«Siamo una terra che ha fame di Stato»

Jole Santelli e i 10 giorni che mancano da qui al possibile traguardo senza precedenti, il primo governatore donna della Calabria. «Ma se sono candidata è per la mia esperienza politica, non certo per il sesso». «Il mio male? Lo rispetto, solo così lo vinco». «Pro o contro Gratteri? Si sta con le istituzioni e lui, da magistrato e da “educatore”, aiuta i calabresi a crederci di nuovo»


Da dove iniziamo Jole Santelli, dal chiederle come sta? Lo ha fatto lei il primo “passo” , introducendo la sua battaglia per la vita dentro questa battaglia per la Cittadella. Che volto ha, come si “schiaffeggia”, il male?

«Sto bene, sto bene. Anzi ora ho una bella raucedine, frutto di una campagna elettorale anche entusiasmante ma infernale e, appunto, invernale. Il resto lasciamolo perdere, la prego. E poi non si “schiaffeggia” mai un avversario, neanche se ti vuole uccidere. Per poterlo combattere bisogna rispettarlo. E poi lo si vince pure….».

Ma si è accorta che è a 10 giorni da un (possibile) traguardo senza precedenti? La prima donna a governare la Calabria. Un peso, un vantaggio, un alibi?

«Non credo sia né un peso né un vantaggio. Per voi giornalisti, forse, al più una nota di colore. Credo che a portarmi a questa candidatura sia stata più l’esperienza di 20 anni di battaglie politiche di primo piano, piuttosto che l’essere donna. Nell’augurarmi di essere all’altezza mi auguro soprattutto che i calabresi mi scelgano. Per come sono».

Mario e Roberto Occhiuto sul palco con lei, alla fine. Se è fiction è stata geniale. Se non lo è, e noi pensiamo non lo sia, è stata abilissima…

«La politica come la vita è fatta di esperienza e di pazienza. Credo che occorrano sempre entrambe. Bisogna considerare sempre le esigenze degli altri…».

Ma il centrodestra ha perso o guadagnato senza la candidatura a presidente di Mario Occhiuto?

«Non mi faccia rispondere su questo. Forza Italia per mesi ha creduto nella sua candidatura, la candidatura di Mario. Io ci ho creduto moltissimo. Poi le cose sono andate diversamente. La prova del 9, per rispondere alla sua domanda, non l’avremo mai… ».

Il rapporto con Gentile (Pino) e con i Gentile, intesi come universo mondo. Tregua? Patto per convenienza ma al primo sgarro… Come si tiene insieme tutto questo?

«Che vuol dire tenere tutto insieme? La sfida è far bene per la Calabria e tutti sono chiamati a dare il loro contributo per questo. Non c’è niente da tenere insieme per forza. Non si tratta di alchimia politica, ma di un sano realismo che ora deve guidarci. Per il bene di tutti».

Abbiamo sbagliato a interpretare come “frenata” il messaggio a Molinari? Della serie, troppo presto per spartirsi poltrone...

«Non abbiamo mai parlato di giunta o altro. Non ne ho mai parlato con Salvini, né con Meloni né con il mio partito. È una semplice verità».

E il rapporto con la Lega? Come lo immagina?

«Mi aspetto un rapporto di fiducia, reciproca. Lealtà e collaborazione, come con le altre forze del resto».

Lei è stata chiara. Giunta politica ma non troppo. Tecnica quanto basta. Ma la vicepresidenza? A Catanzaro o a Reggio? E a chi prenderà più voti?

«Di giunta se ne parla dopo il 26, se vinciamo. Prima prendiamo i voti veri, poi ci sarà tempo per parlare del resto…».

Ma perché mai nessuno scontro con Callipo? Del resto lo ha detto sin da subito…

«Perché non mi piace lo scontro frontale, con nessuno. Sono abituata al rispetto dell’avversario, perché la civiltà del confronto non significa mancanza di contrapposizione sui contenuti. Al contrario alza la voce chi ha torto, e chi ha il fiato corto».

Tre cose che farà (o farebbe) nei primi 100 giorni di governo regionale…

«Già, siamo ai famosi 100 giorni da presidente… Vorrei sbloccare tre cose che sono diventate emblematiche dell’immobilismo della Calabria. Ma questo lo vedrete se vincerò le elezioni… ».

Pro o contro Gratteri. Secondo lei è questo il giusto perimetro per inquadrare la partita? O di qua o di là? Si può stare in mezzo?

«Si sta con le istituzioni. Io credo che Nicola Gratteri, oltre alla sua funzione di magistrato, stia svolgendo un ruolo di educatore per le nuove generazioni. E la cosa mi piace. Ciò che soprattutto mi piace è il profondo amore che traspare da tutte le sue parole per la Calabria. Siamo una terra che ha fame di Stato. Ben vengano le istituzioni che riescono a far sì che i calabresi abbiano nuovamente fiducia nello Stato e nelle istituzioni».

D.M.