Urne amare per i trasformisti

Da Scalzo a D'Acri, da Pasqua a Sergio passando per le mentite spoglie di Orlandino Greco (Rosalbino Cerra): i calabresi puniscono i cambi di casacca

Cellulari che suonano e spifferano pettegolezzi viscidi. Retroscena insidiosi. Promesse non mantenute ma anche sigle, e candidati, sovrastimati. E così questa tornata elettorale “ibrida” passerà alla storia anche per la Lega che non sfonda né fonda, con più voti per la griffe che non per i candidati. Per la restaurazione antistorica di Forza Italia. Per l’amarcord dei Cinquestelle. Per i posti di lavori a futura memoria promessi all’interno di una clinica che dovrà sorgere nella Presila cosentina, ad esclusivo vantaggio di una nomination nel centrodestra. E perché no, per le bastonate che i calabresi al voto (quei pochi che ci vanno ormai ritualmente) hanno riservato ai cosiddetti transfughi. Ai voltagabbana. A quelli che si levano con disinvoltura una casacca per indossarne un’altra, immaginando magari di poter trasferire nelle corde sensibili degli elettori l’unica (loro) esigenza, restare in qualche modo aggrappati alla ragioneria del consiglio regionale, ufficio emissione emolumenti. E allora “Francia o Spagna purché se magna”, fino all’altra volta più d’uno l’ha fatta franca ma stavolta i conterranei hanno detto che può bastare. Contravvenendo al mantra popolare che fa dei calabresi al voto solo dei faccendieri con le bende. Stavolta no, il messaggio del cambio disinvolto di divisa non è passato. E se c’è della pedagogia sociale dentro le urne questa è una lezione. Da Mauro D’Acri, signore dei campi in nome di Oliverio a Franco Sergio, il “postino” delle preferenze che s’è fatto freddo con la regnanza della Cittadella fiutando che era ora di bussare dall’altra parte. Finanche nella lista di Jole Santelli sono finiti ma sono stati bastonati. La stessa cosa vale per Tonino Scalzo da Conflenti e per Pasqua, quest’ultimo per la verità ibrido in aula da parecchio ma vuoi mettere vederlo concretamente dall’altra parte? E per finire, perché no, dalle parti di Orlandino Greco. Lui sì che le ha provate tutte pur di restare fedele a Oliverio e anzi proprio per questo ha pagato un prezzo salato alla messa in scena tra Oddati e Callipo in sede di composizione delle liste. Finito il giro e incassata la bocciatura ha consegnato il suo “fido” Rosalbino Cerra naturalmente all’altra parte del campo, in questo caso all’Udc. Neanche lui alla fine è passato. E sono cinque su cinque, anche se il distinguo sulle visissitudini di Orlandino è sacrosanto. Da Oliverio a Santelli, il “salto” triplo mortale non è riuscito. Per una volta i conterranei non hanno gradito.

I.T.