Pietropaolo e la via della Seta (srl)

Il consigliere regionale di Fratelli d'Italia oggetto di una delle due diffide per presunta incompatibilità di cui deve occuparsi la giunta delle elezioni del consiglio regionale che si elegge domani (l'altra ha a che fare con Creazzo). Sono invece già 5 i ricorsi al Tar contro 6 eletti e uno nelle mani del giudice civile del Tribunale di Catanzaro

La prossima seduta del consiglio regionale (in programma martedì 26) è chiamata ad eleggere la giunta delle elezioni, la “camera di compensazione” tra il consiglio stesso e le presunte anomalie che avrebbero potuto avvantaggiare alcuni eletti e penalizzare invece alcuni esclusi dal voto di gennaio. Diciamo che rappresenta l’ultima istanza per chiudere alcune pratiche in forma “bonaria”, prima di ricorrere direttamente al supporto delle aule di tribunale. È storia che si ripete di elezioni in elezioni, questa, con la configurazione finale dell’aula che spesso si disegna a legislatura più che avanzata, persino quasi in conclusione. Al Tar ci si è già per esempio nel caso delle udienze fissate per il 24 giugno e l’8 luglio per presunti errori nel riconteggio dei voti (Consoli contro Pitaro, Chiefalo contro Mancuso e Gaetano, Mammoliti contro Tassone, Mundo contro Di Natale, Mattiani contro Crinò).

Ci sono poi le contestazioni sottoposte all’attenzione del giudice civile del Tribunale di Catanzaro per quanto riguarda la presunta incompatibilità con la carica di consigliere regionale di Pietro Molinaro, rilievi presentati da Luigi Novello. E poi, appunto, c’è il lavoro che è chiamato a svolgere la giunta delle elezioni del consiglio regionale, organo che viene eletto dall’aula nella prossima seduta.

Qui pendono due diffide, due presunte incompatibilità, tutte e due sotto la bandiera del partito di Giorgia Meloni.
Una riguarda il consigliere regionale Domenico Creazzo sospeso a seguito del suo arresto, ricorso presentato da Raffaele Sainato che lo ha temporaneamente sostituito. L’altra diffida riguarda il primo dei non eletti nella circoscrizione Centro nella lista Fratelli d’Italia, Amedeo Nicolazzi, contro il consigliere regionale Filippo Maria Pietropaolo. Il primo non potrebbe ricoprire la carica di consigliere in quanto presidente del Parco nazionale d’Aspromonte, mentre il secondo risulterebbe essere socio in aziende aggiudicatarie di appalti della Regione Calabria.

Il “caso Pietropaolo” non è per niente semplice ed è di quelli “spinosi” e per diverse ragioni. Il primo dei non eletti nella lista di Fratelli d’Italia nella circoscrizione Centro, Amedeo Nicolazzi (3892 preferenze), ha presentato ricorso proprio contro l’elezione di Filippo Maria Pietropaolo, ricorso per presunta incompatibilità su istanza dell’avvocato Oreste Morcavallo. Lo stesso Morcavallo che ha scritto una lettera di diffida al consiglio regionale, di cui è appunto chiamata a renderne conto la giunta delle elezioni. Della serie, ne prenda atto eventualmente e direttamente l’aula della presunta incompatibilità prima che lo debba fare successivamente il Tar. Oggetto della missiva di Morcavallo la società “Seta srl”, azienda che vede (o vedeva) proprio come amministratore unico Filippo Maria Pietropaolo.

Secondo l’amministrativista Oreste Morcavallo «Seta srl sarebbe titolare di un contratto di subappalto per il servizio di evoluzione del Sistema informativo per la gestione degli appalti pubblici e dei servizi annessi della Regione. A dimostrarlo il decreto dirigenziale 4415 del 28 aprile 2017». E non è tutto perché, sempre secondo quanto rappresenta l’istanza di Morcavallo, «la stessa Seta risulterebbe pure titolare di contratto di subappalto nel servizio di prenotazione telefonica call center integrato area centro regionale per conto delle Aziende ospedaliere della Regione». Senza contare poi che, sempre Seta srl, «fornisce i servizi informativi di supporto per la gestione dei bandi a sportello per Calabria Lavoro e per il dipartimento Lavoro della Regione». Se tutto ciò non dovesse bastare a configurare una robusta parvenza di incompatibilità con il ruolo di consigliere regionale ecco che «quote societarie della Seta srl appartengono a Engineering spa (circa il 5%) a sua volta titolare di moltepici contratti per i servizi informatici e per la digitalizzazione della Regione (Sisgap, Sisr, Siar)», un volume di forniture per circa 3 milioni l’anno. Per il momento sul caso è chiamata a pronunciarsi la giunta delle elezioni del consiglio regionale, Nicolazzi si augura una conclusione “endogena” della decadenza di Pietropaolo e cioè prodotta dallo stesso consiglio. In caso contrario, è prassi consolidata, la disfida approderà in tribunale «trasmettendo gli atti alla procura della Repubblica e a quella regionale della Corte dei Conti».

«Pretestuose e prive di fondamento le motivazioni presentate dal legale di Nicolazzi» il commento fin qui proprio di Filippo Maria Pietropaolo. «La sua – ha commentato ancora – è una vana speranza di ribaltare il grande risultato elettorale che mi ha consentito di entrare in consiglio regionale. Solo per dovere di chiarezza faccio presente che quella che Nicolazzi mi contesta è una situazione di incompatibilità e, come tale, rimovibile. Avendo deciso di dedicarmi per il futuro all’impegno politico  senza interferenze di altra natura, già in anticipo mi sono dimesso dalla carica di amministratore unico della società di capitali. Sono stato, nei modi previsti dalla legge, già sostituito da un altro soggetto estraneo».

Se è così, se cioè Pietropaolo ha lasciato la carica di amministratore di “Seta srl” prima di essere eletto, “canteranno” carte e atti notarili. E date, soprattutto. Se poi “l’aggiustata” è invece intervenuta post mortem, come si suol dire, allora le cose rischiano di essere diverse…

I.T.