo». L’esegesi non è difficilissima. C’è un partito che si chiama o si fa chiamare Pd, dice Tassone in aula tra le righe. Un partito che o viene coinvolto nelle scelte pubbliche oppure ognuno è libero di fare quello che vuole, anche di lasciare il consiglio e nessuno lo può impedire. Laico l’approccio di Tassone nei confronti del suo partito. A tratti schizofrenico. Della serie, il Pd c’è ed è l’unica forza di cambiamento vero ma quando occorre può anche non esserci, si può fare da soli. E così ha continuato a fare, Tassone. Il partito organizza due incontri per mercoledì (uno nella “sua” Vibo e l’altro a Lamezia) sulle aree di crisi industriali, idee e proposte. Tassone è persino in locandina, con Notarangelo, Guccione e Miccoli. Salvo poi, quasi a sorpresa anche se non del tutto, mollare il campo definendo l’iniziativa dal «sapore estemporaneo, non concertata e non frutto di dialogo». Non parteciperà agli incontri sulle aree industriali «anche se – spiega – il tema è di estrema rilevanza». «Ricordo a tutti – argomenta Tassone – che per l’area di Vibo Marina, su impulso dell’allora viceministro Fassina e del governo Letta, fu promosso un Tavolo tecnico a Roma con i sindacati ed i rappresentanti del territorio e fu effettuato un importante studio da Nomisma che fu colpevolmente sottovalutato dal governo regionale di centrodestra e dall’allora amministrazione comunale. Se poi esiste un nuovo studio – s’interroga Tassone – da chi è stato elaborato? Dal governo o dal Pd?». Quindi motiva il “no”: «Le iniziative di rilevanza strategica devono essere oggetto di dialogo e concertazione. C’è stata in questo caso una campagna di ascolto con i cittadini, con le istituzioni e con gli imprenditori? E di cosa dovremmo parlare, se non abbiamo una risposta nemmeno a queste domande?».

Una “campagna di ascolto” avrebbe quindi preferito prima Tassone. Prima di votare su Callipo o parlare di aree di crisi industriali occorreva “l’ascolto”. Come dargli torto, del resto. Lui, “l’ascolto” con Brunello Censore, non lo ha mai abbandonato come metodo. Neanche quando dal “nazionale” ha fiutato che non ci saranno probabilmente nuove avventure parlamentari per l’area di Serra San Bruno. L’ascolto prima di tutto. Anche a costo di abbandonare piano piano il partito…

I.T.