Il cugino di Calabria e lo zio del Molise

Due pesi e due misure per Morra e per la sete (fintamente) giustizialista di parte dei Cinquestelle. Il caso di Aiello non fa pari con quello di Greco, precedente ben più grave in termini di parentele criminali. Silenzio assoluto, in quella circostanza. E per i social, parenti per parenti, ci sono ombre ben più contemporanee sullo sfondo...

Di lui, di Sergio Bianchi, raccontano le cronache giudiziarie che è stato forse il più spietato killer delle mafie del Paese. Un “pupillo” matto con la pistola in mano, per don Raffaele Cutolo. A tirare cocaina come fossero tirate di sigarette. Don Raffaele che ad un certo punto lo “presta” a Franco Pino, astro nascente della ‘ndrangheta cosentina. Ci sono omicidi di un certo peso da portare a compimento. Pino ha il modello cutoliano in testa e lo persegue. È una rivoluzione per Cosenza e per il “locale” nord della ‘ndrangheta, fino a quel momento marginale. Omicidi eccellenti nel mirino, piombo pesante e “illuminato” di cui non si deve sentire né l’odore delle pistole bruciate né di scarpe che strisciano per terra. Un vero e proprio salto di qualità e arriva Sergio Bianchi in Calabria e a Cosenza, come il “Cristiano Ronaldo” delle pallottole. Francesco Neri, ritenuto il mandante dell’omicidio dell’avvocato cosentino Silvio Sesti, lo descrive così: «Era una persona pericolosa al 100 per cento, era uno che aveva ammazzato 200-300 persone. Praticamente questo usciva la mattina e si prendeva la taglia su ogni persona della Nuova famiglia (il clan rivale, ndr) e si prendeva tre milioni a morto e ne ammazzava due o tre al giorno. Era un pazzo, tirava cocaina, la usava come uno si fuma una sigaretta… e sparava. Avrà fatto 50 conflitti a fuoco, e sapete come lo hanno ammazzato? La polizia di Napoli lo ha circondato e lo ha ammazzato per strada». Arriva con queste “credenziali” a Cosenza Sergio Bianchi e semina il terrore. Freddo terrore. E il funerale borghese dell’avvocato Sesti a Cosenza è lì ancora caldo a chiederne il conto. «Almeno 250 morti ammazzati sulla sua coscienza, prima di finire ammazzato pure lui» confessa sempre Francesco Neri.
Bianchi, super killer di camorra prestato alla ‘ndrangheta cosentina in ascesa, sposa la sorella del papà di Andrea Greco, Giuseppina Greco. Chi è suo nipote Andrea Greco si fa prima a chiederlo in Molise. È l’ex candidato Cinquestelle per la presidenza della Regione nella tornata del 2018, oggi è ambizioso consigliere regionale. Andrea Greco oggi ha 34 anni e non era neanche nato quando è stato ucciso suo zio, lo zio dalla pistola tristemente facile. Uno zio però molto di casa se è vero come è vero che, da latitante, con la moglie va a vivere in casa del cognato, Tommaso Greco, il padre del candidato pentastellato e oggi consigliere regionale in Molise. Quando Bianchi si dà alla latitanza (per la cronaca, il super killer verrà ucciso un anno dopo) la polizia fa irruzione in due abitazioni, nella convinzione che si nasconda in una delle due. Una delle due è proprio del papà dell’attuale consigliere regionale del Molise, il Pentastellato Andrea Greco, nel 2018 candidato alla presidenza della Regione. Perché anche lì dentro s’è nascosto lo zio più temuto d’Italia in termini criminali.
Le fanfare dell’Antimafia, la scure inquisitoria e giustizialista e le “morali” di Morra e dei falchi Cinquestelle non hanno proferito verbo, a propisito dello zio scomodo del Molise. Né prima, né durante, né dopo. A differenza dei tempi da record che proprio il presidente dell’Anrimafia (sempre Morra) ha usato invece per prendere le distanze dal prof Unical Francesco Aiello, che sulla carta dovrebbe correre per la presidenza della Regione Calabria con tutto il vento in poppa (?) dei Cinquestelle. Anche con il contributo del suo “soffio”. Non è passata neanche un’ora dalla sberla in viso dormiente de “il Fatto Quotidiano” (un cugino di Aiello, peraltro morto 5 anni fa, invischiato in fatti di ‘ndrangheta) e Morra prende le distanze. «Non è il mio candidato con queste ombre sullo sfondo». Concetto, se è possibile, reiterato e rincarato in una intervista rilasciata al Corriere.it, «chi doveva vigilare tra i parlamentari ha sbagliato, è stato commesso un errore grave su Aiello. Penalmente parlando la vicenda non ha alcuna rilevanza. Penalmente, però. In Calabria, terra di ‘ndrangheta, c’è da ragionare “alla Gratteri”, o se si preferisce “alla Di Matteo”. “Al minimo dubbio, nessun dubbio” diceva Gianrboberto Casaleggio e mi sembra che sia questa la filosofia da sposare».
Due pesi e due misure, quindi. Lo zio del Molise non vale il cugino di Calabria e dire che in termini di vittime lasciate per terra sulla bilancia il piatto piange. Che ci sia una resa dei conti tutta e solo politica nelle pulsioni di Calabria? Una idea a tal proposito, indiretta, su causa ed effetto della faccenda è proprio il prof Francesco Aiello a renderla nota nella penultima domenica di campagna elettorale… «Oggi sono nella Sibaritide con diversi deputati Cinquestelle e uomini di governo a parlare di agricoltura e di problemi da risolvere concretamente per i cittadini. Che solo questo vogliono sapere da noi, il resto non conta nulla compreso il fango mediatico. Se le distanze che Morra ha preso da me per via di mio cugino influiranno in sede elettorale? Non lo so, non lo so. Non credo però, visto che Morra non ha mai fatto parte della mia cavalcata elettorale. Niente aveva portato e quindi niente va via… ». Quando gli chiediamo se la sua adesione poco o niente poteva portare cade la linea oppure è il prof che la fa cadere. Importa poco, nella penultima domenica di campagna elettorale. Fatta di veleni (molti). Di piazze vere (poche). E di piazze social (tante) che non perdono occasione per dare il meglio (evidentemente anche il peggio) di sé. Come nel caso dei parenti non tanto seprenti ma da nascondere. Quelli ingombranti, quelli scomodi, quelli che non fanno campagna elettorale. E dopo la “carognata” de “il Fatto Quotidiano” e del cugino di Aiello non si contano i commenti ai parenti. Ce n’è uno pure sotto l’intervista di Morra al Corriere.it, suona così… «Sono più ingombranti i cugini deceduti o i figli vivi?». Per fortuna tra poco più di dieci giorni si vota…
I.T.