Sanità s-pregiudicata, «un affare di famiglia»

Ad Amantea, Comune sciolto per presunte infiltrazioni mafiose, strane “manovre” in nome e per conto della “salute”...

Riceviamo e pubblichiamo…

C’era una volta Amantea, verrebbe da dire. Ridente, ma negli ultimi tempi rare volte sorridente, cittadina del basso Tirreno cosentino. Una volta lo sfogo al mare più “chic” per i cosentini che all’incrocio di Paola preferivano andare verso sotto e non verso sopra. Ma tant’è. Oggi, la ridente e raramente sorridente cittadina (negli anni saccheggiata da cordate politico-affaristiche all’avanguardia) non può neanche far finta di riderci su. Su niente. Il preannunciatissimo commissariamento per presunte infilltrazioni mafiose è arrivato, e non vi erano molti dubbi in tal senso, bastava dare un’occhiata alle movenze dei regnanti di turno per farsi un’idea. Ma al danno, come è noto, non finiscono mai di aggiungersi diverse beffe e una di queste, manco a dirlo, è andata in scena ormai nel regno d’oro della sanità. La saccheggiata sanità di Calabria e, manco a dirlo, la sanità s-pregiudicata che trova ampio spazio in una cittadina ormai commissariata per mafia. Le cordate quelle sono, inutile girarci attorno. Da anni. Il passamontagna che esibisce il Capitano Ultimo, neo assessore, da queste parti non è mai andato di moda. Sempre a volto scoperto si è agito ma stavolta abbiamo la sensazione che si è andati persino oltre. Oltre il “muro”. C’è una concessione edilizia fornita forse “allegramente” a beneficio di un rigoglioso e promettente centro sanitario di diagnostica che potrebbe gridare vendetta. Rilasciata, così pare ma è bene sempre andarci piano, su di un immobile di proprietà della moglie e del cognato del sindaco. Già, proprio del sindaco. Il quale si troverebbe ad essere in qualche modo cessionario e beneficiario. Premettendo che non entriamo nel merito dei requisiti di legge in ambito sanitario, per i quali ci auguriamo siano state seguite le prescrizioni anche se non ne siamo per nulla certi (anzi, tutt’altro, conoscendo le “entrature” in Regione siamo più diffidenti che mai in tal senso) è mai possibile (se fosse vero) che un sindaco concede autorizzazione su di un immobile di proprietà della moglie e del cognato? E non è tutto, o non sarebbe tutto. Addirittura, per far nascere alla svelta e nel migliore dei modi il centro di diagnostica, il Comune si sarebbe fatto carico della realizzazione del marciapiede esterno attraverso una delibera che aurotizza l’acquisizione di tutto il materiale necessitante per la sua realizzazione. Il marciapiede a uso privato pagato con i soldi pubblici. E guarda caso dove si sarebbe acquistato il materiale per il marciapiede ad uso privato ma pagato con i soldi pubblici? Si sarebbe acquistato nel cantiere del cognato del sindaco, sempre lui. Compropietario dello stesso immobile su cui deve sorgere il centro sanitario. Cognato a cui il Comune avrebbe sorriso due volte. Per l’immobile e per il materiale con cui costruire il marciapiede. Se fosse così, un vero e proprio giro e un “affare di famiglia”. Scherzi a parte, anche se qui c’è davvero ben poco da scherzare, ora Amantea oltre agli sfoghi sulla stampa non sa neanche a quale procura bussare per prima, se ordinaria o se distrettuale, visto che il Comune è stato sciolto. Povera Amantea…

lettera firmata