Fratelli (e coltelli) d’Italia…

Dopo i fuochi d'artificio con i nomi altisonanti degli assessori esterni Jole Santelli alle prese con le rogne vere. Quelle che segnano il viso e che registrano una concentrazione niente male nel partito di Giorgia Meloni. Ma non solo...

«Deve passare sul mio cadavere prima di farlo assessore. Lo giuro. Non l’accetterò mai una cosa del genere». Il monito per certi aspetti drammatico che va ripetendo un volto noto della politica conterranea in queste ore (se svelassimo il nome e soprattutto il “destinatario” sarebbe davvero troppo) la dice lunga sul clima “intraneo” che si vive dalle parti di chi ha vinto le elezioni. Santelli è stata abile fin qui, a tratti superlativa con le “bollicine” di champagne che ha offerto con i nomi dei due assessori esterni, Capitano Ultimo e Sandra Savaglio. Dal passamontagna all’universo, dalla scorta alle galassie. Da Riina alla supernova. Ha stordito alla grande tutti Jole Santelli e le sue movenze romane hanno fatto il resto, con la spalmata sensazione di una cabina di regia romana permanente (e mediatica) a forma di gigantesco e finale commissariamento della Calabria. Ora però, in qualche modo, il nuovo governatore dovrà leì sì indossare il passamontagna di Sergio De Caprio e fare un giro tra le contrade a risolvere guai. E rogne politiche.
A Cosenza è derby inimmaginabile tra Orsomarso e Morrone, siamo nel perimetro di Fratelli d’Italia. Passa la linea di chi ha vinto dietro le urne o di chi aveva preso impegni ben precisi e retrodatati? Chissà. Per non dire dello Stretto, sempre nel recinto dei Fratelli con la Fiamma nello stemma. Creazzo spinge per la presidenza del consiglio, almeno. Ma gli altri e le altre (Minasi) resteranno a guardare? Wanda Ferro, non a caso, porta sul tavolo la relata di notifica di due assessorati oppure la presidenza del consiglio più un assessorato. Questo in epoca pre De Caprio e Savaglio, prima del passamontagna e delle comete. Ora le poltrone sono ridotte per deduzione, non è dato sapere se anche le aspettative. E in attesa di capire se e quanto Tallini gradisce il Capitano Ultimo o le mirabolanti scoperte universali di Sandra Savaglio meglio chiedersi se è vero che Gianluca Gallo, qui siamo in Forza Italia, spinge per l’agricoltura che c’è in noi. Viene dalle piante della Sibaritide ma soprattutto da una postazione non poco invidiabile, tra i vincenti è quello che ha preso più voti. Della serie, speriamo che non chieda nulla sennò come negargli carica e delega? Anche perché di agricoltura ne va matto proprio Salvini solo che da un po’ di tempo ne esce un po’ meno pazzo Pietro Molinaro, assessore dei campi in pectore sin dall’inizio. Ha preso meno voti di quanti se ne attendeva e soprattutto ormai è chiaro, tra i leghisti, che chi entra in giunta deve dimettersi da consigliere. E qui ognuno si fa due calcoli perché di padri ve ne possono essere tanti ma la madre una sola è. E la “madre” è Palazzo Campanella, 5 anni di inamovibile postazione, a meno di clamorosi inconvenienti. Discorso diverso per chi entra in giunta. Oggi ci sei, domani arriva una delibera che finisce “casualmente” sul tavolo di un pm e ti devi autosospendere. A quel punto sei a casa. Detto questo a Molinaro l’idea di gestire le coltivazioni non è scomparsa, così come da intese preliminari. E qui sorge il dubbio. La voglia di agricoltura di Gianluca Gallo è recente, oltreché legittima? E se è recente è tutta sua oppure è la migliore delle vie d’uscita possibili per non fare Molinaro assessore? Chissà, dopo il passamontagna e le comete è dura calarsi nel terreno arido di Calabria. Dove ad attendere “nuove” (ma non comete) c’è Mancuso, a Catanzaro. Come da intese preliminari aspetta il suo ma di Lega si vince e si è vinto ma non si è stravinto e quindi non è ancora chiaro che ripartizione seguirà Jole Santelli. Né che appartenenza geografica in quota parte. Anche perché Parente è già con il camice sbiadito della sanità addosso (una delega iperbolica, in presenza di un commissariamento) e Cannizzaro dall’Aspromonte alle coste vicine si muove e si è mosso da assessore più reale che razionale. Questo per non dire delle quote rosa (Succurro? Minasi?), di quanto affidare alla lista del presidente (Caputo?) e di altre e non meglio identificate sorprese dell’ultima ora. Al netto ovviamente di un assessore all’Udc e uno alla lista della Cdl. Ad occhio e croce, una poltrona ogni 4 pretendenti, naturalmente in base alle “intese preliminari”.
Se fosse per lei, per Jole, la Calabria proverebbe a salvarla da Roma, con i migliori nomi che ci sono in giro. Quelli che fanno più cassetta e ospitate nei talk. Saltando a piè pari il corpo a corpo con le rogne vere del posto. Sognando tra il mistero del Capitano Ultimo e l’universo non infinito di Sandra Savaglio. Ma prima o poi la giunta anche politica dovrà nascere e prima o poi si dovrà pure riunire. Tutti insieme, tecnici e non. Savaglio lascerà il telescopio e qualcuno immagina già la scena dell’ingresso in sala riunioni del Capitano Ultimo. Con il passamontagna. A quel punto, preso da un istinto irrefrenabile, qualcun altro potrebbe provare a scappare dalla finestra…

I.T.