Dpi, medici di base sul piede di guerra

Rosalbino Cerra, segretario regionale della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale per la Calabria diffida i vertici della sanitå a dotare i medici dei dispositivi entro 72 ore

“Diffido le ASP della Calabria, la Protezione Civile, il Ministero della Salute, La Regione Calabria, a provvedere, entro 72 ore all’immediata erogazione a tutti i Medici di Medicina Generale e di Continuità assistenziale, di Kit completi ed in numero adeguato di dispositivi di protezione di qualità idonea sia a contenere, il rischio di contrarre il virus, che di esporre la popolazione ad involontario contagio. (ricordo che le mascherine chirurgiche attualmente in distribuzione NON sono idonee a contenere il rischio di contagio dei medici) e a sottoporre tutti i medici di medicina generale, continuità assistenziale, infermieri e personale di studio, ad adeguato test di valutazione di avvenuto contagio”.
E’ il grido di allarme di Rosalbino Cerra, segretario regionale della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale per la Calabria.
Una diffida urgente firmata ieri dopo le le numerose richieste mai accolte, sia degli Ordini Professionali che della Fimmg, per la consegna dei Dispositivi di protezione individuali e per l’esecuzione di tamponi a tutti i medici di medicina generale e di continuità assistenziale, nonché agli operatori sanitari, e assistenti di studio medico, al fine di evitare rischi ai pazienti, familiari e/o colleghi di lavori.
Il segretario regionale dichiara senza mezzi termini : “riteniamo, fin da ora, i destinatari della presente, ognuno per quanto di sua competenza, responsabili dei danni che, il sopra richiamato comportamento omissivo, potrà produrre agli operatori sanitari e alla popolazione”.
Conclude Cerra : “E’ nostro compito di Medici, assistere la popolazione, soprattutto in un momento drammatico come quello che stiamo vivendo, rispettando il dettato deontologico del dovere di protezione, nei confronti dei cittadini che serviamo e che vogliamo servire, ma per farlo, dobbiamo essere protetti, per noi, le nostre famiglie e i nostri pazienti, al fine di non divenire noi stessi, fonte di contagio”.