«Ho chiuso il bancomat di Fincalabra, e mi sono fatto molti nemici… »

Mario Oliverio sulla vicenda della “rimozione” di Mannarino e la mancata archiviazione dell'inchiesta a suo carico: nessuna imputazione, utilizzavano a fini personali milioni di euro, Regione parte civile

«Non c’è nessuna imputazione. Il pm ha chiesto l’archiviazione che il gip ha rigettato. Ovviamente senza la comparsa legale della mia figura in questa fase, quindi neanche la possibilità di intervenire, di supportare la stessa richiesta del pm». Mario Oliverio, “trascinato” dal gip ancora dentro l’inchiesta per presunto abuso d’ufficio perché avrebbe rimosso indebitamente l’ex presidente di Fincalabra Luca Mannarino, non ci sta. Proprio non ci sta. Della serie, la Regione non può stavolta passare per “cornuta e mazziata”. Il pm ha chiesto l’archiviazione a suo carico ma il gip l’ha rigettata, «non potevamo intervenire e supportare con ducumenti questa fase, siamo stati solo “spettatori”» commenta ancora. «Con provvedimento del 2015 del presidente della Regione, Luca Mannarino – continua ancora Oliverio – veniva dichiarato decaduto dall’incarico di presidente della s.p.a. Fincalabra per scadenza dell’incarico e veniva nominato contestualmente il nuovo presidente. Avverso il provvedimento di nomina del nuovo presidente, Mannarino proponeva ricorso al Tar. Conseguentemente la Regione si costituiva proponendo ricorso davanti alle Sezioni unite della Cassazione, eccependo la giurisdizione ordinaria. La Cassazione aderiva a tale eccezione. Intanto il Collegio dei Revisori della s.p.a. Fincalabra rimetteva relazione al presidente della Regione, con cui si rilevava la responsabilità di Mannarino per un grave danno economico subito dalla società, per aver impropriamente impegnato rilevanti somme (circa 46 milioni di euro) del fondo regionale di “ingegneria finanziaria” in palese violazione dell’accordo di programma, stipulato con la Regione Calabria, ponendo in essere una gravissima violazione delle norme, manifestando la mancanza dei requisiti di avvedutezza e capacità richieste per lo svolgimento della carica di amministratore di una società, tali da determinare la cessazione di qualsiasi rapporto fiduciario. Il presidente, quindi, emanava, così, nuovo provvedimento di revoca di Mannarino per giusta causa con atto dell’8.1.2016».
A tal proposito, secondo la Guardia di finanza, da fine agosto a metà novembre del 2015, Mannarino (col supporto di membri del Cda di Fincalabra e col concorso di dirigenti della banca Widiba spa) avrebbe “distratto” fondi comunitari per un valore di oltre 46 milioni di euro, denaro che doveva servire al finanziamento di progetti per le piccole e medie imprese. Da qui la costituzione di parte civile da parte della Regione Calabria nel processo, perché le condotte «hanno arrecato grave pregiudizio all’intero tessuto socio-imprenditoriale regionale, attraverso l’uso distorto e illegittimo, a fini personali, di risorse finanziarie pubbliche (comunitarie), a tal punto da determinare una ingiustificata e difficilmente recuperabile perdita delle stesse, con danno per tutta la comunità territoriale».
Ragion per cui, «con delibera del 25.2.2016 l’assemblea dei soci della s.p.a. Fincalabra – continua ancora Oliverio – confermava la revoca per giusta causa di Mannarino e promuoveva giudizio di responsabilità nei suoi confronti e degli amministratori. Di conseguenza, la Corte dei Conti con sentenza del 19.12.2018 n. 428 condannava Mannarino a risarcire i danni in favore della Regione per circa euro 1.500.000 (un milione e cinquecento mila) con contestuale sequestro dei beni di pari importo.
Nelle more la procura del Tribunale di Catanzaro rinviava a giudizio Mannarino e tutto il Consiglio di amministrazione per il reato di peculato.
Com’è agevole rilevare dalla cronistoria dei fatti e degli atti, la condotta è stata cristallina e passata direttamente al vaglio della Corte dei Conti e della procura di Catanzaro che hanno ritenuto rispettivamente di condannare Mannarino per i gravissimi danni causati alla Regione e rinviato a giudizio per i reati conseguenti. Questi i fatti a conferma della azione di governo improntata a rigore e bonifica dei guasti generati, ereditati da decenni di malgoverno che ha prodotto non poche degenerazioni nell’uso delle risorse pubbliche».