La prima volta (poco) Gentile…

La governatrice donna fa quasi pari con un altro inedito da queste parti, quantomeno dagli anni Ottanta: la griffe più nota della politica conterranea resta fuori dalle aule consiliari e parlamentari

Praticamente dagli anni Ottanta e senza soluzioni di continuità o Pino in consiglio comunale e/o regionale o il fratello Tonino in una delle aule parlamentari. Molto spesso, e per molti anni, tutte e due le cose assieme e cioè coincidenze sovrapposte e sovrapponibili, con tutto quello che ha significato questo in termini di potere e peso specifico sul territorio. Del resto, quella dei Gentile, è la griffe più longeva e nota che c’è nel circo della politica conterranea. A tratti persino immortale. Potenti, ramificati e inossidabili rispetto alle anchilosate liturgie del tempo oggi però, i “fratelli”, conoscono forse la pagina più triste della mirabolante carriera politica a “evidenza pubblica”. Non sono bastate 8mila preferenze a Pino per acciuffare un seggio nella lista della Casa delle libertà. Il perché è presto detto, poi nemmeno imprevedibile. La lista nella quale ha fatto il vuoto non aveva niente altro che lui dentro, Pino Gentile. Poi solo il vuoto. Totalizzando poco più del 4% di percentuale su base provinciale a fronte del più dell’8% della Cdl a Catanzaro e del più del 6% della stessa lista a Reggio. Col senno di poi, oppure del prima, la Cdl su Cosenza paga un solo asso in campo, appunto Pino. Che la parte sua l’ha fatta, come sempre. Una autentica macchina di voti che in ogni altra lista sarebbe valsa l’elezione ma è proprio questo il dato politico che si impone. Raffreddati i rapporti con Forza Italia sin dai tempi della scazzottata con gli Occhiuto (e la stessa Santelli) i Gentile sono sempre rimasti nell’area ma senza indossare alcuna casacca. I paventati passaggi nella Lega o in Fdi non sono mai quagliati ragion per cui la lista (debole) della Cdl era l’unica soluzione possibile. Tenerla invece più debole di quanto era razionale che fosse, al contrario, una scelta tattica e strategica che qualcuno rimpiange ora di aver adottato. Ma tant’è. Si odono ricorsi e lamentele come sempre accade alla fine di ogni consultazione ma è la temporalità dell’evento che, a proposito dei Gentile, fa l’evento stesso. Pino fuori dal consiglio regionale dopo 7 legislature proprio nel mentre Tonino (che non è parlamentare) deve ancora perimetrare la sua rivincita nel centrodestra. Della serie, è fermo ai box. Ha molto condizionato la scelta del candidato governatore, la crociata anti Occhiuto è ben nota. Ma l’esclusione di Pino dal consiglio è un dato che immette benzina tutta nuova, e diversa, nei pistoni del centrodestra calabrese. Difficile immaginare cosa accadrà ora. Il partito dei catastrofisti che mette assieme le due esclusioni dalle aule con le sconfitte seriali alle Comunali (Rende, solo l’ultima) tira somme forse frettolose e parla di fine dell’era Gentile. L’altro, partito, quello delle ciclogenesi che si alimentano all’infinito narra al contrario di una rivincita che si deve solo disegnare al meglio, ma torneranno e sono in campo i Gentile. In mezzo, con ogni probabilità, la soluzione più ragionevole. Con il tempo che passa per tutti da un lato. Ma anche con una forza e una penetrazione nel campo che non vanno via dall’oggi al domani.
I.T.