《È la Protezione civile che ha avocato a sé la distribuzione di mascherine》

Un'industria sanità e le altre sigle associative rispondono alla Cgil: avevamo per primi sollecitato una nuova fornitura di dispositivi di sicurezza

Nei giorni scorsi diverse strutture della sanità privata hanno ricevuto una diffida da parte della FP CGIL di Cosenza nella quale “si chiede di procedere immediatamente al fine di produrre le indispensabili condizioni di tutela di ogni singolo operatore, della collettività e della Salute Pubblica”, evidenziando la carenza di idonei dispositivi di protezione per gli operatori delle strutture sanitarie.

A stretto giro di posta è arrivata la risposta dei referenti delle associazioni rappresentative delle strutture sanitarie. In una nota Ferdinando Scorza (Uneba Calabria), Francesco Caroselli (Aiop Calabria), Michele Garo (Anaste Calabria), Massimo Poggi (Agidae Calabria), Pietro Siclari (Aris Calabria), Alfredo Citrigno (Unindustria Calabria), Giuseppe Peri (Crea Calabria) hanno risposto che  già da tempo non solo hanno dichiarato la grave difficoltà nel reperire i DPI quanto hanno già sollecitato le Istituzioni (prima ancora che si registrassero casi Covid19 in Calabria) ad adoperarsi affinché la Regione non si trovasse impreparata.

“Le strutture associate – puntualizzano le associazioni – stanno facendo fronte alla situazione con la dotazione che già avevano”

“Le scorte stanno terminando per la gravità della situazione e, soprattutto, per l’impossibilità di nuovi approvvigionamenti: è di pubblico dominio che – ricordano alla Fp Cgil – tutte le forniture sono state sospese o interrotte per espressa richiesta della Protezione Civile italiana, che ha avocato a se la fornitura di tutte le mascherine”.

“E’ opportuno – ricordano Uneba, Anaste, Aiop, Aris, Agidae, Unindustria Calabria, Crea – che le nostre strutture ospitano pazienti particolarmente fragili, oltre che per l’età, anche per le patologie che li affliggono, tanto da non consentire loro di essere dimessi, che abbisognano di cure continue e che non sono assistibili presso il proprio domicilio”.

“In assenza della possibilità di acquistare adeguate forniture di presidi, le Strutture – avvisano le associazioni – saranno costrette ad utilizzare mascherine di cotone che – anche se prive delle certificazioni – impediscono quantomeno la trasmissione delle goccioline di saliva prodotte durante la fonazione, gli starnuti o la tosse da un soggetto all’altro”.

Le Strutture – come gli Ospedali – stanno cercando di garantire le prestazioni necessarie, al meglio delle proprie possibilità e grazie anche al senso di responsabilità di tutti gli operatori che svolgono con professionalità il proprio lavoro.

In conclusione Uneba, Anaste, Aiop, Aris, Agidae, Unindustria Calabria, Crea sollecitano le Istituzioni regionali “di volersi fare parte attiva per il reperimento dei presidi idonei, di voler intervenire direttamente per regolamentare la situazione, dando precise direttive, e indicare le modalità per ottenere le forniture necessarie”.