La fretta di Callipo e l’aria (pessima) che tira in consiglio

Il “re del tonno” non è riuscito a fare passare le dimissioni per un atto di estremo senso democratico (l'aula deve votarle e l'orientamento è quello di respingerle). Prevalgono i “perché”. Sullo sfondo un clima dentro e fuori Palazzo Campanella che non promette nulla di buono...

Perché mai, perché ora. E perché, soprattutto, il senso (non) civico del consiglio regionale Pippo Callipo lo scopre solo adesso. Forse che non è fatta anche di stagioni “mediane” e “meschine” la vita in consiglio regionale? O forse Callipo sperava davvero di vincere e ora che c’è da far legna, in minoranza impalpabile, preferisce che altri facciano gli impiegati del consenso? O c’è dell’altro, di molto altro?
Sono solo alcune, persino poche, delle domande che naufragano attorno alle dimissioni di Pippo Callipo e che non hanno faticato per imporsi nelle stanze che contano. E che contano per davvero. Ma dimissioni sono (non clamorose, inattese nemmeno, decisive manco a parlarne e comunque da votare in un’aula che proverà a respingerle) e dimissioni restano e non lascia il Palazzo uno qualsiasi se è vero come è vero che Graziano e Oddati hanno “usato” Callipo come grimaldello autofinanziato per liquidare niente di meno che la stagione Oliverio e se è vero come è vero che lo stesso “re del tonno” ha preteso la carta d’identità limpida e cristallina per tutti i candidati del suo campo da gioco, pena lo “scarto” (Orlandino Greco ne sa qualcosa). Non lascia il Palazzo uno qualsiasi, ammesso che lo lasci per davvero e che non venga fuori un colpo di teatro all’ultimo secondo. Voleva cambiare la Calabria, voleva “restare in Calabria” ma dopo tre o quattro sedute del più indecifrabile dei consigli regionali saluta e va via. La regnanza Pd che lo ha esposto, al netto dell’autofinanziamento in campagna elettorale, ora prova a proteggerlo “minacciando” di respingere le dimissioni. Così farà tutta la minoranza e potrebbe fare anche una parte della maggioranza, a cui tutto sommato può tornar comodo un totem del genere dall’altra parte. Ma è davvero questa la partita? È davvero questa la posta in gioco? E i rapporti di Callipo con il vento nuovo, rassicurante, “giudiziario” che doveva squassare la regione? Se lascia il nocchiero delle nuove “rotte” due sono le cose. O non è lui il vero nocchiero, ha solo millantato. O sono cambiate le “rotte”. E qui, in questa seconda articolazione dell’ipotesi, le strade sono pure due ma portano (nel totale) dalla stessa parte. Che siano 3 dalla Dda di Catanzaro e 2 da quella di Reggio o magari il contrario sempre 5, più o meno, dovrebbero essere quei consiglieri regionali che in in modo o in un altro e da un giorno all’altro potrebbero trovarsi “schizzati” dal fango di inchieste giudiziarie. Inchieste persino pesanti e dallo sguardo indistinto, a destra come a manca. Tradotto in estrema (e drammatica) sintesi il “tonno” potrebbe aver preso così a cuore questa stagione, anche da perdente, la lasciare una “nave” mai sua o per niente sua pur di stare in linea con la “rinascita” giudiziaria. Peggio ancora se avesse vinto, cosa che per primo Graziano e Oddati hanno mai ritenuto possibile. E le dimissioni, da votare in aula con esito a sorpresa, potrebbero rappresentare l’ultimo squillo. Se son sceneggiata lo si saprà presto, ad inizio della prossima settimana con il voto in consiglio regionale. Se son cosa seria lo diranno le sirene delle Forze dell’ordine un’alba fresca di queste. Altre vie, come le risibili polemiche attorno a commissioni inesistenti oltreché improponibili, non sono rappresentabili. A meno che Callipo non sia stato colto dalla sindrome del pensionato doc, quello che al tirar delle somme fa i conti e si gode quel che è e quel che ha (non poco) lasciando che altri facciano legna e fango. Se è così poteva dirlo prima che la sua sarebbe stata una corsa rivoluzionaria “salvo buon fine”, soprattutto sul versante etico. Magari anche uno come Orlandino Greco, che s’è trovato la porta chiusa nelle liste, avrebbe capito che era tutta una fiction…

I.T.