Cesareo fa il Zuccatelli: del Covid a Cetraro piacciono solo i fondi…

Il direttore dell'ospedale chiude (e non poteva farlo) Rianimazione così ne scoraggia l'uso del presidio per conoravirus, sbeffeggiando il commissario dell'Asp di Cosenza. Ma non rinuncia ai finanziamenti previsti per l'emergenza. Di fatto, però, senza Rianimazione, mette in difficoltà anche tutti gli altri reparti

Quando Dante (Zuccatelli) perde la strada e non viene aiutato da Virgilio (Cesareo). E già, è proprio così. Non bastava la pandemia a rendere confusa e convulsa la gestione della sanità in Calabria, ventilatore si ventilatore no, ma in questo contesto si riannoda una vicenda paradossale con i capricci di tutti i protagonisti, ovviamente a discapito dell’utenza, perché se dobbiamo dire chi ci sta perdendo in questa situazione sono soprattutto gli utenti, che poi sono pazienti.
Ricapitolare tutte le vicende del Tirreno cosentino sarebbe come riavvolgere il nastro di una soap televisiva dove tutto cambia per poi non cambiare niente, a parte qualche colpo di scena.
Per scrivere una sintesi dovremmo partire dall’identificazione di Cetraro come presidio Covid, arrivano i primi ammalati nel mese di marzo, ma con l’arrivo degli ammalati ci si rende conto che non c’erano i dispositivi di protezione e la pressione positiva-negativa e positiva nelle stanze, ovvero la struttura a norma, non era semplicemente a norma. Allora cosa si fa, si prendono pochi presidi da un altro ospedale e si prova a fare carte quarantotto. Zuccatelli disegna a matita Cetraro presidio Covid ma non ha idea, come per Castrovillari, cosa c’è ad attenderlo. Nel frattempo ci si rende conto che forse Cetraro non è adeguato, e arrivano i Nas, che formulano un verbale e lo inviano al dipartimento della Regione.
Ma ecco che successivamente al verbale Nas, per creare dei percorsi (separare pulito e sporco) ovvero per non contaminare l’ospedale, si iniziano a spostare le Unità operative, e quindi un giorno ci troviamo con ginecologia e urologia a Paola, il giorno dopo ce le ritroviamo a Cetraro, il giorno dopo ancora il primario di rianimazione scrive a Zuccatelli che a Cetraro non si possono gestire i malati Covid e quindi Cesareo vestito da Zuccatelli chiude la rianimazione, ignorando che in questo modo ha chiuso tutti gli altri reparti perché è d’obbligo chiedere se si chiude la rianimazione, l’Utic può rimanere aperta?
I colpi di scena non finisco perché il primo aprile la delibera dell’Asp a firma di Zuccatelli istituisce la pneumologia a Cetraro con 6 posti di terapia intensiva che possono arrivare a 10, ma come commenta Cesareo sui social questa volta vestito da Cesareo Cetraro non è un ospedale Covid, ma è una pneumologia che ha in carico pazienti Covid, ma che si sta ammodernando prendendo i soldi riservati agli ospedali Covid, quindi Cetrato è Covid solo per fare arrivare i soldi, non certo per curare i malati.
La domanda sorge spontanea. Ma dagli inizi di marzo al primo aprile, i pazienti Covid ricoverati a Cetraro chi li ha gestiti, visto che la pneumologia nasce il 1 aprile, con personale specialistico ambulatoriale a 38 ore a tempo indeterminato, cosa non consentita per la gestione dei reparti in quanto se un medico è specialista ambulatoriale deve rimanere in ambulatorio e non in un reparto ospedaliero di pneumologia? Chi si farebbe curare da un ambulatoriale senza esperienza ospedaliera?
C’è molta confusione ma sicuramente Zuccatelli vestito da Zuccatelli non è stato aiutato da Cesareo vestito da Virgilio, perché tutto questo marasma non è una gestione di una azienda sanitaria ma sembra il carnevale di Viareggio dove ognuno si veste come vuole.
E nel giorno del Santo Patrono della Calabria preghiamo il nostro protettore (che fino adesso ci ha protetto e salvato da Dante Zuccatelli e dalla sua guida Virgilio Cesareo) perché era facile trovarsi in una selva oscura per colpa di questa improvvisazione. Che ancora (purtroppo) resta al comando…

R.M.