Sanità spaesata, una brutta faccenda

Coronavirus “sbarcato” in Calabria, prossimo al collasso il già debolissimo sistena sanitario regionale

Tanto tuonò che piovve. A prescindere dalle dinamiche distorte attivate in ambito comunicativo, sull’esame del campione relativo al paziente in dialisi, rientrato a Cetraro, da una delle zone rosse e proveniente dalla Lombardia, arriva la conferma che anche in Calabria è stato censito il primo caso di infezione da coronavirus. Appare più che probabile, attesi i numerosi rientri di cittadini calabresi residenti o domiciliati al Nord del Paese, che con il procedere degli esami sui reperti biologici relativi ai prelievi effettuati secondo i criteri dettati dal ministero della Salute verranno fuori altri soggetti affetti dall’infezione da coronavirus. Purtroppo su questo dubbi ve ne sono pochi. Nessuno ha certezza di quale sarà l’evoluzione clinica di questi casi ma una cosa purtroppo appare certa, il virus in qualche modo dilagherà anche in Calabria. Il nostro sistema sanitario regionale è in grado di reggere l’urto? Se l’infettivologo di fama mondiale Galli arriva a prefigurare il sistema Italia in tilt cosa ne sarà della povera Calabria, che già va in affanno di suo e quotidianamente? Citando il settimanale l’Espresso e ricordando quanto affermato in una intervista rilasciata dal presidente del Consiglio superiore di sanità sul tema infezione da coronavirus emerge concordanza che, a livello nazionale, mancano medici, personale di laboratorio, infermieri e posti letto. Alcune regioni hanno proceduto ad attivare le procedure per acquisire il personale quali la Regione Veneto e la Regione Lombardia, la Calabria nella figura del commissario ad acta per il piano di rientro ad oggi dorme. Cotticelli, a dirla tutta, pare stia svolgendo il suo consolidato ruolo di spettatore (ben pagato) per obbedire alle logiche economiche del Nord dove i calabresi sono costretti a migrare, soprattutto per i Lea. Come si fa a tollerare tutto questo? È difficile contenere la diffusione del virus e garantire l’appropriatezza delle cure in realtà che rappresentano punte di eccellenza per i loro servizi sanitari ed in Calabria, realtà con grandi criticità, sottoposta a tagli dall’anno 2009 con dissanguamento del servizio pubblico e crollo dell’offerta di salute rispetto alla domanda, sembra che tutto invece va bene. Ma sappiamo che così non è e non può essere. In altre realtà come dicevamo si procede a reperire il personale per dare risposta compiuta all’emergenza ma da noi no. In altre realtà si incrementa il numero dei posti di terapia intensiva per i pazienti infetti da coronavirus e che presentano complicazioni respiratorie, in Calabria no. Considerato che non ci sono qui gli standard per assolvere alla domanda ordinaria, che risposta si darà a quella straordinaria conseguente alle complicazioni dell’infezione da coronavirus? Appare evidente che si sta negando, o quantomeno, sottostimando, il pericolo. C’è bisogno subito di un piano regionale per la gestione dell’emergenza imperante stante le condizioni di base già critiche se non disastrose del servizio sanitario regionale. Si dovrebbe attivare da subito un tavolo con le aziende (Asp e Ao) preposte a gestire le due fasi: prevenzione l’Asp e diagnosi e cura l’Ao. Ciò al fine di individuare nell’immediato il fabbiasogno del personale da assumere subito per dare risposte compiute e adeguate recuperando i requisiti organizzativi carenti ad oggi. Fuori da queste soluzioni, già adottate tardivamente, visto che ad oggi il piatto piange i cittadini calabresi non potranno essere curati. Ci si appella quindi al presidente della giunta regionale, ai consiglieri regionali neo eletti, a tutte le forze politiche, ai sindacati ed alle istituzioni oltre che ai cittadini affinché si pongano in essere le soluzioni volte a garantire il recupero dell’efficienza e dell’efficacia del sistema rispetto alla risposta da dare all’emergenza coranavirus in Calabria.
R.M.