Il “tifo” di Minniti per De Raho e il cognato che diventa braccio destro di Bonafede

Raffaele Piccirillo è il nuovo capo di gabinetto del ministro della Giustizia (dopo le dimissioni di Baldi). Riemergono dettagli sulle “spinte” del noto politico calabrese nei confronti della carriera dell'attuale procuratore nazionale Antimafia

Corsi, ricorsi, telefonate, cene, dimissioni, parentele e “cognatanze”. E nomine dell’ultima ora. Il pianeta giustizia non conosce né limiti né pause  né, soprattutto, confini. Dopo l’ennesima bufera sulle intercettazioni “fase 2” sul caso Palamara ecco che Raffaele Piccirillo diventa il nuovo capo di gabinetto di Alfonso Bonafede. Un magistrato esperto nella lotta alla corruzione e capo della delegazione italiana presso il Gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa, cioè l’organo di Strasburgo – noto soprattutto con l’acronimo di Greco – che ogni anno valuta il livello di avanzamento dei vari Paesi sul fronte dell’anticorruzione. Piccirillo prende il posto di Fulvio Baldi, che si è dimesso da capo di gabinetto dopo la pubblicazione sul di alcune intercettazioni con il pm romano Luca Palamara. Come capo delegazione del Greco, Piccirillo ha collaborato alla stesura del dossier di 15 pagine che nell’autunno scorso ha riconosciuto per la prima volta all’Italia di aver «fatto progressi nella prevenzione della corruzione nel sistema giudiziario ma molto resta ancora da fare per mettere in opera tutte le raccomandazioni che le sono state rivolte, in particolare per quanto riguarda i parlamentari». Piccirillo è cognato di Federico Cafiero De Raho, attuale procuratore nazionale Antimafia ed ex procuratore capo a Reggio Calabria (la sorella Paola, pure lei in magistratura ha sposato il procuratore nazionale Antimafia). Che possa essere una parentela casuale vi sono pochi dubbi ma ve ne sono ancora meno sul fatto che meglio averlo come cognato, uno come Cafiero de Raho, che non averlo. Anche perché, proprio negli ultimi giorni e a proposito sempre di Palamara e delle cene a casa di Fanfani, sono riemerse in qualche modo alcune intercettazioni, tra l’altro per certi aspetti inedite, proprio con de Raho in qualche modo protagonista. Il 21 gennaio 2019 è l’occasione di una di queste cene: “Confermato domani sera ore 21 a casa mia ci saranno Cafiero Riccardo e Cosimo un abbraccio” scrive Palamara. “Ok” risponde Ermini. E di de Raho Palamara parla anche con l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti. È il 26 luglio 2017: “Situazione su Cafiero ancora in evoluzione ma faticosissima spero trovare ultima mediazione a dopo”. “Perfetto. Grazie” risponde Minniti. “Fallito anche ultimo tentativo” scrive Palamara il 27 luglio. E ancora: “Oramai si vota a breve”. “Ok grazie” la risposta. Cafiero de Raho non riesce a diventare procuratore di Napoli. Palamara scrive a Minniti i voti: “9 voti cafiero, 14 Melillo, 2 astensioni, Votato ora”. “Perfetto” risponde Minniti, “Cerchiamo adesso di salvare il soldato de Raho. Il risultato in qualche modo lo consente”. E Palamara conferma: “Si il mio intervento in plenum è stato in questo senso”. “Perfetto. Lavoriamoci” conclude Minniti. Il 5 ottobre la commissione incarichi direttivi del Csm propone Cafiero de Raho procuratore nazionale antimafia (secondo quanto riporta il Fatto quotidiano). Palamara torna a fornire i voti a Minniti: “Votato de raho 5 voti scarpinato 1”. In sostanza, il pg di Palermo Roberto Scarpinato ottiene un solo voto, quello di Piergiorgio Morisini, di Area, mentre Cafiero de Raho ottiene l’incarico. “Eccellente. Grazie” risponde Minniti. Il plenum nomina Cafiero de Raho procuratore nazionale antimafia l’8 novembre. Ottiene l’unanimità. Il vertice della procura nazionale Antimafia è suo ed è tutto meritato sul campo, a Reggio ne sanno qualcosa. E poco importa se Marco Minniti faceva il tifo per lui per la poltrona di procuratore capo a Napoli. “Il soldatto” è stato salvato lo stesso e alla grande e nell’interesse di tutti…

I.T.