Se rallenta il coronavirus…

La resa dei conti giudiziaria è solo in “pausa”, la pandemia congela (per ora) procure e uffici gip. Ma da Salerno a Catanzaro (passando per Paola, Cosenza e Castrovillari) sono solo sirene in attesa...

Quando il giudice Petrini, interrogato a Salerno praticamente per tre giorni consencutivi e con deposizione di almeno 4 ore solo sulle movenze evidentemente “criminali” di un magistrato, ha svuotato il suo ultimo sacco il coronavirus faceva impressione ma non terrorizzava nessuno. Se non siamo all’epoca dei sorrisi sotto i baffi poco ci manca, sul finire di febbraio. Della serie, a Salerno come a Catanzaro passando per Castrovilari, Paola e Cosenza, pensiamo a cose più serie che ad un colpo di tosse. Un’aspirina e passa, in fondo è una influenza come le altre (la vecchia e maledetta scuola di pensiero). Da lì alla pandemia siglata dall’Oms sono due settimane o poco più ma in mezzo, come è tragicamente noto, cadaveri all’uscita degli ospedali del Nord e soprattutto zona rossa valida per tutti. Anche a Salerno, Castrovillari, Catanzaro, Cosenza e Paola. E anche, evidentemente, negli uffici di procura e in quelli gip, per non dire della polizia giudiziaria. Tutto, o quasi, resta sospeso per ora ma non per questo si fa come da piccoli sotto casa, “tana per tutti” e al primo tuono si ricominciava daccapo il giorno dopo. In questo caso, “tana per tutti”, non ha ragione di esistere se è vero come è vero che nessuno degli uffici giudiziari di cui sopra ha minimanente intenzione di smettere di lavorare, soprattutto in prospettiva. E tantomeno di ricominciare partite da zero a zero, in stile “scordiamoci il passato”. Deve soltanto rallentare un po’ il maledetto virus, nella sua folle corsa contaminante. Il resto è più o meno pronto, o quasi. Se non siamo ai fascicoli da andare a prendere negli uffici gip così da riempire macchine di carabinieri e guardia di finanza ci manca davvero poco. Molto poco. Altrimenti, che fare delle migliaia di pagine che ha riempito proprio lui, Petrini? Ce ne sarebbe per tutti lì dentro. Toghe, avvocati, magistrati “monelli” e imprenditori dal portafoglio facile pur di farsi revocare confische. Affari, denaro contante e suonante, impossibile sterilizzare tutto con il coronavirus. Deve solo rallentare un po’ e la sua folle corsa potrebbe essere sostituita dalle sirene spiegate delle forze di polizia. A ridisegnare con cartelle siglate dai gip quella Calabria che il Covid-19 ha solo terrorizzato e messo in frigo.

C’è Paola che potrebbe avere alcune cose da “dire”, figurarsi se gli “avvoltoi” mancano lungo il Tirreno. C’è Castrovillari, in entrata e in uscita nel senso che questo potrebbe essere un ufficio che emana cazzotti ma che anche li incassa, al netto di quelli già incassati. C’è Cosenza, lo “scalo” ineludibile di tutti i disegni oscuri e criminogeni. Quelli più perversi e pieni di euro sono sempre passati da qui perché, chissà perché, qui si trovano a meraviglia “certi” avvocati, “certi” magistrati”, “certi” commercialisti, “certi” imprenditori. È sempre andata così sin dai tempi dell’unico studio commerciale nel quale transitavano 10miliardi di euro di fondi Ue, ovviamente tutti truffati. Nessuno dei media nazionli ha mai capito cosa è successo davvero lì dentro. Figurarsi poi se il Covid-19 può fermare la procura distrettuale di Catanzaro. Che ne ha di macchine da mandare in giro ancora. Nel capoluogo certo. Ma anche a Cosenza, da un pezzo che si sente il rumore. E perché no, anche a Vibo dove il “solletico” finanziario delle confische al clan Mancuso (Rinascita scott) non può che essere nemmeno il primo tempo, diciamo il riscaldamento a bordo campo. Ci sono milioni e milioni a palate da andare a prendere e per davvero nelle grandi lavatrici di uno dei boss più “fini” della imperatrice criminalità di ‘ndrangheta.

Solo un po’ di terrore ancora, il Covid ne fa. Poi in qualche modo dovrà allentare la sua corsa e allora di paura ne subentrerà un’altra. Questa però non invasiva come un virus. Non tremeranno tutti ma solo chi sa che deve tremare per forza.

 

I.T.