Bevere si porta la struttura “da casa” (e Cotticelli invece… )

Il super nuovo direttore generale deve crearsi l'intero dipartimento regionale (fin qui svuotato) e mostra di fidarsi solo di uomini che conosce lui. Il commissario, dopo la valutazione negativa da parte del ministero, potrebbe essere davvero vicino ai titoli di coda

Super in tutto, evidentemente. Anche, se non soprattutto, nello scegliersi la squadra che deve poi affiancarlo. Deve esserci un segno indelebile del destino se uno dei primi atti firmati da Francesco Bevere, se non il primo, è una inevitabile sberla in pieno viso ad una clinica del gruppo Morrone, peraltro con il figlio consigliere regionale (gruppo reo di voler applicare per i suoi dipendenti contratti al di fuori del seminato Aiop e delle regole). Roba seria, ma del resto Francesco Bevere, nuovo super direttore generale del dipartimento Salute della Regione Calabria, che ci è venuto a fare in Calabria. Jole Santelli lo ha inseguito tanto e una ragione ci deve pure essere, al netto delle potenti e trasversali entrature politiche poi trasformatesi in veri e propri sponsor. Ma Francesco Bevere, ex Agenas e quotato dirigente del ministero, non ha accettato a scatola chiusa e men che meno immaginando di dover incassare solo un assegno firmato in bianco. Tradotta in euro la partita economica, frutto evidentemente di un curriculum prestigioso e sempre al netto di schizzi di fango del passato, Francesco Bevere nella regione con la sanità più irrazionale del Paese mostra di volerci andare con i piedi di piombo. E non solo perché di sanità e per sanità il “piombo” vero poi è partito in Calabria (caso Fortugno su tutti) ma perché chi mal comincia è più che a metà del disastro. E se non ci è riuscito nessuno fin qui a mettere sulla buona strada la “salute” una ragione ci deve pur essere. Una la deve aver rintracciata proprio Bevere, fresco di nomina e ancora “turista” nei meandri della Cittadella (ma per poco). Il dipartimento Salute è praticamente svuotato, svilito, non c’è più. Segno evidente del braccio di ferro a perdere nel tempo con l’ufficio del commissario e segno ancor più evidente di una selezione interna che non ha funzionato a dovere. Da qui la decisione del nuovo direttore generale e cioè quella di “portarsi da casa” i suoi collaboratori, la struttura, l’esercito che deve poi affiancarlo. Non è configurabile come un vero e proprio atto di sfiducia nei confronti dei regnanti del posto in materia di salute, ma come una “radiografia” di delobezza sì, il dipartimento praticamente non c’è. Non almeno nella misura in cui è stato coinvolto uno come Bevere, che a questo punto si colloca come un vero e proprio super commissario, oltreché super dirigente. Oppure, come ama ripetere qualche malelingua, come il commissario vero del commissario in uscita, nel senso che non sono pochi quelli che continuano a dare in partenza Saverio Cotticelli. L’istituto del commissariamento traballa di per sé, il ministro Speranza non lo ha mai amato e ora meno di prima. La valutazione ministeriale su Cotticelli da parte del ministero stesso ha fatto il resto con il “nostro” che avrebbe incassato un 3 in pagella, un 4 invece per la vice Crocco. A testimonianza “fiscale” della sostanziale bocciatura la stangata per i calabresi in termini di Irpef e Irap, proprio a corollario di una bocciatura del governo per quanto riguarda i parametri del piano di rientro (dal deficit, ai Lea). E in attesa di cancellare l’istituto del commissariamento, percorso ancora non breve e con importanti euro dentro, Speranza potrebbe iniziare in Calabria cambiando commissario. Magari scegliendo uno che gli aggrada di più e persino politicamente a lui più vicino…

I.T.