Per il post pandemia? Lavori pubblici ed edilizia privata

Intervento del sindaco Occhiuto sul quotidiano economico "Italia Oggi"

“Ripresa possibile dopo la pandemia solo ripensando gli scenari dei lavori pubblici e dell’edilizia privata”. Intervento del sindaco Occhiuto sul quotidiano economico “Italia Oggi” “La cifra distruttiva della pandemia ci costringe, plasticamente, al ripensamento degli scenari del dopo”. Lo afferma il Sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, nella sua qualità di delegato nazionale dell’ANCI per i lavori pubblici e l’urbanistica, in una sua riflessione ripresa questa mattina dal quotidiano economico Italia Oggi. “La storia delle ricostruzioni, sia nel dopoguerra italiano che, più recentemente, nei paesi dell’Est dopo il crollo del Muro di Berlino – sottolinea Occhiuto – ha sempre inseguito un grande disegno di sviluppo e di adeguamento delle infrastrutture pubbliche e dell’edilizia abitativa come principale possibilità per la ripresa economica. Oggi lo è anche di più a causa del blocco di altre attività d’impresa, soprattutto quelle commerciali e del food, che saranno ostacolate nella ripresa dalla necessità del distanziamento sociale. Non sfugge a tale sforzo, quindi, una riflessione sulla configurazione del settore dei lavori pubblici e del complessivo comparto dell’edilizia post pandemia COVID-19, come unica possibilità per immettere nel tessuto produttivo del paese liquidità e ricchezza necessarie per arginare la crisi in atto. Gli investimenti, inoltre, se indirizzati bene, attraverso progetti di qualità architettonica e di sostenibilità ambientale, ritorneranno utili in futuro perché consentiranno un risparmio in termini di costi sociali e sanitari grazie alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e restituiranno un patrimonio immobiliare pubblico e privato rinnovato e più contemporaneo, implementando nuovi scenari di crescita turistico-commerciale. Si potrebbe così effettivamente – sostiene Mario Occhiuto – dare l’avvio ad una concreta stagione della rigenerazione urbana trasformando tutti i quartieri delle città oggi degradati e abbandonati come alcuni centri storici delle città italiane oppure marginalizzati da cattive operazioni di edilizia sociale collettiva senza identità. E dare esecuzione ad una massiccia opera di manutenzione straordinaria della viabilità interna ed esterna ai centri urbani, con particolare attenzione all’adeguamento dei viadotti. C’è da riflettere inoltre sul fatto che la globalizzazione, insieme a politiche di ipersfruttamento delle risorse naturali, che vigono tuttora in paesi a minore democrazia diffusa, potrebbero generare in futuro altri fenomeni pandemici. Sarebbe opportuno, quindi, tenerne conto nell’ambito di una riqualificazione generale di strutture sanitarie, RSA, scuole, uffici pubblici, infrastrutture e spazi pubblici, strutture produttive di beni essenziali, reti di telecomunicazioni. La programmazione e la progettazione dovrebbero far tesoro dell’esperienza del Covid 19. Ma anche ogni azione di promozione e di incentivazione. Esattamente come per i fenomeni sismici. Ritenere possibile una ripartenza dei modelli normativi e di governance dei due settori, esattamente dallo status pre-pandemico, appare però davvero irrazionale e immotivabile. “Il niente sarà più come prima” non è solo un efficace slogan del periodo che viviamo ma è, piuttosto, la razionale rappresentazione di una necessaria modificazione del comportamento sociale ed economico dell’uomo rispetto alla natura e all’ambiente, e nello stesso tempo della necessità di delegificazione del quadro di riferimento normativo. L’ipotesi di ripresa deve riguardare quindi il ripensamento degli scenari di futura immediata operatività che i lavori pubblici e l’edilizia privata possono percorrere nella prospettiva temporale post-pandemica. Nel caso del comparto lavori pubblici, il problema non è finanziario o di assenza di risorse; è esclusivamente burocratico e procedurale come, purtroppo, ha dimostrato la falsa partenza della recentissima normativa sblocca-cantieri. Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dalla introduzioni di norme e di apparati autoreferenziali rivolte esclusivamente alla esasperazione di controlli che, diventando eccessivi, hanno paralizzato di fatto i decisori pubblici dinanzi al rischio delle violazioni di legge e delle responsabilità erariali”. Al termine della sua riflessione il Sindaco Mario Occhiuto ha formulato una serie di proposte riprese questa mattina dal quotidiano economico “Italia Oggi”. Tra le proposte del Sindaco di Cosenza, l’eventuale affidamento ai sindaci, in attesa di una radicale e complessiva delegificazione e in deroga alle norme, dell’avvio, della realizzazione e della gestione delle opere pubbliche come commissari straordinari, sul modello di quanto accaduto a Genova. Occhiuto propone, inoltre, modifiche all’attuale testo del codice dei contratti, al fine di includere uno snellimento e una semplificazione delle procedure autorizzative dei progetti, che il Sindaco di Cosenza non esita a definire “vero collo di bottiglia del settore”. Con riferimento alle procedure di affidamento, Occhiuto suggerisce poi l’innalzamento della soglia di cui all’art. 36 comma 2 lett a) del codice dei contratti, per gli affidamenti diretti a 100.000 euro, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, e la modifica della procedura semplificata di cui all’art. 36 comma 2 lettera b), estendendola fino a 350.000 euro per i lavori, o alle soglie di cui all’articolo 35, per le forniture e i servizi. Infine, per il Sindaco Occhiuto “sarebbe di fondamentale importanza dare vita ad una grande stagione di investimenti pubblici mirati alla rigenerazione sociale e urbana attraverso una poderosa azione volta al recupero e alle operazioni di demolizione e ricostruzione, in chiave di efficientamento funzionale ed energetico ambientale, del patrimonio immobiliare dei comuni. Non ci può essere, infatti, ripresa – ha concluso Occhiuto – se non si riparte dalle Città che vanno ridisegnate completamente, dalla rigenerazione dei quartieri popolari al recupero dei centri storici, dalla mobilità sostenibile alle strutture verdi. Ora è il momento di assegnare i fondi strutturali UE direttamente alle Città limitando al massimo le intermediazioni delle Regioni”.