Quel focolaio (non senza “piromani”) nel cuore della Sila…

Jole Santelli “chiude” Bocchigliero, improvviso (ma non tanto) centro nevralgico di diffusione del Covid. Nel mirino una rsa per anziani, ma anche alcune ipotetiche scelte aziendali come minimo azzardate (se fossero vere...). Quel moribondo portato a morire sul Tirreno...

Quando Jole Santelli in serata “chiude” con il lucchetto a doppia mandata il piccolo e rigoglioso comune di Bocchigliero, siamo nel cuore della Sila che inizia a vedere dall’alto lo splendore dello Jonio, il più (e forse il peggio) ormai potrebbe essere andato. Il bollettino da Covid-19 non è semplice da stilare da quelle parti perché le notizie già consumate, quelle in essere e peggio ancora quelle potenziali, fanno tremare i polsi. Al punto che la governatrice chiude le porte, immaginando anche una quarantena forzata più o meno per tutti. Ma il caso c’è. C’è tutto. E potrebbe essere anche peggio quello che bolle in pentola.
Il “verbale” racconta di 3 positivi, due stretti “frequentatori” in quarantena, un nutrito gruppo di lavoratori “sospetti” (con tutto quello che si portano appresso) ma racconta anche di due morti che allo stato non è dato sapere perché clinicamente hanno raggiunto il Signore. Uno di questi, tra l’altro, traslato in trasferta a chiudere gli occhi, da moribondo portato a Belvedere come ultimo respiro. E poi c’è un altro “verbale”, questo molto più esoterico e irrintracciabile ma anche sconcertante se fosse, in tutto e per tutto, rispondente alla realtà. Ma fonti in nostro possesso non escludono questa (drammatica) eventualità. Partiamo dalla probabile location, più o meno casuale e più o meno “disgraziata”, del possibile focolaio di Bocchigliero. Siamo all’interno della rsa “Santa Maria” di Bocchigliero, riconducibile alla proprietà dell’imprenditore Giorgio Crispino. Siamo a sabato, quello appena trascorso. Dopo giorni e giorni di febbre un residente nella rsa inizia a star male per davvero e viene trasportato all’ospedale di Cosenza. Il tampone urge, non c’è tempo per lungaggini e si fa in modo che arrivi l’esito prima della serata. Siamo attorno alle 19 ma la notizia della positività del paziente-residente nella rsa di Bocchigliero non la comunica nessuna autorità preposta e neanche i vertici della clinica. La si apprende in “presa diretta” dalla concomitante presenza di un compaesano che lavora in pronto soccorso a Cosenza, da qui la “spifferata” al sindaco. Il giorno appresso, la domenica, non è un giorno qualsiasi a Bocchigliero e per Bocchigliero. Scatta, inevitabile, la paura stratificata e a più livelli e soprattutto si confeziona in modalità urgente una riunione tra proprietà della rsa, sindaco, Forze dell’ordine, autorità sanitarie, autorità di governo. Che fare? La proprietà della rsa si mostra convinta di soffocare sul nascere il focolaio. Subito, tra lunedì e martedì, tamponi a tutti ma niente panico, si può continuare a lavorare dentro la rsa, rassicura. E nel corso della riunione si tira fuori un fantomatico dispositivo di legge che consentirebbe a chi è stato in contatto con un positivo conclamato di non andare subito in quarantena a casa. Ma di poterlo fare semplicemente anche lavorando. Stile casa-lavoro, manca la chiesa ma per ovvi motivi. Tutti a lavoro e poi di corsa a casa, in attesa del risultato dei tamponi. E tutti, naturalmente, a contare le vagonate di minuti a contatto con il residente nella rsa poi diventato paziente Covid all’Annunziata di Cosenza. Ma i tamponi portano il conto, per ora solo parziale. Ci sono 2 lavoratori positivi (e che pare abbiano potuto lavorare fino all’ultimo), ora sono in inevitabile (e vera) quarantena ma scattano tamponi collaterali, e quindi altri incubi. A partire dai compagni rispettivi dei due positivi, il di lei per lui e viceversa. Se non siamo, per ora, alla matematica estensione lo si deve solo alla misteriosa follia della medicina che consente miracoli al contrario. Tutto può essere e tutti se lo augurano ma se due più due farà quattro chissà quanto farà quattro più quattro. Un residente (poi paziente) che sta male da giorni e che conosce l’ospedale di Cosenza quando ormai è Covid. E nello stesso tempo, sempre usando il condizionale e sempre a dar retta ad una fondata ricostruzione, un personale addetto che da dentro la rsa ha vissuto quello che oggi è un paziente e che fino all’ultimo ha potuto continuare a lavorare (i tamponi a tutti i dipendenti pare siano stati fatti anche per la decisa intercessione del prefetto e del sindaco).
Ma la domenica della riunione (drammatica) a Bocchigliero non ha conosciuto solo un sabato (il primo positivo accertato) ma anche un lunedì. La morte di un’anziana donna che clinicamente non è dato sapere cosa si porta nella cartella e nell’oltretomba. Ovviamente di Bocchigliero. E indietro indietro ci sarebbe persino un antefatto, anche qui con condizionale grande come una casa ma con morte appresso. Un altro anziano che tra giovedì e venerdì, praticamente moribondo, sarebbe stato portato a “spirare” a Belvedere, dove ha sede un’altra struttura sanitaria. Anche in questo caso è impossibile stabilire per predefinizione il perché del decesso stampato in cartella ma ancor più esoterico è il movente. Perché morire a Belvedere?. Non è detto sia Covid, ma nessuno se la sente di escluderlo di questi tempi.
Ma è la domenica di Bocchigliero, il “giorno 0”. Il giorno che segue il paziente 1 ma anche il giorno da cui non si sa da dove partire. Il focolaio sembra già un incendio e quando le autorità sanitarie e di governo (sindaco compreso) decidono di comunicare anche all’interno della rsa le decisioni prese nel corso della riunione pare che un protagonista importante abbia deciso di sfilarsi. E non è escluso che non si tratti proprio del vertice della rsa in persona. Forse avrà avvertito come eccessivamente dolorose le comunicazioni da diffondere a dipendenti e anziani residenti. E ci sta che coinvolti dall’emozione forte si decida di saltare questo passaggio. Non dev’esserci altra spiegazione se fosse vero che il comandante di una nave non se l’è sentita di ufficializzare l’imminente mareggiata…

Roberto Manfredi