Primo e “Ultimo” (e anche ultimi…)

De Caprio (e poi Savaglio) “ospiti” illustri di una giunta che non ha più termini né scadenze, per essere completata. Comanda la salute, siamo in emergenza. Già, ma chi comanda in “salute”? Intanto la Cittadella vieta ad Asp e ospedali di aggiornare sui contagi la stampa in tempo reale

Lui certo la “mascherina” se l’è messa sin dal giorno della sua presentazione, in qualità di assessore regionale all’Ambiente. Col passamontagna fino a sotto gli occhi. Sembrava il prologo scenografico ad una “rapina”, quel giorno. Nessuno poteva immaginare che Sergio De Caprio, al secolo il Capitano Ultimo, quel passamontagna l’avrebbe trovato comodo anche per difendere il suo respiro dalle goccioline contaminate, visto che a conti fatti mascherine buone in giro non se ne trovano. Il primo assessore annunciato da Jole Santelli e, fatta eccezione per Sandra Savaglio di lì a poco, anche l’ultimo. Anzi, l’Ultimo. E chi può dar torto a Jole Santelli se non completa la squadra di governo, nessuno ha più titoli per esibire fretta e rivendicazioni. Tacciono tutti i partiti e sotto sotto benedicono pure, in qualche modo, il coronavirus dal momento che per un paio di mesi dovrebbero fermarsi le sirene dei carabinieri al mattino inviate dalla procura distrettuale di Catanzaro. E tacciono pure i big, fino a poco tempo fa in crisi d’ansia per non aver portato all’incasso quanto seminato. Santelli ora come ora ha ben altro a cui pensare, molto altro. Che coincide con il bene di tutti, con la salute. E se sbarca da queste parti anche un decimo della contagiosità lombarda la governatrice sa bene che la sua stagione di governo deve caratterizzarsi solo e soltanto per il “salva vita” dei calabresi. Non un commissario ma chissà quanti super esperti di livello internazionale serviranno per montare tende, appaltare terapie intensive (come ha fatto Zingaretti in tempi record) sloggiare presidi e riabilitarne altri. A tal proposito non sono pochi quelli che si chiedono che fine abbia fatto il commissario Cotticelli. Non lo si sente più e nessuno ne invoca i poteri. Chissà se è ancora lui al comando della baracca o se magari il governo, senza darne pubblicità, ha affidato a Jole Santelli la bacchetta del potere assoluto. Non sarebbe male capirne qualcosa di più, nel frattempo. Anche perché il generale la divisa la indossa ancora ma un conto è avere “stelle” vere sul petto altro è scegliere l’abbigliamento quotidiano in base alle nostalgie. Al momento la cabina di regìa, in tempi di guerra per sopravvivenza di salute, pare sia affidata agli uomini più vicini a Jole Santelli. Dal super esperto in materia di eventi culturali Sergio Calabrese al contabile per eccellenza dei bilanci del Comune di Cosenza (anche quelli andati in dissesto, ovviamente) e cioè Luciano Vigna. Con uno su tutti a guidare le operazioni, il direttore generale del dipartimento della Regione Antonio (per gli amici Tonino) Belcastro. Sopravvissuto fin qui senza il minimo invecchiamento delle cellule tra la stagione di Tonino (lui sì, vero Tonino) Gentile e Mario Oliverio. Sì, proprio lui, Belcastro. Lo ha conosciuto anche il palcoscenico nazionale il “nostro”, la popolare trasmissione “Report” si è occupata di lui quando è venuta a registrare uno speciale sulla sua ricerca milionaria sui topolini. Guidava l’azienda Mater Domini all’epoca ma il Paese si era incuriosito per come avesse speso più zeri con euro davanti per osservare come potessero reagire i roditori ad alcune sostanze particolari. Altri tempi. Oggi Belcastro guida a tutti gli effetti una emergenza planetaria con l’aggravante di potersi presentare “alla calabrese”. Che non è un’aggravante da poco. Senza medici né posti per intubare. Se il virus la smette di innamorarsi delle secche umide della padania e getta seriamente lo sguardo da queste parti (soprattutto dopo che Conte ha rifilato il “pacco” degli emigrati in una notte e a volto scoperto) la sensazione diffusa è che gli ospedali (senza posti né medici) non serviranno più. Il più lo avrà sbrigato (in termini negativi) il corpo dei medici di base che per bocca di Corcioni sono a mani nude e non sanno che fare. Forse in Calabria il virus a forma di corona potrebbe conoscere la sua più unica che rara delle performance (se arrivasse davvero e Dio non lo voglia mai questo): meno intubati e più decapitati. Da subito e senza tende pre-triage che se sono come quelle di Paola (dentro non c’è nessuno e fa pure caldo) servono a poco.
Ma è il buon umore e la speranza che devono animare i conterranei ed è per questo che Belcastro sulle sedie un po’ invecchiate delle tv locali predica prudenza e razionalità. Niente panico e «siamo pronti se arriva l’emergenza». E proprio per evitare il panico pandemico si decide di tagliare la comunicazione di Asp e ospedali in tempo reale. Se ne deve occupare direttamente e solamente la Regione alla sera, a stilare il bollettino. Ma dopo quello di Borrelli delle 18 però, i dati calabresi e “alla calabrese” arrivano dopo e attorno all’ora di cena. Non prima. Durante il giorno nessun ospedale e nessuna Asp può fiatare su test negativi o positivi. E nemmeno su morti strane (di una giovane) a Catanzaro o su Cosenza che ospiterebbe una invasione non quantificabile di potenziali infetti (si narra persino di un focolaio lungo lo Jonio cosentino). Ma è inutile aver paura e cedere al panico ed è ancora più inutile cercare notizie ufficiali durante il giorno. L’ordine è silenzio assoluto fino alla sera, ma sempre dopo il report di Borrelli. Ultimo deve essere il dato alla calabrese. Già, ultimo. Anzi, Ultimo. Come l’assessore col passamontagna, mascherina premonitrice di un contagio che non lo toccherà mai…

I.T.