Callipo “ostaggio” del consiglio (e dei consiglieri…)

L'aula di Palazzo Campanella orientata a respingerne le dimissioni (con il contributo di parte della maggioranza). Ma è per calcolo politico che si procede, e anche per una certa preoccupazione...

La Lega aspetta la capigruppo. Fonti istituzionalmente elevate dell’universo “azzurro” sono invece decisamente orientate a votare contro le dimissioni di Pippo Callipo dal consiglio regionale. Il Pd va persino oltre, almeno queste le intenzioni scritte sulla sabbia. Un primo voto certamente contro l’addio improvviso del “tonno” lasciando al voto successivo, semmai, i saluti di rito e l’accompagnamento alla porta. Con poche lacrime al seguito.

Ma prima c’è il “no” alle dimissioni ad attendere Pippo Callipo nella seduta balneare di martedì. Chi per un motivo, chi per un altro, la musica da intonare appare scontata. Il Pd farebbe volentieri carte false per non sentirne più parlare, Graziano e Oddati soprattutto. Tant’è che la fesseria di De Angelis su Huffpost ripresa da alcuni media incollati alle radioline scariche (Zingaretti ad Oriolo ma non per incontrare Callipo bensì per visitare un archivio storico) tanto fesseria poi non è, al netto dell’Oriolo che è quello laziale e non quello calabro. Zingaretti, ove mai fosse arrivato per davvero nel cuore del Pollino, non avrebbe fatto nulla lo stesso per incontrare Pippo Callipo. Perché del “tonno” ormai non vuol sentirne parlare più nessuno, tanto è scomoda la faccenda. Serviva, Pippo, per disarmare (autofinanziandosi) l’esercito della regnanza uscente, quella di Oliverio, ove mai non fossero bastate le bordate di Gratteri e della procura di Catanzaro. Però un conto è consumare il “tonno” e gettare poi il vetro altro è invece ritrovarsi in mezzo alle gambe la mina delle sue dimissioni. Peraltro misteriose.

Doveva incoraggiare i calabresi a non lasciare la Calabria, Pippo Callipo. E per questo evocava il modello Olivetti, l’imprenditore che pensa al benessere hegeliano dei lavoratori prima che al profitto. Con questi parametri mediatici sullo sfondo, e dopo aver promesso la rivoluzione nel post Oliverio, non è facile per il Pd di Zingaretti lasciar correre senza pagar dazio le dimissioni di Callipo. La rivoluzione può anche essere mancata, ma non perché si scappa via. Da qui l’orientamento verso il “no” alle dimissioni ma solo e soltanto per uno speculativo calcolo politico, peraltro razionale. Della serie, perché Pippo Callipo non le motiva in aula le dimissioni? Va bene che ognuno è libero di intraprendere individualmente ogni percorso ma i voti presi sono popolari e una spiegazione occorre fornirla. Se Pippo la fornisce, e se basta ai media “affamati”, sarà il Pd stesso ad accompagnare il “tonno” alla porta, c’è da scommetterci. Ma fintanto che saranno esoteriche le motivazioni il partito di Zingaretti è costretto al rialzo della posta politica, non fosse altro per non rischiare di finirci in mezzo.

Per altri versi, e non necessariamente opposti, anche il blocco di Jole Santelli potrebbe essere incoraggiato dal considerare necessarie delle spiegazioni da parte di Callipo. I due sfidanti al “regno” non si sono mai attaccati né offesi e non dovrebbe cominciare proprio ora il processo all’inverso, dopotutto di meglio in aula Jole non può proprio augurarsi, c’è di peggio in termini di opposizione in giro. E per non restare fuori dal coro, e fuori dal giro, anche la Lega potrebbe attaccarsi al “carro” respingendo le dimissioni del totem dell’opposizione, magari anche solo per far salire la tensione dentro e fuori l’aula.

Sulla carta Palazzo Campanella potrebbe tributare il primo e forse l’ultimo plebiscito attorno a Pippo Callipo. Tutti uniti a respingere le sue dimissioni. Non come gesto estremo “d’amore” nei suoi confronti, ma per portare ognuno a casa qualcosa, da questa vicenda. Tutti, tranne proprio Pippo che si ritrova “ostaggio” della sua stessa scelta. Non può andare via, se non spiega perché vuole andare via. Dopo di che ognuno per la sua strada ma non è dato sapere se Callipo può davvero confessare a tutti perché abbandona il campo da gioco. E soprattutto se a tutti conviene che dica davvero la verità…

I.T.