Un caffè con Sofo (aspettando Santelli…)

L'uomo forte di Salvini e supervisor della Lega in Calabria (con sangue calabrese nelle vene) sa bene che il centrodestra non può perdere altro tempo senza indicare il candidato ma non si sbilancia né ratifica nulla, «quando decideranno, questione di ore, lo comunicheranno in presa diretta». Anche se, ammette, «bisogna fare in fretta, c'è da scendere in campo...»

Lo sguardo (fiero e giovane) verso il cuore del Continente, da febbraio potrebbe già essere eurodeputato della Lega a Brexit consumata (le comunicazioni della Corte d’Appello sono già pronte). Ma con un compito mica male nel frattempo, tenere d’occhio quel che accade in Calabria che è nei lineamenti del viso la sua terra (genitori divisi tra Bovalino e Oppido Mamertina). In mezzo tutta la frenesia e l’adrenalina di Milano ma soprattutto di Salvini, icone che occupano la sua agenda h24. Ma un caffè con Vincenzo Sofo, di lui stiamo parlando, vuol dire anche nidiate di telefonate di conterranei a chiedere lavoro, speranza, futuro, schemi da rompere. «Rappresentiamo il partito più antico che c’è nell’arco costituzionale eppure la cosa più singolare è che si aspettano da noi la rottura del sistema, la “spaccata”. I miei 20mila e passa voti alle Europee che ho preso da queste parti li ho conquistati con questo messaggio». La Calabria che gli fa rabbia a ritrovarla sempre così come è conciata, un po’ accattona, talvolta paesana, certamente affascinante, indubbiamente ma mai industrialmente bellissima. «E io su questo insisto, sui contenuti, sui programmi, sulle prospettive. Sento solo e soltanto parlare di nomi, di caselle da occupare. Di vittorie da blindare. Già, ma per fare cosa? Io mi batto invece perché la Lega sia il “sindacato” dei calabresi all’interno del centrodestra, il loro osservatorio. Perché qui c’è da fare, da rivoluzionare, da progettare. C’è cultura da rendere produttiva, c’è un patrimonio immenso da difendere. Ma non ne parla nessuno di queste cose… ». Un caffè con Sofo è anche, se non soprattutto, la “foto” di una terra disperata, alla canna del gas. «La situazione complessiva calabrese è drammatica. Questa terra vive e si nutre di politica e dei suoi derivati tutti i giorni. Perché la politica, anche e soprattutto quella perversa, è la prima azienda della regione. Come se tutto dovesse passare dalla politica. Qui si parla di queste elezioni regionali da due anni. C’è gente che va in giro e si muove come fosse candidato e ancora non ci sono nemmeno le liste… ». Viene il dubbio se stiamo prendendo un caffè con un “connazionale” allora… «Non esagero, qui si vive troppo di politica e poco di lavoro vero. Guardi Milano, la mia città. Pisapia passa, Sala passa. Ne arriverà un altro di un altro colore di sindaco e poi un altro ancora, non importa. La città resta, cammina lo stesso, ha gli anticorpi giusti per sopravvivere a tutto. Perché a Milano la politica non gestisce la vita delle persone ma solo i servizi da destinare alle persone. In Calabria la politica è tutto invece». Oppure non è niente e il caffè qui inizia a diventare amaro. A Callipo che apre scatolette di tonno il centrodestra, con l’albero di Natale già pronto, per ora risponde con il nulla. Il nome non arriva. «Non tocca alla Lega sbrogliare la matassa, come è noto. Fosse stato per me, che non sono e non rappresento la Lega, avrei già spinto per un nome “nostro”, a tutto gas. Ma gli accordi politici si rispettano e l’accordo prevede che per questa regione se la debba sbrigare Forza Italia. Stiamo aspettando, ma non con le mani in mano». Caffè corretto o “scorretto” che sia, la Lega nel frattempo fa scouting in giro, il marchio tira e tira anche griffe familiari per il momento senza casa… «Conosco questa narrazione mediatica, si riferisce ai Gentile. Le dico la verità, è stata davvero caricata di significati questa cosa. Al momento non c’è nulla e non sono io poi la persona preposta per questo tipo di “notifiche”. Io mi debbo occupare di Mezzogiorno e di Calabria, nella fattispecie. Chi entra nella Lega, perché entra e per fare cosa non dipende da me. Certo è che la cosa è stata davvero caricata assai di significati che non ha. Per il momento non c’è nulla». E se il caffè diventa “ostativo”? Il veto per Mario Occhiuto è tutto seza succhero… «Non è un veto per come viene inteso. È una scelta politica. Occhiuto sarà assolto da tutto e persino beatificato, è il nostro augurio. Ma può accadere anche il contrario e nel frattempo, magari a causa della legge Severino, si potrebbero invalidare sforzi elettorali vicenti che i calabresi meritano di vedere invece subito all’opera. Qui c’è bisogno di mettersi a lavoro non di perdere tempo con gli avvocati. Diciamo che non è stato un veto sulla persona, ma una riflessione di “saggezza” relativamente alle vicende che potrebbero riguardare la persona. E questo con tutto il rispetto possibile per Mario Occhiuto». Caffè impazzito, quindi. Ora Occhiuto potrebbe correre per fatti suoi approfondendo la fronda interna a Forza Italia, Carfagna non aspetta altro… «Le ripeto, non è un problema nostro questo. Ci riguarda in quanto centrodestra ma fino ad un certo punto. È Forza Italia che deve portare definitivamente un nome agli alleati». Ma un caffè “disunito” può diventare indigesto? «Non più, ora è tardi. L’unità di tutto il centrodestra è il massimo dell’obiettivo, dopo di che si va per la soluzione più razionale possibile. Glielo confesso francamente. Se pure arriva agli alleati un nome il più condiviso possibile e al netto di qualcuno che intende seguire altre strade lo stesso, si procede ugualmente. È tardi, bisogna scendere in campo…». E allora chiediamo al bar di preparare un altro caffè caldo per Jole Santelli… «Si è fatto davvero tardi, debbo partire. Al prossimo caffè…».

I.T.