Coronavirus, “Fateci tornare”: storie di calabresi emigrati

Lontani dalla loro terra d’origine, senza lavoro o con le universita’ chiuse per il lockdown e soprattutto senza piu’ la possibilita’ di mantenersi. E’ la disperazione di tanti calabresi al Nord, lavoratori ma anche studenti universitari, che in queste ore stanno inondando il web e le redazioni dei giornali di accorati appelli affinche’ le istituzioni, soprattutto la Regione, si attivino per farli tornare a casa, ovviamente “con le dovute e necessarie precauzioni”. E’ quasi una seconda Calabria che chiede un segnale di attenzione ma anche un segnale di riconoscenza perche’ si tratta di corregionali che hanno avuto la forza di resistere alla tentazione di prendere treni, aerei e macchine quel fatidico 5 marzo che vide il controesodo di massa dal Nord in Calabria, un controesodo che – denuncio’ in quei giorni piu’ di un tecnico della Regione – avrebbe agevolato la diffusione del contagio anche in Calabria. Hanno “resistito” alla tentazione, ma adesso non ce la fanno piu’, perche’ non hanno piu’ i soldi per pagare affitti costosi e spese comunque gravose. E le loro storie si stanno moltiplicando sul web, un tam tam inarrestabile. E’ la storia di Maria Laura Spizzirri, studentessa fuori sede a Milano: “A differenza di altri – dice la ragazza – abbiamo compreso fin da subito l’eventuale difficolta’ che il sistema sanitario calabrese avrebbe riscontrato nel caso in cui l’epidemia si fosse manifestata nello stesso modo in cui e’ successo al Nord. Siamo stati visti come ‘eroi’, ma come in ogni favola che si rispetti le azioni dell”eroe’ vengono elogiate e dimenticate. Ci sentiamo dimenticati dallo Stato poiche’ pensa a tutti fuorche’ alla situazione economica, sociale e psicologica dei propri studenti/lavoratori in un contesto non normale e da una Regione che pur sollecitata piu’ volte si rifiuta di rispondere e di tendere una mano a quei ragazzi e a quei genitori che la mano alla propria terra non l’hanno mai negata”.