Quell’azienda di trasporto senza…mezzi di trasporto

Il caso dell'Amaco di Cosenza, concessionaria Tpl nell'area urbana. Le corse ogni 20 minuti del recente passato sono un ricordo, i pullman sono un paio al massimo (vecchi e insicuri) mentre i nuovi giacciono indisturbati nel piazzale...

C’era una volta una circolare nell’area urbana di Cosenza ogni venti minuti, con quella “scheletro” da Roges di Rende alla prefettura da fare da guida, da totem. Oggi, se va bene, attese di poco meno di due ore per spostamenti di qualche chilometro. Benvenuti all’Amaco, la municipalizzata per eccellenza del Comune di Cosenza. Bilancio monstre e rischio paralisi reiterato nel passato, con guide al comando politicizzate (inevitabilmente) e per ultimo anche con la mannaia del dissesto di Palazzo dei Bruzi. Conti persino un po’ risanati di recente, giura chi se ne intende, e questo anche se gli stipendi arrivano come la grandine, sempre dopo il tuono. Ma tant’è, meglio di niente. E poi non è neanche detto che sia questo il principale dei problemi. Nel piazzale dell’azienda giacciono nuovi nuovi di zecca pullman di ultima e rassicurante generazione ma a quanto si apprende son mancati i quattrini liquidi per metterli in strada, a cominciare da assicurazioni e bollo. Nell’attesa, e dopo che la regnanza dell’azienda li ha sbandierati alla grande sui social, si circola con i mezzi vecchi che ormai non si reggono in piedi. Anzi, su ruota. Se ne regge uno, al massimo due. E si capisce perché coprire le corse di tutta l’area urbana diventa una impresa, soprattutto per i nervi di chi li conduce che deve incassare incazzature (rigorosamente in dialetto) delle utenze e in qualche caso anche scansare cazzotti in carne ed ossa. Per salire sull’unica corsa che di tanto in tanto passa si sfiora la rissa ogni giorno mentre nelle “more” gli autisti senza mezzi affollano gli uffici in cerca di un perché, e di un volante. Circola persino la confessione di una arrabbiatissima utente, che ci mette due ore per arrivare a casa da Cosenza a Castrolibero. «Vi racconto quello che mi è successo oggi: un’attesa infinita di oltre 60 minuti, dalle 13 e 10 alle 14 e 10 su corso Luigi Fera. Tutti ad attendere la tanto acclamata circolare veloce. Che finalmente arriva, ma per salire ci sono voluti spintoni e urla, era già strapieno. Sono riuscita ad arrivare a casa alle 15 e tutto questo pagando un normale abbonamento! Ma io mi chiedo come sia possibile che nel 2020 per tornare a casa che dista 4 km dalla città ci vogliono la bellezza di 2 ore, e dico 2 ore. Lo stesso tempo che il mio collega ci mette ad arrivare a casa a San Giovanni in Fiore! Assurdo… ». Già, assurdo. Almeno a San Giovanni poi si respira aria buona…

I.T.